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Consigli per la Tua sicurezza

L’iniziativa della Questura di Savona consistente nella pubblicazione della guida “Per la tua sicurezza”, distribuito in scuole, circoscrizioni, centri di aggregazione sociale, parrocchie e biblioteche è stata apprezzata dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza che ha deciso di adottare la guida come “vademecum” ufficiale per la Polizia di Stato, prevedendone la diffusione su tutto il territorio nazionale.

L’opuscolo di circa 60 pagine dedicate alla solidarietà, alla prevenzione del fenomeno delle truffe, dell’usura, della droga, dell’alcool, delle slot machine e a molte altre problematiche, tra cui i rischi che si possono incontrare navigando sul web, è rivolto ai giovani, alle famiglie, ai commercianti con un’attenzione particolare agli anziani.

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Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

La scienza della sicurezza è la disciplina che studia il rischio nelle sue varie forme, dirette ed indirette, e ne valuta la riduzione fino a farlo tendere a zero. L’eliminazione del rischio è matematicamente impossibile perché le variabili del rischio sono infinite ed imponderabili; è per questa ragione che si parla di ‘riduzione’ del rischio. Il rischio che non si riesce ad eliminare viene definito rischio residuo.

Alcune correnti autorevoli che si sono occupate di scienza della sicurezza, non intendono accettare, almeno in teoria, l’ipotesi di un rischio accettabile soprattutto se si tratta di spese di vite umane. Ma la realtà di ogni giorno ci impone di mettere in gioco, nella vita quotidiana, delle variabili incontrollabili ed imponderabili che non si possono studiare e che lasciano inesorabilmente spazio al rischio residuo.

La sicurezza globale (totale) potrebbe essere assimilata ad uno stato di quiete, di serenità, di pace, di assenza totale del rischio.

La scienza della sicurezza è multidisciplinare e ad essa fanno riferimento molte aree tematiche e molte “sottodiscipline”. Ogni area prende in studio un aspetto particolare della vita della persona, creando un insieme organico di cognizioni e misure al fine di produrre come risultato sempre l’incolumità e il benessere (sicurezza) della persona e di conseguenza della collettività. Comunque, anche ogni sottodisciplina parte sempre da un’analisi del rischio per arrivare ad una prevenzione massima possibile al fine di ottenere una sicurezza detta, in gergo tecnico, accettabile.
La sicurezza può interessare direttamente le azioni dell’uomo, ma anche, indirettamente, i suoi interessi; per esempio installare un antifurto su un’automobile è creare sicurezza per l’uomo ma indirettamente, agendo sui suoi beni.

Alcune sottodiscipline

  • La sicurezza sportiva analizza l’aspetto agonistico;
  • la sicurezza sanitaria analizza il mondo della medicina e della profilassi;
  • la sicurezza alimentare analizza il mondo dei cibi e delle diete dalla produzione al consumo;
  • la sicurezza stradale analizza il mondo delle strade, dei veicoli e la circolazione;
  • la sicurezza informatica analizza l’uso delle reti telematiche, internet ma rispetto all’uso che ne fa l’uomo;
  • l’ingegneria della sicurezza si occupa di produrre sotto ogni possibile applicazione i ritrovati scientifici e tecnologici per rendere più sicura la vita quotidiana;
  • la sicurezza bancaria e finanziaria analizza il mondo degli investimenti e dalla Borsa.

Breve contestualizzazione della sicurezza in Italia e nel mondo

Poiché c’è poca cultura della sicurezza e non si conosce a fondo il contenuto di questa scienza, spesso si cade nell’errore di valutarla come un argomento di contorno.

In Italia spesso si continua a non percepire l’importanza che ha la scienza della sicurezza, e l’errore più banale e più comune è quello di pensarla come argomento o “sotto-argomento” di qualcos’altro; al contrario ha delle sotto-aree cui dare indicazioni e strategie operative. Quindi per avere un corretto approccio alla scienza della sicurezza occorre tenere presente due punti:

  • La scienza della sicurezza non è un sotto-argomento dell’educazione;
  • Quella della sicurezza è una scienza assolutamente indipendente.

La sicurezza deve circondare la persona in ogni momento della sua vita e i luoghi in cui svolge ogni sua attività. La scienza della sicurezza fa riferimento alla sicurezza della persona nella sua totalità, da quando nasce a quando muore.

