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Posts Tagged ‘Criminalita’ organizzata’

Tratto da Wikipedia l’enciclopedia libera 

Oggi con il termine camorra si indica l’insieme delle attività criminali organizzate, con una marcata presenza sul territorio, che si sviluppano principalmente in Campania, ma che possono avere interessi anche al di fuori delle proprie zone di sviluppo.

Sebbene il termine sia usato per indicare la società criminale nata a Napoli nel XIX secolo e conosciuta anche come Bella Società Riformata, spesso si tende, erroneamente, ad identificare con questo termine un’unica organizzazione criminale simile alla cupola mafiosa siciliana o ad altre organizzazioni di uguale stampo. In realtà la struttura della camorra è molto più complessa e frastagliata al suo interno in quanto composta da molti clan diversi tra loro per tipo di influenza sul territorio, struttura organizzativa, forza economica e modus operandi. Inoltre le alleanze fra queste organizzazioni, qualora si possano considerare tali semplici accordi di non belligeranza fra i numerosi clan operanti sul territorio, sono spesso molto fragili e possono sfociare in contrasti o vere e proprie faide o guerre di camorra, con agguati ed omicidi.

Con il termine “camorra” a volte si indica anche un tipo di mentalità a volte presente in Campania o in generale nel meridione d’Italia, che fa della prepotenza, della sopraffazione e dell’omertà diffusa i suoi principali punti di forza. Il confine tra l’appartenenza ad un clan camorristico e il vivere in una mentalità camorristica diffusa, il più delle volte è labile ed etereo e, in alcuni particolari ambienti sociali, una divisione netta tra le due cose potrebbe risultare non facilmente rilevabile.

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Etimologia

Varie sono le ipotesi sull’etimologia del termine camorra:

  • La parola deriva da una giacca corta di tela rossa detta “gamurra”.
  • La parola sarebbe connessa a “morra” che significa “raggruppamento di malfattori” inteso come “frotta” ma può significare anche “rissa”.
  • La parola significa tassa sul giuoco che bisognava pagare a chi proteggeva i locali per il gioco d’azzardo, dal rischio di liti e di risse. Con questo significato compare in un documento ufficiale del Regno di Napoli nel 1735.
  • La parola camorra deriva da “ca murra” e cioè “capo della murra”, nella napoli settecentesca il “guappo” di quartiere doveva risolvere le dispute tra i giocatori della murra (tipico gioco di strada).

Storia

Le origini

Una delle ipotesi storiche vede la Camorra nascere e svilupparsi in periodo medievale nei quartieri bassi della città portuale di Cagliari e intorno al XIII secolo, quando era necessario per Pisa che allora regolava la politica del luogo, controllare gli isolani ed evitare che questi potessero unirsi e creare sommosse. Furono usate bande di vigilantes locali, mercenari isolani armati e decisi il cui compito era quello di pattugliare i diversi borghi e mantenere così l’ordine pubblico. Tale gestione di potere, soprattutto queste libere associazioni di mercanti-mercenari passeranno dalle mani dei governanti pisani a quelle dei governanti di Aragona. Attraverso i sardo-ispanici questi gruppi lasciano Cagliari e raggiungono la Campania e ivi si stabiliscono nel XVI secolo, durante la dominazione spagnola. A differenza delle altre organizzazioni criminali, diffuse soprattutto in campagna, la camorra attecchisce velocemente in città, nei quartieri più popolosi. Napoli diventerà il fulcro attorno al quale roteranno nei secoli successivi gli esponenti di spicco della Camorra. Protettorato, gabelle e gioco d’azzardo forniranno loro le entrate necessarie per mantenere in piedi tale organizzazione malavitosa.

La Bella Società Riformata

Uomini e donne della camorra sfregiati (disegni del 1906)

Uomini e donne della camorra sfregiati (disegni del 1906)

Nel 1820 la “Bella Società Riformata” (cioè confederata) si costituì ufficialmente, riunendosi nella chiesa di Santa Caterina a Formiello a Porta Capuana. Nel 1825, salito al trono Francesco I, il Regno delle Due Sicilie impegnava completamente il sovrano nella difesa dalle sette politiche di ispirazione liberale che incrementavano continuamente nel numero (i Filadelfi, i Pellegrini Bianchi, gli Eremiti Fedeli). Addirittura molte operazioni di polizia avvenivano in concomitanza all’agire dei camorristi che prestavano un notevole aiuto nel mantenimento dell’ordine. Anche con Ferdinando II le cose non migliorarono.

Per accedere all’organizzazione era previsto un vero e proprio rito di iniziazione definito “zumpata” o dichiaramento che consisteva in una sorta di duello rusticano. Questo si spiega soprattutto con il fatto che i camorristi ebbero sempre l’ambizione di imitare i nobili. Impiegando il coltello piuttosto che la spada cercavano di dimostrare il loro “valore” in questa sorta di scontri. Le fasi preliminari della zumpata erano l’appicceco, il litigio, il ragionamento, tentativo di composizione della controversia, banchetto e poi duello. Se il combattimento all’arma bianca si poteva tenere in una qualsiasi zona affollata l’utilizzo di una pistola richiedeva, invece un luogo solitario. Raffaele Cutolo più tardi, nella sua opera di “ristrutturazione” della camorra organizzata introdurrà rituali molto simili a quelli che Buscetta dichiarerà per l’iniziazione del mafioso.

In origine il sodalizio si occupa principalmente della riscossione del pizzo dai numerosi biscazzieri che affollano le strade di Napoli. Ben presto, però, il fenomeno dilaga e le estorsioni iniziano a danneggiare la quasi totalità dei commercianti. Nonostante le violenze ed i crimini perpetrati, i camorristi godono della benevolenza del popolo al quale, in una situazione di totale disinteresse delle istituzioni per i problemi sociali, garantiscono un minimo di “giustizia”.

