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Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco

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Autopompa Iveco Baribbi 190-26 dei Vigili del fuoco

Autopompa Iveco Baribbi 190-26 dei Vigili del fuoco

Piaggio P-180 Avanti dei Vigili del fuoco

Piaggio P-180 Avanti dei Vigili del fuoco

Il Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco è un corpo istituzionale della Repubblica Italiana, decretato dal Ministero dell’Interno, Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e delle Difesa Civile. I compiti d’istituto del Corpo sono la salvaguardia di persone, animali e beni, il soccorso tecnico urgente e la prevenzione incendi; inoltre il Corpo si adopera per garantire la sicurezza dello Stato in casi di emergenza provocati da atti definibili ” Aggressioni alla Nazione “. La Difesa prevede la stesura di un Piano Nazionale che definisce le minacce, quali: chimiche, batteriologiche, radioattive e nucleari.

Fu fondato nel 1939 e riunì tutti i corpi precedentemente presenti sul territorio nazionale nelle varie città. Lo scopo della sua fondazione fu quello di garantire un adeguato soccorso a tutta la popolazione Italiana, dopo aver visto le difficoltà che si erano create al Terremoto della Sicilia dove, per la prima volta, operarono insieme vari corpi di Civici Pompieri provenienti da numerosi città italiane, ognuno con le proprie attrezzature. Questo fatto creò non pochi problemi, visto che non tutti erano attrezzati allo stesso modo. Il nuovo governo fascista, quindi, affidò l’incarico ad un ardito della 1 Guerra Mondiale, Alberto Giombini nato a Jesi il 18 luglio 1898 il quale, grande organizzatore, viene chiamato dal Ministero dell’Interno, per coordinare la nascita di un unico Corpo di Vigili del Fuoco in Italia. È lui l’artefice di tutta la macchina organizzativa che da allora, e fino ai giorni nostri, ha fatto sì che il personale del CNVVF si sia arricchito di esperienze, di nuove professionalità, specializzazioni e attrezzature, diventando uno dei più avanzati al mondo.

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, è impegnato a fianco dei bambini dal 1989, da quando cioè ha ricevuto la nomina di “ambasciatore di buona volontà” da parte del Comitato Italiano per l’Unicef. Tra le campagne cui ha partecipato, c’è “Yes for Children”, per un manifesto dei diritti dell’infanzia.

 

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Personale operativo

Vigili del fuoco alla parata del 2 giugno a Roma.

Vigili del fuoco alla parata del 2 giugno a Roma.

Il soccorso tecnico urgente è effettuato da squadre operative presenti in tutto il territorio nazionale. In ogni provincia è presente un comando provinciale che coordina l’attività di vari distaccamenti dislocati sul territorio. Il personale operativo può essere permanente o volontario. Quest’ultimo si distingue per la presenza di un baffo bianco sul distintivo di qualifica.

I vigili del fuoco (chiamati affettuosamente anche pompieri) operano sulle APS (autopompa serbatoio) e sugli altri mezzi che sono normalmente presenti nei distaccamenti (autoscala, autobotte…). Le squadre sono formate generalmente da 5 o 6 persone.

A coordinare le attività di soccorso vi è un capo squadra. È un vigile che ha una certa esperienza sul campo e di formazione professionale che gli permette di conoscere tutte le tecniche di soccorso e antincendio. Gestisce gli uomini sullo scenario dell’evento e li coordina per ottimizzare le risorse e i tempi. Lo si distingue dagli altri pompieri per il fregio di qualifica rosso e per l’elmo anch’esso di colore rosso.

Le operazioni sullo scenario di soccorso vengono effettuate dai vigili operativi. Questo personale effettua un addestramento specifico di 6 mesi alle scuole di formazione di base di Roma Capannelle e al centro di formazione operativa di Montelibretti (RM). Questa formazione unita all’addestramento che tutti i giorni viene effettuato durante l’orario di servizio fa sì che il vigile del fuoco sia pronto professionalmente e fisicamente a operare dove normalmente le altre persone non vorrebbero essere. Questo personale si distingue per il fregio di qualifica verde e rosso e per l’elmo di colore nero. Alcuni vigili poi sono abilitati alla conduzione dei mezzi di soccorso (autisti) grazie ad un corso al cui termine viene rilasciata una speciale patente ministeriale.

Il personale operativo del CNVVF ha funzioni di polizia giudiziaria, polizia amministrativa e di prevenzione. Spetta ai vigili infatti, in collaborazione con le altre forze di polizia, individuare le cause degli incendi e stabilire se si tratti di incendi dolosi.

Specializzazioni

All’interno del CNVVF esistono svariate specializzazioni. Personale addestrato per interventi particolari che, affiancato al personale operativo, copre tutte le tipologie di interventi.

  • N.I.A. Nucleo Investigativo Antincendio.

Studia, ricerca e analizza le cause d’incendio, attraverso organi di Polizia Giudiziaria, per le attività investigative connesse al verificarsi di sinistri caratterizzati da incendi.

  • Nucleo sommozzatori. Per le emergenze derivanti dal rischio acquatico, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco dispone dei Nuclei di Soccorso Subacqueo ed Acquatico, presenti sul territorio nazionale con 32 sedi, attive 24 ore su 24, ed oltre 360 operatori in grado di intervenire nelle varie situazioni di pericolo legate all’elemento acqua:

dall’incendio a bordo di navi alla presenza di rischi biologici, chimici e nucleari, dalla ricerca di persone in mare, laghi e fiumi all’emergenza alluvionale. Peculiarità dei Sommozzatori dei Vigili del Fuoco è l’immersione anche in luoghi non convenzionali quali acquedotti, pozzi, reti fognarie ed acque nere.