La scienza della sicurezza, soprattutto in Italia, è sempre stata vista come un argomento di cui si doveva occupare il commercialista o l’ISPESL o come un costo aggiuntivo.

In Europa si parla e si discute di sicurezza sempre, in Italia invece l’argomento emerge soprattutto in seguito ad un evento doloso o una catastrofe.

In Europa la scienza della sicurezza è una delle attività principali di ricerca con l’obiettivo di aumentare il livello di benessere e di sicurezza per migliorare la vita.

In Italia è diffusa la credenza che la sicurezza sia compito degli altri, dello Stato, dei medici, della Polizia, delle istituzioni; in Europa invece il primo ad essere responsabile per la propria e l’altrui sicurezza è la persona stessa.

A livello internazionale ci sono tre termini per definire i concetti di sicurezza (in italia ne esiste uno solo): safety, security ed emergency.

  • Il primo, safety, fa riferimento all’incolumità della persona, non solo da un punto di vista di lotta al terrore ma a 360 gradi; incolumità non solo dal male fisico ma anche da quello morale, spirituale, indiretto etc.
  • Il secondo, security, ha più un significato di cultura, di studio e gestione della sicurezza per la realizzazione di misure per la prevenzione. Tali misure possono essere materiali e infrastrutturali ma soprattutto formative ed informative, atte a far conoscere il rischio perché la conoscenza è l’unica arma contro il rischio e quindi il pericolo.
  • Il terzo, emergency, fa riferimento a tutte quelle attività di sicurezza personali e sociali che devono scattare quando la security ha fallito. L’emergency scatta per la protezione e per il contenimento del pericolo. Strutture che operano per fare “sicurezza” in senso di emergency (soccorso) sono la Polizia, i Vigili del Fuoco, il Pronto Soccorso, la Protezione Civile etc.

Un esempio sotto il profilo psicologico In italia ad esempio, vi è una “pretesa” diffusa che le automobili siano sicure; se si dovessero rompere i freni e dovesse avvenire un incidente si pensa dunque a fare causa alle case automobilistiche, o al comune per la pericolosità della strada, oppure al produttore degli pneumatici e così via.In Europa si punta prima ad avere una persona con un comportamento sicuro che guidi in maniera sicura, che sia cosciente e responsabile delle proprie condizioni e di quello che fa; il problema è visto sotto il profilo formativo, nel creare persone con atteggiamenti e comportamenti sicuri, e solo in seconda battuta si pensa alla sicurezza di macchine e strade.

Definizioni principali

  • SICUREZZA

La sicurezza è la conoscenza che l’evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati.

  • RISCHIO

Il rischio è la probabilità che si verifichi un dato evento caratterizzato da una determinata magnitudo ovvero gravità del danno sulle persone, sulle cose, sull’ambiente.

  • PERICOLO

Il pericolo è una proprietà intrinseca di una sostanza o in generale di un evento, di creare danno.

  • ANALISI

L’analisi è lo studio della statistica, dell’ambiente in questione, delle persone che operano e della attività che si svolge, al fine di produrre una valutazione di rischio e di pericolo.

  • PREVENZIONE

La prevenzione è la messa in opera ed in esercizio di tutte le misure derivate dall’analisi per prevenire che accadano eventi pericolosi e quindi dannosi.

  • PROTEZIONE

La protezione è la messa in opera ed in esercizio di tutte le misure per proteggere persone e cose dal rischio residuo. La protezione si distingue in collettiva e individuale, attiva o passiva. Le misure di protezione collettiva sono hanno priorità rispetto a quella individuale. La protezione attiva è quella che gli stessi operatori devono attivare, indossare (caschi, scarpe, estintori) mentre quella passiva intervenie anche senza il comando umano (impianto sprinkler antincendio).

  • GESTIONE

La gestione è quell’insieme di attività che si realizzano in fase sia normale che critica. La gestione in normale esercizio è quell’insieme di attività come la formazione, l’informazione, le manutenzioni, le verifiche, le esercitazioni, gli adeguamenti normativi e le procedure. La gestione in emergenza è la messa in atto delle protezioni manuali quindi, le evacuazioni, le chiamate di emergenza, il contenimento, lo spegnimento, il confinamento, l’allontanamento.