Tra le principali fonti di risorse economiche della Camorra si ricordano:

  • 1) Il “Barattolo” che era la percentuale di circa il 20% sugli introiti dei biscazzieri;
  • 2) lo “Sbruffo” era, invece, la tangente su tutte le altre attività (dai facchini ai venditori ecc.);
  • 3) un particolare regime di tassazione per la prostituzione;
  • 4) il gioco piccolo (una sorta di Lotto)

Nel 1860 il prefetto Liborio Romano ricevuto dal governo provvisorio unitario l’incarico di mantenere l’ordine pubblico, affida alla Camorra l’organizzazione della guardia cittadina, per allontanare dalla città il pericolo di rivolte popolari. Facendo questo Don Liborio riconobbe alla Camorra quella dignità e autorità istituzionale che ancora le mancava durante il regno borbonico. Solo nei primi del ‘900 lo Stato riuscirà a reagire allo strapotere della cosiddetta Bella Società Riformata, la quale tra i politici dell’Italia unita vanta solide amicizie.
Nel 1911, nel processo celebrato a Viterbo per l’omicidio dei coniugi Cuocolo, grazie alle confessioni del camorrista pentito Abbatemaggio, vengono inflitte severe pene ai maggiori esponenti dell’organizzazione. La sera del 25 maggio 1915, nelle Caverne delle Fontanelle, nel popolare rione Sanità, i camorristi, presieduti da Gaetano Del Giudice, decretano lo scioglimento della Bella Società Riformata; in realtà la setta era già stata debellata nel processo Cuocolo.
Nel periodo fascista si assiste ad una quiescenza del fenomeno camorristico; lo stesso Mussolini, forte dei risultati ottenuti dal “Prefetto di ferro” Cesare Mori nella lotta alla mafia siciliana, concede la grazia a molti dei camorristi condannati a Viterbo, sicuro che nel nuovo assetto istituzionale non costituissero più un pericolo.

Dal 1945 ad oggi

È nel secondo dopoguerra che la camorra inizia ad assumere le caratteristiche riscontrabili attualmente. Il soggiorno obbligato a Napoli, imposto dal governo degli U.S.A. al boss di Cosa nostra americana Lucky Luciano, contribuì al superamento della dimensione locale del fenomeno ed all’inserimento dei camorristi campani nei grandi traffici illeciti internazionali. Tuttavia, in questa fase, la camorra non ha la struttura verticistica che la caratterizzava nei secoli precedenti, ma si presenta come una pluralità di famiglie più o meno legate tra loro.
Negli anni ’70, dal carcere di Poggioreale nel quale è rinchiuso per omicidio, Raffaele Cutolo (detto ‘O Professore) inizia a realizzare il suo progetto: riorganizzare la camorra come organizzazione gerarchica; nasce così la Nuova Camorra Organizzata (N.C.O.). Lo strapotere raggiunto dalla NCO inizia a preoccupare le vecchie famiglie che si riuniscono sotto il nome di Nuova Famiglia (NF), per portare guerra alla camorra cutoliana. La guerra tra le due organizzazioni criminali è spietata e si conclude nei primi anni ottanta con la sconfitta della NCO. Le vittime sono molte centinaia, tra esse anche molti innocenti. Ben presto anche la NF smette di esistere, per il venir meno della ragione che aveva spinto le famiglie all’alleanza.
Nel 1992 ci prova il boss Alfieri a dare alla malavita organizzata campana una struttura verticistica creando la Nuova Mafia Campana (NMC), anch’essa scomparsa dopo poco tempo.

Operazione “Partenope”

L’operazione “Partenope” nella quale vennero impiegati 500 soldati dell’esercito italiano iniziò il 18 febbraio 1994 e fu interrotta il 15 dicembre 1995.Ripresa il 14 luglio 1997 cessò definitivamente il 30 giugno 1998. L’operazione ebbe risvolti positivi ma, essendo di minor portata rispetto ad altre missioni simili (missioni dei “Vespri Siciliani”, “Riace”, “Salento”), non riuscì a debellare il fenomeno camorristico, avendo comunque ottimi risultati nel ridurre la microcriminalità nella città partenopea.

Situazione attuale

ANNO MORTI

La camorra è attualmente considerata una delle maggiori piaghe del meridione d’Italia, al tempo stesso causa ed effetto di gran parte dei problemi socio-economici della Campania. Il suo potere, dovuto anche ad appoggi di tipo politico, le consente il controllo delle più rilevanti attività economiche locali, in particolare modo nella provincia di Napoli. Oggi la Camorra conta migliaia di affiliati divisi in oltre 200 famiglie attive in tutta la Campania. Sono segnalati insediamenti della Camorra anche all’estero, come in Olanda, Spagna, Portogallo, Romania, Francia, Repubblica Dominicana e Brasile.

I gruppi si dimostrano molto attivi sia nelle attività economiche (infiltrazione negli appalti pubblici, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, riciclaggio di denaro sporco, usura e traffico di droga) sia sul fronte delle alleanze e dei conflitti. Quando infatti un clan vede messo in discussione il proprio potere su una determinata zona da parte di un altro clan, diventano molto frequenti omicidi e agguati di stampo intimidatorio. Grande risalto ha avuto negli anni 2004 e 2005 la cosiddetta faida di Scampia, una guerra scoppiata all’interno del clan Di Lauro quando alcuni affiliati decisero di mettersi in proprio nella gestione degli stupefacenti, rivendicando così una propria autonomia e negando di fatto gli introiti al clan Di Lauro, del boss Paolo Di Lauro, detto Ciruzzo ‘o milionario. Ma questa faida non è l’unica contesa tra clan sul territorio napoletano.

Numerose sono le frizioni e gli scontri tra le decine di gruppi che si contendono le aree di maggiore interesse. A cavallo tra il 2005 e il 2006 ha destato scalpore nella cittadinanza e tra le forze dell’ordine la cosiddetta faida della Sanità, una guerra di camorra scoppiata tra lo storico clan Misso del rione Sanità ed alcuni scissionisti capeggiati dal boss Salvatore Torino, vicino ai clan di Secondigliano; una quindicina di morti e diversi feriti nel giro di due mesi.