Criteri generali della scienza della sicurezza

La conoscenza

La conoscenza è la percezione del rischio, sia personale che ambientale, ed è il punto di partenza per ogni studio. La conoscenza significa l’analisi del contesto operativo, di dove si è e di cosa si fa in modo da avere meno possibilità di errore. L’errore nasce dall’inconsapevolezza, dal non conoscere, dal non avere la giusta percezione del rischio.

Il rischio

Una corretta analisi del rischio dà la possibilità di creare un piano di prevenzione per ridurlo, per contenerlo, per evitarlo. Un principio fondamentale è quello che la sicurezza assoluta non esiste, poiché le variabili sono troppe ed incontrollabili, in gergo tecnico si definisce rischio residuo.

Per fare un esempio sulla sicurezza sociale:

se io conosco una comitiva di persone è meno probabile che ci sia uno che ad un certo punto vada fuori di testa e faccia una strage. Più conosco la comitiva da tempo, più ho questa certezza rafforzata. Meno conosco un gruppo di persone, più la mia conoscenza è bassa sui profili di chi mi circonda.

Per fare un esempio sulla sicurezza stradale:

se io conosco una strada sarà più sicuro nel percorrerla perché conosco le curve; se è una strada nuova dovrò fare attenzione e ridurre la velocità perché non so dove sono le curve e i tempi di reazione sono più lunghi.

Questi due esempi illustrano come la conoscenza preventiva sia il primo criterio assoluto di sicurezza, sia che si tratti di persone sia che si tratti di cose.

La coscienza e la percezione

Spesso si sa che c’è un rischio perché ci è stato detto ma ci manca la percezione e la coscienza del reale rischio; per fare un esempio, si può dire di non mettere la mano sul fuoco ai bambini, ma se almeno una volta non ne fanno esperienza non hanno la giusta percezione e coscienza.

Purtroppo ci sono delle esperienze irreversibili come gli incidenti stradali; non si può provare (fare esperienza) a correre guidando in stato di ebbrezza per essere coscienti del rischio reale, perché il danno fisico, sociale, morale, economico che ne deriva può essere irrecuperabile.

La conoscenza e la coscienza del rischio sono il primo passo verso la sicurezza.

La conoscenza e l’informazione sono le principali armi contro il rischio.

Il ciclo della Sicurezza

La sicurezza è un metodo ma anche un obbiettivo, se si vive in sicurezza si fa sicurezza, se si fa sicurezza si vive in sicurezza. Dal momento che si decide di affrontare l’argomento sicurezza si deve innescare un ciclo che non si deve fermare mai. Il ciclo della sicurezza è composto da più momenti che si succedono in continuazione, se si ferma questo ciclo si ferma la sicurezza. Il ciclo è composto da tre momenti:

  • analisi
  • misure
  • gestione

L’analisi comprende lo studio legislativo, normativo, ambientale, personale, professionale, delle attività, dei processi, etc.

Le misure prevedono due grandi famiglie: quelle relative alla prevenzione e quelle relative alla protezione. Le misure possono essere attive, passive, strutturali, impiantistiche, amministrative, disciplinari, etc.

La gestione è la parte che deve mantenere in vita la sicurezza con studi, aggiornamenti, formazione, informazione, manutenzione, verifiche, esercitazioni, piani di sicurezza, adeguamenti, etc.

Se la gestione non rimane viva, le misure e l’analisi perdono di significato e sono inutili. La sicurezza deve essere un’attività viva, sempre in continuo studio e miglioramento di sé stessa. Il miglioramento deve avvenire in continuazione su basi tecniche, normative, con confronti con altre realtà e non soltanto dopo l’analisi e lo studio di un evento.

Luoghi comuni 

Come già spiegato, spesso quando si parla di scienza della sicurezza si intendono solo delle sotto-branche della sicurezza intendendole come onnicomprensive, ma è un errore.

La scienza della sicurezza spesso è intesa solo come sicurezza sul lavoro; di fatto la sicurezza del lavoro è solo una sotto disciplina, lo stesso avviene per l’ingegneria della sicurezza. L’ingegneria della sicurezza, anche se impiegata in diversi settori (automobile, case, strade, etc) è solo l’applicazione di studi e ricerche di tecnologie d’avanguardia per prevenire e proteggere da potenziali rischi sia nella sua singolarità che nella sua socialità.

In Italia

In Italia la scienza della sicurezza non è molto sviluppata, se non per segmenti molto particolari. Il poco interesse reale è dimostrato dal fatto che neanche le scuole e le università si sono finora interessate in maniera approfondita all’argomento. L’istituzione delle lauree in ingegneria della sicurezza risale a dopo l’anno 2000.A Varese, il corso di Ingegneria per la sicurezza del lavoro e dell’ambiente sforna ogni anno circa 20 ingegneri qualificati.

In ambito territoriale esiste l’ISA (Istituto Superiore Antincendio) che all’interno dell’ingegneria della sicurezza per la prevenzione incendi fa un studio a 360 gradi nel quale si va ad analizzare la sicurezza nel suo complesso, in quanto un incendio si può innescare in qualsiasi ambiente.

Il Vigile del Fuoco, dopo anni di esperienza, è quindi un vero e proprio tecnico della sicurezza.

Il fatto che i Vigili del fuoco studino la scienza della sicurezza e istituiscano una scuola (ISA), non rientra nelle loro competenze ma è comunque un fatto positivo.

I Vigili del Fuoco si dovrebbero occupare solo della fireengineering mentre di fatto, a causa di un vuoto istituzionale, normativo ed infrastrutturale, sono costretti a sforare e a occuparsi di argomenti sicuramente della loro area di interesse ma non pertinenti.

In Italia la sicurezza sul luogo di lavoro è stata imposta con la legge 626 recependo una direttiva europea ma con alcune lacune di applicazione.

In altri ambienti, come la scuola, poco è stato fatto sulla formazione ed informazione alla persona; salvo alcuni casi sporadici, non esiste per esempio un piano formativo ad ogni livello scolastico che parli di sicurezza sanitaria, stradale, personale, alimentare, etc.

La sicurezza sotto il profilo universitario e del know how

Partendo dal principio fondamentale della bottega e dal concetto artigianale dell’arte, è necessario dire che anche nell’insegnamento e nella formazione è necessaria la forma mentis di affrontare una professione che deve passare da chi insegna a chi apprende. In altre parole dovrà succedere che come i medici formano altri medici, vasai formano altri vasai e ingegneri formano altri ingegneri, così dovrà essere per la scienza della sicurezza: affrontata da professionisti del settore. In Italia esistono esperti di sicurezza, ma sono pochi e poco conosciuti. Esistono comunque altre figure con grandissima specializzazione prestate a quest’ultima, come medici, ingegneri, sociologi e psicologi

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tratto da: Da Wikipedia l’enciclopedia libera.

La scienza della sicurezza è la disciplina che studia il rischio nelle sue varie forme, dirette ed indirette, e ne valuta la riduzione fino a farlo tendere a zero. L’eliminazione del rischio è matematicamente impossibile perché le variabili del rischio sono infinite ed imponderabili; è per questa ragione che si parla di ‘riduzione’ del rischio. Il rischio che non si riesce ad eliminare viene definito rischio residuo.

Alcune correnti autorevoli che si sono occupate di scienza della sicurezza, non intendono accettare, almeno in teoria, l’ipotesi di un rischio accettabile soprattutto se si tratta di spese di vite umane. Ma la realtà di ogni giorno ci impone di mettere in gioco, nella vita quotidiana, delle variabili incontrollabili ed imponderabili che non si possono studiare e che lasciano inesorabilmente spazio al rischio residuo.

La sicurezza globale (totale) potrebbe essere assimilata ad uno stato di quiete, di serenità, di pace, di assenza totale del rischio.

La scienza della sicurezza è multidisciplinare e ad essa fanno riferimento molte aree tematiche e molte “sottodiscipline”. Ogni area prende in studio un aspetto particolare della vita della persona, creando un insieme organico di cognizioni e misure al fine di produrre come risultato sempre l’incolumità e il benessere (sicurezza) della persona e di conseguenza della collettività. Comunque, anche ogni sottodisciplina parte sempre da un’analisi del rischio per arrivare ad una prevenzione massima possibile al fine di ottenere una sicurezza detta, in gergo tecnico, accettabile.
La sicurezza può interessare direttamente le azioni dell’uomo, ma anche, indirettamente, i suoi interessi; per esempio installare un antifurto su un’automobile è creare sicurezza per l’uomo ma indirettamente, agendo sui suoi beni.