Per quanto rigurda l’area a nord della città (quella da sempre maggiormente oppressa dai gruppi criminali), tra i quartieri di Secondigliano, Scampia, Piscinola, Miano e Chiaiano, resta sempre forte l’influenza del cartello camorristico detto Alleanza di Secondigliano, composto dalle famiglie Licciardi, Contini, Prestieri, Bocchetti, Bosti, Mallardo, Lo Russo e con gli stessi Di Lauro quali garanti esterni (molto spesso, infatti, gli uomini di Ciruzzo ‘o milionario, si sono interposti tra le liti sorte fra le varie famiglie del cartello, evitando possibili guerre).

Per le zone centrali della città (centro storico, Forcella) resta ben salda l’alleanza tra i clan Misso, Sarno e Mazzarella, che controllano praticamente tutta l’area ad est di Napoli, dal centro fino al quartiere periferico di Ponticelli, facilitati anche dalla debacle del clan Giuliano di Forcella, i cui maggiori esponenti (i fratelli Luigi, Salvatore e Raffaele Giuliano) sono diventati collaboratori di giustizia. Nell’altra zona “calda” del centro di Napoli, le zone del quartiere Montecalvario, dette anche “Quartieri Spagnoli”, dopo le faide di inizio anni ’90 tra i clan Mariano (detti i “picuozzi”) e Di Biasi (detti i “faiano”), e tra lo stesso clan Mariano e un gruppo interno di scissionisti capeggiato dai boss Salvatore Cardillo (detto “Beckenbauer”) e Antonio Ranieri (detto “Polifemo”, poi ammazzato), la situazione sembra essere tornata in un clima di relativa normalità, grazie anche al fatto che molti boss storici di quei vicoli sono stati arrestati o ammazzati.

La zona occidentale della città non è da meno per quanto riguarda numero di clan e influenza sul territorio. Tra le aree più “calde” si trovano il Rione Traiano, Pianura, Bagnoli e lo stesso quartiere Vomero, per anni definito quartiere-bene della città e considerato immune alle azioni dei clan, oggi preda di almeno quattro clan in guerra tra loro e di orde di bande composte da ragazzini provenienti da altre zone della città, che si ritrovano di sera e di notte per compiere rapine e violenze di ogni genere (fenomeno delle baby-gang). Da citare, il cartello denominato Nuova Camorra Flegrea, che imperversa a Fuorigrotta, Bagnoli, Agnano e Soccavo, ma cha ha subito un duro colpo dopo il blitz del dicembre 2005, quando vi furono decine di arresti grazie alle rivelazioni del pentito Bruno Rossi detto “il corvo di Bagnoli”. A Pianura vi è stata in passato una violenta faida tra i clan Lago e Contino-Marfella, che ha portato a numerosi omicidi, tra i quali quello di Paolo Castaldi e Luigi Sequino, due ragazzi poco più che ventenni uccisi per errore da un gruppo di fuoco del clan Marfella, perché stazionavano sotto la casa di Rosario Marra, genero del capoclan Pietro Lago ed erano, quindi, “sospetti”.

Nella provincia, numerosi sono i comuni in mano ai gruppi camorristici, non solo per quanto riguarda i campi “classici” nei quali opera un clan mafioso (estorsioni, usura, traffico di droga), ma anche per quanto riguarda le amministrazioni comunali e le decisioni politiche (si vedano i numerosi comuni sciolti per infiltrazioni camorristiche). Una delle zone più soggette al potere camorristico è il comprensorio vesuviano, zona che raccoglie paesi quali Torre del Greco, Torre Annunziata, Somma Vesuviana, San Giuseppe Vesuviano e San Gennaro Vesuviano.

Nelle altre province della regione, l’unica provincia che eguaglia Napoli per influenza della camorra sul territorio è sicuramente Caserta, in mano al gruppo dei Casalesi, un cartello criminale di portata internazionale (come riferito dalle ultime relazioni di DIA e DDA di Caserta e Napoli) gestito dalle famiglie Schiavone e Bidognetti (che hanno ereditato il potere di Bardellino) e dalle altre famiglie alleate che fungono da referenti per le varie province.

Struttura

La Camorra, attualmente, è organizzata in modo pulviscolare con un insieme di famiglie, pare siano 236 tra città e provincia, che si uniscono e si dividono con grande facilità. Questa struttura, caratteristica della Camorra fin dal dopoguerra, fu sostituita solo in 2 occasioni e solo temporaneamente: durante la lotta tra Nuova Camorra Organizzata (NCO) e NF e durante la riorganizzazione della mafia napoletana in NMC. Tutte le volte che si è tentato di riorganizzare la camorra con una struttura gerarchica verticale si è preso come modello Cosa Nostra. Questi tentativi sono sempre falliti per la tendenza dei capi delle varie famiglie a non ricevere ordini dall’alto.

Economia

Secondo recenti dati forniti dall’Eurispes sembra che la Camorra guadagni ben 7.230 milioni di euro l’anno dal traffico di droga, 2.582 milioni da crimini legati all’imprenditoria (appalti truccati, ricliclaggio del denaro sporco ecc.), 258 milioni dalla prostituzione, 2.066 milioni dal traffico di armi (il primato in questo campo va alla camorra) e 362 milioni dall’estorsione e dall’usura. Il giro d’affari complessivo è di circa 12 miliardi e mezzo di euro.

A questo elenco va ora aggiunto lo smaltimento illegale dei rifiuti, sia industriali che urbani, attività estremamente lucrosa che alcuni ritengono stia conducendo verso il progressivo degrado ambientale vaste zone di campagna nelle province di Napoli e Caserta, in primo luogo. A titolo di esempio, che la campagna fra i comuni di Acerra, Marigliano e Nola, una volta rinomata in tutta la penisola come fra le più verdi e fertili, è da taluni ora indicata con il termine di “triangolo della morte”.

Istituzioni e camorra

Numerosi sono stati in passato i contatti tra i gruppi camorristici del napoletano e la politica locale (ma non solo). All’inizio degli anni ’90 il velo fu squarciato grazie alle dichiarazioni dei pentiti Pasquale Galasso e Carmine Alfieri che misero sotto accusa Antonio Gava, potente capo della corrente dorotea e dirigente della Democrazia Cristiana.

Sono stati sciolti per Camorra in Campania 50 comuni fino ad oggi.

Elenco parziale comuni sciolti almeno una volta

  • Acerra
  • Afragola (nel 1999 e nel 2005)
  • Boscoreale
  • Brusciano
  • Casandrino – sciolto due volte(una nel 1991)
  • Carinola
  • Casapesenna – sciolto due volte
  • Casola di Napoli
  • Casoria ( nel 1999 e nel 2005)
  • Casal di Principe – sciolto due volte
  • Casamarciano
  • Crispano
  • Ercolano
  • Frattamaggiore
  • Grazzanise – sciolto due volte
  • Liveri
  • Marano di Napoli
  • Melito
  • Nola – sciolto due volte
  • Ottaviano
  • Pignataro Maggiore
  • Pimonte
  • Poggiomarino – sciolto due volte
  • Pomigliano d’Arco
  • Pompei – sciolto due volte
  • Portici
  • Pozzuoli
  • Quarto
  • San Gennaro Vesuviano – sciolto due volte
  • San Giuseppe Vesuviano
  • Sant’Antimo
  • Sant’Antonio Abate
  • Santa Maria la Carità
  • Santa Maria la Fossa
  • Terzigno
  • Torre Annunziata
  • Torre del Greco
  • Tufino
  • Villa di Briano – sciolto due volte
  • Volla

Coop e camorra: le accuse di Berlusconi

Nel febbraio del 2006 ebbero notevole risalto le accuse dell’allora presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, fatte ad una parte della magistratura napoletana. Questa fu accusata di aver “favorito la prescrizione ad un processo su una coop rossa”, in particolare riguardo ai processi Katana 1 e Katana 2, nei quali i dirigenti accusati furono assolti, tranne che per un unico capo di imputazione prescritto.

Le inchieste furono avviate dopo le dichiarazioni dei pentiti Carmine Alfieri e Pasquale Galasso e riguardavano presunti accordi tra clan e coop per gli appalti relativi a grandi opere finanziate con i fondi della ricostruzione del dopo terremoto del 1980. Nel 1995, infatti, furono eseguite, su richieste dei magistrati della DIA di Napoli, decine di ordinanze di custodia cautelare, anche nei confronti di dirigenti nazionali delle cosiddette coop rosse. Dopo le accuse e le polemiche, l’allora ministro della Giustizia, Roberto Castelli, mandò gli ispettori nella sede della Giustizia napoletana al Centro Direzionale. Il caso, però, era quello che riguardava l’ex pm Luigi Bobbio accusato di aver favorito presunte omissioni nella conduzione delle indagini sul clan Di Lauro e sui clan dell’Alleanza di Secondigliano.

L’ASL sciolta

Le giunte comunali non sono le uniche istituzioni ad aver subito l’onta dello scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Nell’ottobre del 2005, infatti, fu sciolta l’ASL Napoli 4 che comprendeva 35 comuni suddivisi in 11 distretti sanitari per i comuni di Poggiomarino, Casalnuovo di Napoli, Nola, Marigliano, Roccarainola, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Palma Campania, Volla, Acerra e Pomigliano d’Arco, per un bacino di utenti di circa 600mila abitanti.

Bibliografia

Testi

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  • Paliotti, Vittorio. Storia della camorra. Roma, Italia: Newton Compton, (I Volti della Storia; 9), 1993. 255 p., ill., bibliography p. [243]-244, filmography p. [245]-246, index, 22 cm. ISBN 8879832875; LC 94156456.
  • Ricci, Paolo. Le origini della camorra: 150 anni di malavita napoletana raccontati da Paolo Ricci. (Prefazione di Maurizio Valenzi; presentazione di Amato Lamberti). Napoli, Italia: Sintesi, (Città si diventa), 1989. 138 p., ill., 21 cm. BNI IT/ICCU/CFI/0189289.
  • Rossi, Luca. Camorra: un mese a Ottaviano, il paese in cui la vita di un uomo non vale nulla. (Postfazione di Pino Arlacchi). Milano, Italia: Arnoldo Mondadori, (Primapagina), 1983. 165 p., 21 cm. LC 83153141.
  • Russo, Ferdinando.; Serao, Ernesto. La camorra. Origini, usi, costumi e riti dell’annorata soggietà. Napoli, Italia: Ferdinando Bideri, (Biblioteca Varia Bideri), 1907. 166 p., 20 cm. BNI IT/ICCU/SBL/0742094.
  • Sales, Isaia. La camorra, le camorre. (Prefazione di Corrado Stajano). Roma, Italia: Editori Riuniti, (Testimonianze; 6), 1988. 222 p., bibliography p. 219-222, 22 cm. ISBN 883593222X; LC 89144249.
  • Santacroce, Domenico. I miei giorni della camorra. Fuorni, Salerno, Italia: Boccia, 1988. 197 p., 22 cm. BNI 91002844; [IT/ICCU/CFI/0157477].
  • Santacroce, Domenico. La Trattativa: l’ordinanza del giudice Alemi sul caso Cirillo: brigate rosse, camorra, ministri dc, servizi segreti. Roma, Italia: Editrice l’Unità, (Documenti), [1988], 127 p., 19 cm.
  • Saviano, Roberto. Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra. Milano, Italia: Arnoldo Mondadori, 2006, 331 p., 21 cm
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Tratto da Wikipedia, l’enciclopedia libera 

Mafia è un termine diffuso ormai a livello mondiale, con cui ci si riferisce ad una particolare tipologia di organizzazioni criminali. Le analisi moderne del fenomeno della mafia la considerano, prima ancora che una organizzazione criminale, una “organizzazione di potere”: ciò evidenzia come la sua principale garanzia di esistenza non stia tanto nei proventi delle attività illegali, quanto nelle alleanze e collaborazioni con funzionari dello stato, in particolare politici, nonché del supporto di certi strati della popolazione.

Il termine mafia venne inizialmente utilizzato per indicare una organizzazione criminale originaria della Sicilia, più precisamente definita come Cosa nostra.