Alcune sottodiscipline

La sicurezza sportiva analizza l’aspetto agonistico;

  • la sicurezza sanitaria analizza il mondo della medicina e della profilassi;
  • la sicurezza alimentare analizza il mondo dei cibi e delle diete dalla produzione al consumo;
  • la sicurezza stradale analizza il mondo delle strade, dei veicoli e la circolazione;
  • la sicurezza informatica analizza l’uso delle reti telematiche, internet ma rispetto all’uso che ne fa l’uomo;
  • l’ingegneria della sicurezza si occupa di produrre sotto ogni possibile applicazione i ritrovati scientifici e tecnologici per rendere più sicura la vita quotidiana;
  • la sicurezza bancaria e finanziaria analizza il mondo degli investimenti e dalla Borsa.

Breve contestualizzazione della sicurezza in Italia e nel mondo

Poiché c’è poca cultura della sicurezza e non si conosce a fondo il contenuto di questa scienza, spesso si cade nell’errore di valutarla come un argomento di contorno.

In Italia spesso si continua a non percepire l’importanza che ha la scienza della sicurezza, e l’errore più banale e più comune è quello di pensarla come argomento o “sotto-argomento” di qualcos’altro; al contrario ha delle sotto-aree cui dare indicazioni e strategie operative. Quindi per avere un corretto approccio alla scienza della sicurezza occorre tenere presente due punti:

  • La scienza della sicurezza non è un sotto-argomento dell’educazione;
  • Quella della sicurezza è una scienza assolutamente indipendente.

La sicurezza deve circondare la persona in ogni momento della sua vita e i luoghi in cui svolge ogni sua attività. La scienza della sicurezza fa riferimento alla sicurezza della persona nella sua totalità, da quando nasce a quando muore.

La scienza della sicurezza, soprattutto in Italia, è sempre stata vista come un argomento di cui si doveva occupare il commercialista o l’ISPESL o come un costo aggiuntivo.

In Europa si parla e si discute di sicurezza sempre, in Italia invece l’argomento emerge soprattutto in seguito ad un evento doloso o una catastrofe.

In Europa la scienza della sicurezza è una delle attività principali di ricerca con l’obiettivo di aumentare il livello di benessere e di sicurezza per migliorare la vita.

In Italia è diffusa la credenza che la sicurezza sia compito degli altri, dello Stato, dei medici, della Polizia, delle istituzioni; in Europa invece il primo ad essere responsabile per la propria e l’altrui sicurezza è la persona stessa.

A livello internazionale ci sono tre termini per definire i concetti di sicurezza (in italia ne esiste uno solo): safety, security ed emergency.

  • Il primo, safety, fa riferimento all’incolumità della persona, non solo da un punto di vista di lotta al terrore ma a 360 gradi; incolumità non solo dal male fisico ma anche da quello morale, spirituale, indiretto etc.
  • Il secondo, security, ha più un significato di cultura, di studio e gestione della sicurezza per la realizzazione di misure per la prevenzione. Tali misure possono essere materiali e infrastrutturali ma soprattutto formative ed informative, atte a far conoscere il rischio perché la conoscenza è l’unica arma contro il rischio e quindi il pericolo.
  • Il terzo, emergency, fa riferimento a tutte quelle attività di sicurezza personali e sociali che devono scattare quando la security ha fallito. L’emergency scatta per la protezione e per il contenimento del pericolo. Strutture che operano per fare “sicurezza” in senso di emergency (soccorso) sono la Polizia, i Vigili del Fuoco, il Pronto Soccorso, la Protezione Civile etc.

Un esempio sotto il profilo psicologico

In italia ad esempio, vi è una “pretesa” diffusa che le automobili siano sicure; se si dovessero rompere i freni e dovesse avvenire un incidente si pensa dunque a fare causa alle case automobilistiche, o al comune per la pericolosità della strada, oppure al produttore degli pneumatici e così via.