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Etimologia

Il termine mafia ha diverse possibili origini etimologiche, più o meno verificabili o realistiche:

  • Derivazione dalla parola araba Mā Hias, “spacconeria”, che sta in relazione con la spavalderia mostrata dagli appartenenti a tale organizzazione.
  • Derivazione dall’espressione dell’arabo parlato, e non di quello letterario, mā fī-ha significante “non c’è” o “non esiste”.
  • Derivazione della parola dalla lingua araba mu’afak, “protezione dei deboli”, o maha, “cava di pietra”.
  • Derivazione della parola araba maehfil, “adunanza” e “luogo di anunanza”.
  • Derivazione della parola dialettale toscana maffia significante “miseria” oppure “ostentazione vistosa, spocchia”.
  • Derivazione dai Vespri Siciliani ed adottato come sigla per Morte Ai Francesi (Angioini) Indipendenza Anela, o anche Italia Avanti (lo storico Santi Correnti ritiene però che il termine sia precedente alla dominazione angioina). Esiste anche la teoria che deriva il termine da Morte Alla Francia l’Italia Arde .
  • Un’altra ricostruzione, connessa all’andata in Sicilia di Mazzini alla vigilia dell’Unità, è quella fatta nel 1897 dallo storico Ch. William Heckethorn. Anche se ritenuta non condivisibile, considera il termine Mafia come acronimo di Mazzini Autorizza Furti Incendi Avvelenamenti. Tale appello sarebbe stato rivolto alle organizzazioni segrete che nascevano sull’isola.

Nel caso in cui il termine derivasse dal toscano, sarebbe entrato nell’uso popolare in Sicilia subito dopo l’Unità d’Italia nel 1862, subendo il fenomeno dell’affievolimento fonetico, come altre parole toscane entrate nell’uso siciliano, per cui “macchina” diventa màchina, “malattia” malatìa, e “mattino” màtina; e servì ad indicare sia l’organizzazione segreta delle classi popolari, che proprio nella “mafia” di allora trovavano la difesa contro lo strapotere delle classi dominanti; sia la braveria e l’ostentazione vistosa, tipica dei “mafiosi” di allora.
Ed ancor oggi, in Sicilia, l’aggettivo qualificativo “mafiusu” viene utilizzato anche per indicare qualcosa di incredibilmente vistoso o costoso: un vestito elegante o un’auto prestigiosa sono “un vistitu mafiusu, ‘na màchina mafiusa”, perché anticamente il popolo vedeva nel mafioso d’allora il suo difensore poiché accomunava l’idea di giustizia sociale con quella dell’avvenenza e della prestanza fisica.

Secondo lo storico delle tradizioni popolari Giuseppe Pitrè il termine era in uso nel gergo di un rione popolare di Palermo ed era sinonimo di bellezza e di audacia.

L’espressione mafia diviene un termine corrente a partire dal 1863, con il dramma I mafiusi de la Vicaria di Giuseppe Rizzotto e Gaetano Mosca, che ebbe grande successo e venne tradotto in italiano, napoletano e meneghino, diffondendo il termine su tutto il territorio nazionale.

In questo dramma il mafiuso è il camorrista, il guappo, l'”uomo d’onore”, l’individuo cioè che aderisce a un sodalizio che si contrappone alle istituzioni e che ostenta coraggio e superiorità. Di “Mafia, o associazione malandrinesca” fa menzione un documento riservato firmato dall’allora prefetto di Palermo Filippo Antonio Gualterio, nell’aprile del 1865.

Negli anni Sessanta dell’Ottocento inizia comunque la fortuna del termine, che anche in documenti ufficiali, ad esempio nelle comunicazioni di funzionari dello stato, indica, oltre che un’associazione a delinquere, un comportamento estesamente diffuso nella società siciliana.

Leonardo Sciascia, 1972; da Avvertenza scritta in occasione dell’uscita del “Giorno della Civetta” nella collana “Letture per la scuola media” Einaudi “Ma la mafia era, ed è, altra cosa: un sistema che in Sicilia contiene e muove interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel vuoto dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma dentro lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta”

Analisi 

La mafia adotta comportamenti basati su un modello di economia statale, ma è parallela e sotterranea. L’organizzazione mafiosa trae profitti da numerosi tipi di attività criminali:

  • traffico d’armi
  • contraffazione
  • contrabbando di sigarette, tabacchi ed altre merci
  • traffico di stupefacenti, droghe pesanti e leggere (principalmente)
  • traffico di profughi clandestini
  • gioco d’azzardo
  • prostituzione
  • sequestri di persona
  • racket delle estorsioni (pizzo)
  • furti
  • appalti truccati
  • traffico di scafi
  • frodi agricole ai danni della UE e dell’AIMA
  • usura
  • abusivismo edilizio
  • discariche abusive

La mafia in Italia

Organizzazioni principali

  • Cosa nostra – Sicilia
  • Camorra – Campania
  • ‘Ndrangheta – Calabria
  • Sacra Corona Unita – Puglia
  • Remo Lecce libera – Puglia
  • Stidda – Sicilia

Organizzazioni simili

  • Mala del Brenta – Veneto
  • Banda della Magliana – Roma
  • Basilischi – Basilicata (Potenza, Matera, Policoro)

La mafia all’estero

  • Cosa nostra americana – USA
  • Organizatsya – Russia
  • Yakuza – Giappone
  • Triadi – Cina
  • Mafia turca – Turchia
  • Mafia nigeriana – Nigeria
  • Mafia bulgara – Bulgaria
  • Mafia messicana – Messico
  • Mafia albanese – Albania
  • Narcos – Colombia

Bibliografia

Essendo la bibliografia sull’argomento immensa, vengono presentati in questo elenco solo i testi più famosi, di facile reperibilità, con l’anno dell’ultima edizione.

Cosa Nostra
  • La maffia, Giuseppe Alongi, Sellerio Editore, Palermo, 1977.
  • Io e la mafia, La verita’ di Giulio Andreotti, Antonio Nicaso, Monteleone Editore, Vibo Valentia, 1995.
  • I Beati Paoli (1977), Luigi Natoli (William Galt). Romanzo storico siciliano. 2 volumi. Flaccovio editore, Palermo.
  • Intellettuali e potere in Sicilia (1983) Giuseppe Casarrubea – Editore Sellerio
  • La mafia durante il Fascismo (1987) – Christopher Duggan – Rubbettino
  • L’educazione mafiosa (1991) Giuseppe Casarrubea – Editore Sellerio
  • La mafia siciliana. Un’ industria della protezione privata (1992) – Gambetta Diego – Einaudi
  • La Giustizia è Cosa Nostra (1995) – Bolzoni A.; D’Avanzo G. – Mondadori
  • Dimenticare Andreotti? (1997) Carlo Ruta – Era Nuova Edizioni
  • Gabbie strette (1996) Giuseppe Casarrubea – Editore Sellerio
  • Portella delle Ginestre (1997) Giuseppe Casarrubea – Franco Angeli Edizioni
  • L’ intoccabile. Berlusconi e cosa nostra (1997) – Sisti Leo; Peter Gomez – Kaos
  • Leoluca Orlando. Un sindaco contro la mafia (1999) – Oschwald Hanspeter – De Ferrari & Devega
  • Fra’ Diavolo e il governo nero (2000) Giuseppe Casarrubea – Franco Angeli Edizioni
  • Storia del movimento antimafia. Dalla lotta di classe all’impegno civile (2000) , Umberto Santino – Editori Riuniti
  • Da Cosa nasce Cosa. Storia della Mafia dal 1943 ad oggi (2000) Alfio Caruso – Longanesi
  • Salvatore Giuliano (2001) Giuseppe Casarrubea – Franco Angeli Edizioni
  • Mafia e fascismo. Il prefetto Mori in Sicilia (2001) – Porto Salvatore – Siciliano
  • Provenzano. Il re di Cosa Nostra. La vera storia dell’ultimo padrino (2001) – Zingales Leone – Pellegrini
  • Giuliano e lo Stato. (2002) Carlo Ruta – Edi.bi.si.
  • Padrini. Alla ricerca del Dna di Cosa Nostra (2003) – Olla Roberto – Mondadori
  • La mafia negli anni ’60 in Sicilia. Dagli affari nell’edilizia alla prima guerra tra clan, fino al processo di Catanzaro (2003) – Zingales Leone – TEV Registri Vaccaro
  • Come nasce la Repubblica (2004) Giuseppe Casarrubea – Bompiani
  • Amici come prima. Storie di mafia e politica nella Seconda Repubblica (2004) – Forgione Francesco – Editori Riuniti
  • Baroni e briganti. Classi dirigenti e mafia nella Sicilia del latifondo (1861-1950) (2004) – Siragusa Mario – Franco Angeli Edizioni
  • Il prefetto di ferro (2004) – Petacco Arrigo – Mondadori
  • Storia della mafia. Dalle origini ai nostri giorni (2004) – Lupo Salvatore – Donzelli
  • Venticinque anni di mafia. C’era una volta la lotta alla mafia (2004) – Lodato Saverio – Rizzoli
  • Cose di Cosa Nostra (2004) – Falcone Giovanni; Padovani Marcelle – Rizzoli
  • Storia segreta della Sicilia – Dallo sbarco alleato a Portella delle Ginestre (2005) Giuseppe Casarrubea – Bompiani
  • Il binomio Giuliano-Scelba. Un mistero della Repubblica? (1995) Carlo Ruta Rubbettino
  • Cosa nostra. Storia della mafia siciliana (2005) – Dickie John – Laterza
  • L’ amico degli amici. Perché Marcello Dell’Utri è stato condannato a nove anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa (2005) – Peter Gomez; Travaglio Marco – Rizzoli (ISBN 88-17-00707-2)
  • Voglia di mafia. La metamorfosi di Cosa nostra da Capaci ad oggi (2005) – Bellavia Enrico; Palazzolo Salvo – Carocci
  • Intoccabili. Perché la mafia è al potere (2005) – Lodato Saverio; Travaglio Marco – Rizzoli
  • La mafia è bianca (2005), Bianchi S. M., Nerazzini A., BUR
  • Cosa Nostra, attacco allo Stato (2006), Andrucci Nicola , Montedit
  • La zona grigia, professionisti al servizio della mafia 2007, Nino Amadore, Edizioni ExpatsEbooks.com
  • I complici – Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento 2007, Lirio Abbate & Peter Gomez, Fazi Editore
  • Voi non sapete. Gli amici, i nemici, la mafia, il mondo nei pizzini di Bernardo Provenzano, Andrea Camilleri – Mondadori 2007
Camorra
  • Camorra e criminalità organizzata in Campania (1988) – Barbagallo Francesco; Marmo Marcella; Calise Mauro – Liquori
  • La camorra e i bambini. Un’indagine nel contesto scolastico napoletano (1997) – Aleni Sestito Laura – Unicopli
  • La camorra. Notizie storiche raccolte e documentate (1998) – Monnier Marco – Argo
  • I grandi camorristi del passato (1998) – Di Majo Edoardo – Edizioni Scientifiche Italiane
  • Il potere della camorra (1973-1998) (1999) – Barbagallo Francesco . Einaudi
  • I carabinieri reali contro la camorra. Una missione speciale negli anni Venti (2003) – Anceschi Enzo – Laurus Robuffo
  • Uomini di camorra. La costruzione-sociale dell’identità deviante (2004) – Esposito Maurizio – Franco Angeli Edizioni
  • Storia della camorra. Dal ‘500 ai nostri giorni (2004) – Paliotti Vittorio – Newton & Compton
  • La camorra e le sue storie. La criminalità organizzata a Napoli dalle origini alle ultime «guerre» (2005) – Di Fiore Gigi – UTET
  • La camorra a Napoli (2005) – Consiglio Alberto – Guida
  • Gomorra, Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra (2006) – Saviano Roberto – Mondadori
Ndrangheta
  • Fratelli di sangue, Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, Pellegrini Editore, Cosenza, 2006.
  • La ‘Ndrangheta (1986) – Malafarina Luigi – Gangemi
  • Alle origini della ‘ndrangheta la picciotteria (1990) – Nicaso Antonio – Rubbettino
  • Poteri segreti e criminalità. L’intreccio inconfessabile tra ‘ndrangheta, massoneria e apparati dello Stato (2004) – Guarino Mario – Dedalo
  • Processo alla ‘Ndrangheta (1996) – Enzo Ciconte – Laterza
Sacra Corona Unita
  • La quarta mafia. Storie di mafia in Puglia (1994) – Ruotolo Guido – Pironti
  • La sacra Corona Unita. Potere e segreto (1998) – Massari Monica – Laterza
Stidda
  • Cono d’ombra. La mafia a Ragusa. (1997) – Carlo Ruta – Edizioni La Zisa
  • Politica e mafia negli Iblei. (1998) – Carlo Ruta – Edizioni La Zisa
  • Stidda. La quinta mafia, i boss, gli affari, i rapporti con la politica (2005) – Bascietto Giuseppe – Pitti
Cosa Nostra Americana
  • Joe Petrosino – Petacco Arrigo (2002) – Mondadori
  • Al Capone. La vita e il mondo del re dei gangster (2004) – Kobler John – Mondadori
  • Bloodlines, Antonio Nicaso, Harper Collins, Toronto, 2001
Yakuza
  • Yakuza: la Mafia Giapponese – Kaplan David e Dubro Alec – Edizioni Comunità
Triadi
  • Le triadi (1999) – Tosches Nick – TEA