In Europa si punta prima ad avere una persona con un comportamento sicuro che guidi in maniera sicura, che sia cosciente e responsabile delle proprie condizioni e di quello che fa; il problema è visto sotto il profilo formativo, nel creare persone con atteggiamenti e comportamenti sicuri, e solo in seconda battuta si pensa alla sicurezza di macchine e strade.

Definizioni principali

  • SICUREZZA

La sicurezza è la conoscenza che l’evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati.

  • RISCHIO

Il rischio è la probabilità che si verifichi un dato evento caratterizzato da una determinata magnitudo ovvero gravità del danno sulle persone, sulle cose, sull’ambiente.

  • PERICOLO

Il pericolo è una proprietà intrinseca di una sostanza o in generale di un evento, di creare danno.

  • ANALISI

L’analisi è lo studio della statistica, dell’ambiente in questione, delle persone che operano e della attività che si svolge, al fine di produrre una valutazione di rischio e di pericolo.

  • PREVENZIONE

La prevenzione è la messa in opera ed in esercizio di tutte le misure derivate dall’analisi per prevenire che accadano eventi pericolosi e quindi dannosi.

  • PROTEZIONE

La protezione è la messa in opera ed in esercizio di tutte le misure per proteggere persone e cose dal rischio residuo. La protezione si distingue in collettiva e individuale, attiva o passiva. Le misure di protezione collettiva sono hanno priorità rispetto a quella individuale. La protezione attiva è quella che gli stessi operatori devono attivare, indossare (caschi, scarpe, estintori) mentre quella passiva intervenie anche senza il comando umano (impianto sprinkler antincendio).

  • GESTIONE

La gestione è quell’insieme di attività che si realizzano in fase sia normale che critica. La gestione in normale esercizio è quell’insieme di attività come la formazione, l’informazione, le manutenzioni, le verifiche, le esercitazioni, gli adeguamenti normativi e le procedure. La gestione in emergenza è la messa in atto delle protezioni manuali quindi, le evacuazioni, le chiamate di emergenza, il contenimento, lo spegnimento, il confinamento, l’allontanamento.

Criteri generali della scienza della sicurezza

La conoscenza

La conoscenza è la percezione del rischio, sia personale che ambientale, ed è il punto di partenza per ogni studio. La conoscenza significa l’analisi del contesto operativo, di dove si è e di cosa si fa in modo da avere meno possibilità di errore. L’errore nasce dall’inconsapevolezza, dal non conoscere, dal non avere la giusta percezione del rischio.

Il rischio

Una corretta analisi del rischio dà la possibilità di creare un piano di prevenzione per ridurlo, per contenerlo, per evitarlo. Un principio fondamentale è quello che la sicurezza assoluta non esiste, poiché le variabili sono troppe ed incontrollabili, in gergo tecnico si definisce rischio residuo.

Per fare un esempio sulla sicurezza sociale:

se io conosco una comitiva di persone è meno probabile che ci sia uno che ad un certo punto vada fuori di testa e faccia una strage. Più conosco la comitiva da tempo, più ho questa certezza rafforzata. Meno conosco un gruppo di persone, più la mia conoscenza è bassa sui profili di chi mi circonda.

Per fare un esempio sulla sicurezza stradale:

se io conosco una strada sarà più sicuro nel percorrerla perché conosco le curve; se è una strada nuova dovrò fare attenzione e ridurre la velocità perché non so dove sono le curve e i tempi di reazione sono più lunghi.

Questi due esempi illustrano come la conoscenza preventiva sia il primo criterio assoluto di sicurezza, sia che si tratti di persone sia che si tratti di cose.

La coscienza e la percezione

Spesso si sa che c’è un rischio perché ci è stato detto ma ci manca la percezione e la coscienza del reale rischio; per fare un esempio, si può dire di non mettere la mano sul fuoco ai bambini, ma se almeno una volta non ne fanno esperienza non hanno la giusta percezione e coscienza.

Purtroppo ci sono delle esperienze irreversibili come gli incidenti stradali; non si può provare (fare esperienza) a correre guidando in stato di ebbrezza per essere coscienti del rischio reale, perché il danno fisico, sociale, morale, economico che ne deriva può essere irrecuperabile.

La conoscenza e la coscienza del rischio sono il primo passo verso la sicurezza.

La conoscenza e l’informazione sono le principali armi contro il rischio.