Filmografia

Film sulla mafia (in ordine cronologico).

  • Scarface – Lo sfregiato (1932) regia di Howard Hawks
  • In nome della legge (1949) regia di Pietro Germi
  • Il magistrato (1959) regia di Luigi Zampa
  • Il caso Pisciotta (1961) regia di E. Visconti
  • L’onorata società (1961) regia di Riccardo Pazzaglia
  • Salvatore Giuliano (1961) regia di Francesco Rosi
  • Mafioso (1962) regia di Alberto Lattuada
  • Le mani sulla città (1963) regia di Francesco Rosi
  • I due mafiosi (1964) regia di Giorgio Simonelli
  • A ciascuno il suo (1966) regia di Elio Petri
  • Il giorno della civetta (1967) regia di Damiano Damiani
  • Il sasso in bocca (1970) regia di Giuseppe Ferrara
  • Il Padrino (1972) regia di Francis Ford Coppola
  • Il caso Mattei (1972) regia di Francesco Rosi
  • Joe Valachi – I segreti di Cosa Nostra ( (1972)) regia di Terence Young
  • Camorra (1972) regia di Pasquale Squitieri
  • Lucky Luciano (1973) regia di Francesco Rosi
  • Il boss (1973) regia di Fernando Di Leo
  • Il Padrino parte II (1974) regia di Francis Ford Coppola
  • Yakuza (1975) regia di Sydney Pollack
  • Assassinio di un allibratore cinese (1976) regia di John Cassavetes
  • Il prefetto di ferro (1977) regia di Pasquale Squitieri
  • Corleone (1978) regia di Pasquale Squitieri
  • Mi manda Picone (1983) regia di Nanni Loy
  • Scarface (1983) regia di Brian De Palma
  • C’era una volta in America (1984) regia di Sergio Leone
  • Cento giorni a Palermo (1984) regia di Giuseppe Ferrara e Giuseppe Tornatore
  • Pizza Connection (1985) regia di Damiano Damiani
  • L’onore dei Prizzi (1985) regia di John Huston
  • Il pentito (1985) regia di Pasquale Squitieri
  • Il camorrista (1986) regia di Giuseppe Tornatore
  • Gli Intoccabili (1987) regia di Brian De Palma
  • Il Siciliano (1987) regia di Michael Cimino
  • La posta in gioco (1988) regia di Sergio Nasca
  • Black Rain – Pioggia sporca (1989) regia di Ridley Scott
  • Mery per sempre (1989) regia di Marco Risi
  • Il Padrino parte III (1990) regia di Francis Ford Coppola
  • King of New York (1990) regia di Abel Ferrara
  • Dimenticare Palermo (1990) regia di Francesco Rosi
  • Goodfellas – Quei bravi ragazzi (1990) regia di Martin Scorsese
  • Johnny Stecchino (1991) regia di Roberto Benigni
  • Narcos (1992) regia di Giuseppe Ferrara
  • La donna contro il racket dell’estorsione (1992) regia di Minbo No Onna
  • La scorta (1993) regia di Ricky Tognazzi
  • Giovanni Falcone (1993) regia di Giuseppe Ferrara
  • Carlito’s Way (1993) regia di Brian De Palma
  • Il giudice ragazzino (1993) regia di Alessandro di Robilant
  • Il lungo silenzio (1993) regia di Margarethe Von Trotta
  • Un eroe borghese (1995) regia di Michele Placido
  • Paolo Borsellino (1995) di Pasquale Scimeca
  • Casino (1995) regia di Martin Scorsese
  • Palermo Milano solo andata (1996) regia di Claudio Fragasso
  • Vite strozzate (1996) regia di Ricky Tognazzi
  • Lo zio di Brooklyn (1996) regia di Daniele Ciprì e Franco Maresco
  • Tano da morire (1997) regia di Roberta Torre
  • Testimone a rischio (1997) regia di Pasquale Pozzessere
  • Donnie Brasco (1997) regia di Mike Newell
  • Teatro di guerra (1998) regia di Mario Martone
  • Ultimo (1998) regia di Stefano Reali
  • Ultimo la sfida (1999) regia di Michele Soavi
  • Lansky (1999) regia di John McNaughton
  • Terapia e pallottole (1999) regia di Harold Ramis
  • Brother (2000) regia di Takeshi Kitano
  • Placido Rizzotto (2000) regia di Pasquale Scimeca
  • I cento passi (2000) regia di Marco Tullio Giordana
  • Luna Rossa (2001) regia di Antonio Capuano
  • L’attentatuni (2001) regia di Claudio Bonivento
  • Angela (2002) regia di Roberta Torre
  • Era mio padre (2002) regia di Sam Mendes
  • Un boss sotto stress (2002) regia di Harold Ramis
  • Gli angeli di Borsellino (2003) regia di Rocco Cesareo
  • E io ti seguo (2003) regia di Maurizio Fiume
  • Segreti di stato (2003) regia di Paolo Benvenuti
  • Io non ho paura (2003) regia di Gabriele Salvatores
  • Ultimo l’infiltrato (2004) regia di Michele Soavi
  • Certi bambini (2004) regia di Andrea Frazzi e Antonio Frazzi
  • Alla luce del sole (2005) regia di Roberto Faenza
  • La mafia è bianca (2005) regia di Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini
  • In un altro paese (2006) regia di Marco Turco
  • Il fantasma di Corleone (2006) regia di Marco Amenta
  • Romanzo criminale (2006) regia di Michele Placido
  • Prova ad incastrarmi (2006) regia di Sidney Lumet
  • The Departed (2007) regia di Martin Scorsese
  • L’ultimo dei corleonesi (2007) regia di Alberto Negrin
  • Scacco al re (2007) regia di Claudio Canepari e Piergiorgio Di Cara
  • Vedi Napoli e poi muori (2007) regia di Enrico Caria
  • Il Capo dei Capi (2007) regia di Enzo Monteleone

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Lo Piccolo in carcere dopo 24 anni di latitanza. Ora si studiano i suoi ‘pizzini’

Per il boss Salvatore Lo Piccolo, indicato da molti come il nuovo capo di Cosa Nostra palermitana dopo la cattura di Bernardo Provenzano, questa è la prima serata in carcere dopo 24 anni di latitanza. Già mercoledì Lo Piccolo potrebbe essere in aula per l’udienza del processo “Grande mandamento” in cui è imputato. Unanime la soddisfazione del mondo politico siciliano per la cattura dei boss. Il mondo politico ha fatto i complimenti a magistrati e polizia; dal premier Romano Prodi al presidente della Regione, Salvatore Cuffaro.

Lo Piccolo è stato arrestato questa mattina in una villa nelle campagne di Giardinello, a pochi chilometri da Palermo, “il Barone”, 65 anni, ricercato dal 1983, era con il figlio e braccio destro Sandro, 32 anni, latitante dal 1998, e ad altri due mafiosi da tempo ricercati, Gaspare Pulizzi e Andrea Adamo. Il primo e’ ritenuto degli uomini di fiducia di Lo Piccolo, ‘reggente’ della famiglia mafiosa di Carini, il secondo una figura al vertice del clan mafioso di Brancaccio.

La villa, usata da Lo Piccolo come sede di summit mafiosi, secondo alcune voci sarebbe stata individuata grazie a indagini partite da informazioni fornite da Francesco Franzese, collettore del ‘pizzo’ per conto dei Lo Piccolo e arrestato il 2 agosto scorso nel suo covo di Palermo, dove è stata trovata anche la sua collezione personale di 15 Rolex. Ma nel pomeriggio il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, ha sottolineato che “il boss Francesco Franzese non è  un pentito di mafia, non collabora con la giustizia. E’ una notizia destituita da fondamento”.

L’operazione a Giardinello ha avuto fasi drammatiche: gli uomini della sezione “Catturandi” della Squadra Mobile di Palermo tenevano sotto controllo da un paio di mesi la villetta e questa mattina col binocolo hanno avvistato i Lo Piccolo giungere a bordo di una Toyota con Pulizzi al volante. Poco dopo su un’altra auto è giunto Adamo e a questo punto è scattato il blitz. I mafiosi si sono asserragliati in un casolare vicino protetto da un cancello di ferro, nell’estremo tentativo di resistere.

Per convincerli alla resa i poliziotti hanno sparato alcuni colpi in aria e i latitanti sono usciti uno per uno con le mani sopra la testa. Sandro Lo Piccolo è scoppiato in lacrime davanti agli agenti, e ha gridato: “Ti amo papà”. Poi i quattro sono stati caricati su un elicottero della polizia per essere trasferiti nell’aeroporto militare di Boccadifalco e da qui in questura.

Nella villa, oltre a otto pistole con silenziatori e munizioni, sono stati sequestrati anche diversi ‘pizzini’ e documenti ritenuti molto interessanti e ora al vaglio dei magistrati della Dda che hanno coordinato l’operazione, il procuratore aggiunto Alfredo Morvillo e i sostituti Gozzo, Del Bene e Paci, che hanno già effettuato un sopralluogo nella casa. I proprietari dell’immobile sono stati fermati dalla polizia e la loro posizione viene adesso valutata dagli inquirenti.

tratto da rainews 24

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lo-piccolo-salv.jpg

Salvatore Lo Piccolo detto Il Barone, (Palermo, 20 luglio 1942) boss di Cosa Nostra, capo indiscusso della città in ambito mafioso è stato arrestato il 5 novembre 2007 insieme al figlio Sandro dopo una latitanza di 25 anni (suo figlio Sandro lo è stato per nove anni).

Cresciuto nella borgata di San Lorenzo era ricercato dal 1998 per omicidio e dal 2001 per associazione mafiosa.

Condannato all’ergastolo. Attua traffici di cocaina, è nel mercato delle imprese e del pizzo nel mandamento di San Lorenzo.

Ha contatti con la mafia italo-americana.Il suo territorio è la parte nord-occidentale di Palermo, lo Zen e i comuni di Capaci, Isola delle Femmine, Carini, Villagrazia di Carini, Sferracavallo, Partanna-Mondello e alcune zone della provincia di Trapani.

Si allea insieme al figlio con Bernardo Provenzano offrendogli i suoi servizi in cambio di libertà di manovra.

Il suo clan di recente punta al controllo degli appalti, per la realizzazione degli svincoli autostradali, estorsioni, guardiania esazione sistematica di una quota sociale per le utenze elettriche del quartiere Zen2.

Si sa anche di un’alleanza con Matteo Messina Denaro, altro boss di Cosa Nostra, dopo la cattura di Provenzano nel 2006.

Salvatore Lo Piccolo è stato arrestato insieme al figlio Sandro  lo-piccolo.jpg il 5 novembre 2007 in una villetta tra Cinisi e Terrasini dalla “catturandi” di Palermo

tratto da wikipedia

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ELENCO DEI LATITANTI DI MASSIMA PERICOLOSITA’ FACENTI PARTE
DEL “PROGRAMMA SPECIALE DI RICERCA” SELEZIONATI DAL
GRUPPO INTEGRATO INTERFORZE (G.I.I.R.L.)

L’iniziativa è volta a stimolare lo spirito di collaborazione della collettività
con le Forze di Polizia nel settore della ricerca di pericolosi malviventi.

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