Il ciclo della Sicurezza

La sicurezza è un metodo ma anche un obbiettivo, se si vive in sicurezza si fa sicurezza, se si fa sicurezza si vive in sicurezza. Dal momento che si decide di affrontare l’argomento sicurezza si deve innescare un ciclo che non si deve fermare mai. Il ciclo della sicurezza è composto da più momenti che si succedono in continuazione, se si ferma questo ciclo si ferma la sicurezza. Il ciclo è composto da tre momenti:

  • analisi
  • misure
  • gestione

L’analisi comprende lo studio legislativo, normativo, ambientale, personale, professionale, delle attività, dei processi, etc.

Le misure prevedono due grandi famiglie: quelle relative alla prevenzione e quelle relative alla protezione. Le misure possono essere attive, passive, strutturali, impiantistiche, amministrative, disciplinari, etc.

La gestione è la parte che deve mantenere in vita la sicurezza con studi, aggiornamenti, formazione, informazione, manutenzione, verifiche, esercitazioni, piani di sicurezza, adeguamenti, etc.

Se la gestione non rimane viva, le misure e l’analisi perdono di significato e sono inutili. La sicurezza deve essere un’attività viva, sempre in continuo studio e miglioramento di sé stessa. Il miglioramento deve avvenire in continuazione su basi tecniche, normative, con confronti con altre realtà e non soltanto dopo l’analisi e lo studio di un evento.

Luoghi comuni

Come già spiegato, spesso quando si parla di scienza della sicurezza si intendono solo delle sotto-branche della sicurezza intendendole come onnicomprensive, ma è un errore.

La scienza della sicurezza spesso è intesa solo come sicurezza sul lavoro; di fatto la sicurezza del lavoro è solo una sotto disciplina, lo stesso avviene per l’ingegneria della sicurezza. L’ingegneria della sicurezza, anche se impiegata in diversi settori (automobile, case, strade, etc) è solo l’applicazione di studi e ricerche di tecnologie d’avanguardia per prevenire e proteggere da potenziali rischi sia nella sua singolarità che nella sua socialità.

In Italia

In Italia la scienza della sicurezza non è molto sviluppata, se non per segmenti molto particolari. Il poco interesse reale è dimostrato dal fatto che neanche le scuole e le università si sono finora interessate in maniera approfondita all’argomento. L’istituzione delle lauree in ingegneria della sicurezza risale a dopo l’anno 2000.A Varese, il corso di Ingegneria per la sicurezza del lavoro e dell’ambiente sforna ogni anno circa 20 ingegneri qualificati.

In ambito territoriale esiste l’ISA (Istituto Superiore Antincendio) che all’interno dell’ingegneria della sicurezza per la prevenzione incendi fa un studio a 360 gradi nel quale si va ad analizzare la sicurezza nel suo complesso, in quanto un incendio si può innescare in qualsiasi ambiente.

Il Vigile del Fuoco, dopo anni di esperienza, è quindi un vero e proprio tecnico della sicurezza.

Il fatto che i Vigili del fuoco studino la scienza della sicurezza e istituiscano una scuola (ISA), non rientra nelle loro competenze ma è comunque un fatto positivo.

I Vigili del Fuoco si dovrebbero occupare solo della fireengineering mentre di fatto, a causa di un vuoto istituzionale, normativo ed infrastrutturale, sono costretti a sforare e a occuparsi di argomenti sicuramente della loro area di interesse ma non pertinenti.

In Italia la sicurezza sul luogo di lavoro è stata imposta con la legge 626 recependo una direttiva europea ma con alcune lacune di applicazione.

In altri ambienti, come la scuola, poco è stato fatto sulla formazione ed informazione alla persona; salvo alcuni casi sporadici, non esiste per esempio un piano formativo ad ogni livello scolastico che parli di sicurezza sanitaria, stradale, personale, alimentare, etc.

La sicurezza sotto il profilo universitario e del know how

Partendo dal principio fondamentale della bottega e dal concetto artigianale dell’arte, è necessario dire che anche nell’insegnamento e nella formazione è necessaria la forma mentis di affrontare una professione che deve passare da chi insegna a chi apprende. In altre parole dovrà succedere che come i medici formano altri medici, vasai formano altri vasai e ingegneri formano altri ingegneri, così dovrà essere per la scienza della sicurezza: affrontata da professionisti del settore. In Italia esistono esperti di sicurezza, ma sono pochi e poco conosciuti. Esistono comunque altre figure con grandissima specializzazione prestate a quest’ultima, come medici, ingegneri, sociologi e psicologi

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  Sicurezza

tratto da Wikipedia: Enciclopedia libera

La sicurezza (dal latino “sine cura”: senza preoccupazione) può essere definita come la “conoscenza che l’evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati”. In termini più semplici è: sapere che quello che faremo non provocherà dei danni. Il presupposto della conoscenza è fondamentale da un punto di vista epistemologico poiché un sistema può evolversi senza dar luogo a stati indesiderati, ma non per questo esso può essere ritenuto sicuro. Solo una conoscenza di tipo scientifico, basata quindi su osservazioni ripetibili, può garantire una valutazione sensata della sicurezza.

La sicurezza totale si ha in assenza di pericoli. In senso assoluto, si tratta di un concetto difficilmente traducibile nella vita reale anche se l’applicazione delle norme di sicurezza rende più difficile il verificarsi di eventi dannosi e di incidenti e si traduce sempre in una migliore qualità della vita.

Nella lingua italiana, come in altre lingue, il termine sicurezza non viene molto bene differenziato da quello prevenzione. Forse, più che un problema linguistico, si tratta di un residuo di antichi concetti sul fato, sull’ineluttabile e sulla prevalenza del destino e della fortuna rispetto all’intelligenza umana. Quando si verifica un incidente, ancora oggi si sente parlare di sfortuna.

Si può affermare che un incidente è causato dal mancato rispetto delle norme di sicurezza.

I campi dove è vitale che la sicurezza sia uno dei primi obiettivi sono molto numerosi, così come vari sono i sistemi per raggiungere un grado di sicurezza ritenuto accettabile. Le attività lavorative in genere ma anche la vita domestica, gli hobby, il gioco e lo sport richiedono alcune attenzioni particolari. Praticamente ogni settore della vita moderna ha delle implicazioni relative alla sicurezza: l’informatica (vedi sicurezza informatica), le comunicazioni, i trasporti, sicurezza automobilistica.

Un capitolo a parte è costituito dalla sicurezza nazionale e internazionale, dalla difesa da atti di terrorismo e da catastrofi (terremoti, maremoti, uragani, etc.), i relativi compiti sono svolti in Italia dalla Protezione Civile, struttura decentrata istituita con la legge n. 225 del 24 febbraio 1992 e che dipende dal Dipartimento omonimo, sotto il diretto coordinamento del Presidente del Consiglio.

Nella vita quotidiana, per migliorare la sicurezza, diminuire la possibilità di infortuni e incidenti, aumentando nel contempo la probabilità di risolvere favorevolmente ogni situazione di emergenza, sono necessarie azioni preventive ed organizzative adeguate, che includono:

  • analisi dei rischi;
  • formazione delle persone addette alla sicurezza;
  • formazione sul primo soccorso;
  • dotazioni personali appropriate (abbigliamento, dispositivi di protezione individuale, dispositivi di controllo, telerilevamento e telesoccorso);
  • la cassetta di pronto soccorso, obbligatoria negli ambienti di lavoro, dove deve essere segnalata appropriatamente, del tipo stabilito per legge e reintegrata dopo ciascun utilizzo, fortemente consigliata in casa;
  • controllo periodico dei dispositivi antincendio, delle vie di fuga e del piano di evacuazione nei locali a rischio incendio;
  • controllo periodico degli impianti elettrici, con particolare riferimento all’efficienza dei dispositivi di apertura per sovraccarico e per dispersione e alla verifica dell’impianto di messa a terra;
  • controllo periodico di filtri e prese d’aria negli impianti di aereazione e condizionamento;
  • controllo e revisione periodica dei veicoli;
  • custodia accurata e proporzionata al rischio di ciascun dispositivo e del materiale pericoloso, tossico o nocivo.

Nel mondo del lavoro organizzato, il compito di garantire la sicurezza dei lavoratori è del datore di lavoro che, per le leggi della Comunità Europea, deve adoperarsi per rendere l’attività dei propri sottoposti “sicura”.

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