  • Nucleo elicotteri. 12 nuclei elicotteri sul territorio nazionale assicurano un valido supporto aereo ai mezzi a terra per tutte le tipologie di interventi.
  • Nucleo SAF. Acronimo di speleo-alpino-fluviale. È il personale che opera dove gli altri mezzi non possono arrivare. Con tecniche di derivazione speleologica, alpinistica e fluviale e grazie ad un elevato livello di professionalità questi soccorritori scalano pareti rocciose, scendono in pozzi e grotte o affrontano le correnti dei corsi d’acqua. Le stesse tecniche servono anche a raggiungere campanili, tetti e i piani più alti dei grattacieli dove le normali autoscale non arrivano. Si pensi ad esempio alla sciagura del Grattacielo Pirelli di Milano del 18 aprile 2002, dove si interveni con queste tecniche per rimuovere alcune delle macerie pericolanti ai piani 22-26.
  • Nucleo Cinofili. Il personale operativo del CNVVF, effettuano interventi di ricerca di ogni genere, impiegati su tutto il territorio nazionale.
  • Aeroportuali. Il personale che presiede alla sicurezza negli aeroporti nazionali. Sono dotati di particolari mezzi pesanti(idroschiuma polvere), dotati di cannoni che sparano acqua e schiuma nonché polvere in grande quantità.
  • Portuali.Che si distinguono in Padroni marittimi e direttori di macchina, e sono dotati di unità navali per il soccorso in mare, a bordo delle navi e nei porti.
  • Nucleo NBCRE. Nucleare-Biologico-Chimico-Radiologico-Esplosivo. Impegnato a operare nelle condizioni più difficili a causa della presenza di sostanze potenzialmente pericolose per la pubblica incolumità (contaminazione da radiazioni nucleari, attentati con armi non convenzionali, rilasci di sostanze pericolose come gas o carburanti a seguito di incidenti…)
  • Radioriparatori. Personale dedicato alla verifica del corretto funzionamento delle apparecchiature di comunicazione del CNVVF. Le comunicazioni sono di fondamentale importanza per l’operato quotidiano delle squadre impegnate sul territorio.

Le attrezzature

Le attrezzature individuali

Le attrezzature individuali di ogni vigile del fuoco volontario o permanente che sia consistono in:

  • divisa di soccorso-antincendio estiva: Elmo protettivo, sottocasco ignifugo, completo antifiamma (giaccone con fregio identificativo più sovrapantalone), maglietta polo ingnifuga, pantaloni estivi con rifrangenti, giubba estiva con rifrangenti, cintura, anfibi, guanti da intervento (antincendio, antitaglio, dielettrici…), in caso di grosse quantità di fumo i vvf possono indossare gli autoprotettori (bombola d’aria compressa respirabile che tramite un tubo e una maschera porta direttamente aria respirabile al vigile questo ha un autonomia di circa 30 minuti) questi sono in ogni mezzo di soccorso dei vvf (APS, AS, ABP)
  • divisa di soccorso-antincendio invernale: è uguale a quella estiva con le seguenti varianti maglia ignifuga in sostituzione alla polo, pantaloni invernali, giubba invernale.
  • uniforme per servizi d’istituto: berretto baseball con fregio, maglietta polo o maglia, pantaloni invernali o estivi, giubba, calzature basse di sicurezza, cintura.

Inoltre ogni vigili del fuoco ha a disposizione un completo antipioggia che consiste in un pantavento e una giacca a vento.

I mezzi

Il corpo nazionale dei vigili del fuoco possiede mezzi speciali per ogni tipo di intervento.

Mezzi terrestri

Il mezzo più comune è l’APS, acronimo di autopompa serbatoio, essa viene utilizzata per la maggior parte degli interventi come gli incendi, incidenti stradali, soccorso a persone ecc… .

Questi mezzi sono caratterizzati da una buona attrezzatura specifica (manichette, scala a ganci e scala italiana, divaricatore, motosega, mototroncatrice ecc) e da una discreta portata idrica. Gli ultimi automezzi acquistati sono il Mercedes Actrocs, l’Iveco Stralis, e il Mitsubishi Canter.

  • L’autoscala, veicolo utilizzato per raggiungere luoghi alti come piani di condomini, alberi ecc. I vigili del fuoco hanno in dotazione autoscale che possono raggiungere altezze di minimo circa 30m e massimo 50m.
  • L’autobotte pompa (ABP) che vanta una grossa portata idrica di circa 8000l, con un’attrezzatura tecnica sufficiente. Questi mezzi vengono impiegati soprattutto nei grossi incendi in supporto alle APS o negli incendi boschivi.
  • Autogru
  • Fuoristrada
  • Anfibi

Si ricorda che tutti i mezzi in servizio presso il corpo, hanno dispositivi di segnalazione visiva (lampeggiante blu)e sonora (sirena). Questa può essere a fischio (in disuso ma non rara da sentire nelle nostre strade, data la vetustà di alcuni mezzi in dotazione al corpo) o bitonale, in quanto questi mezzi sono veicoli d’emergenza.

Mezzi aerei

Il corpo dei VVF ha in dotazione quattro modelli di elicotteri disposti in undici elinuclei dislocati ad Arezzo, Bari, Bologna, Catania, Genova, Pescara, Salerno, Sassari, Torino, Varese, Venezia e al Centro Aviazione di Roma Ciampino. I modelli attualmente in uso sono:

  • Agusta-Bell AB 412 utilizzato per il trasporto, soccorso, spegnimento incendi ecc.
  • Agusta-Bell AB 206 utilizzato dal corpo soprattutto per servizi di ricognizione (monitoraggio e controllo).
  • Agusta Westland A109 ultimo mezzo arrivato al corpo di questi ancora se ne possono contare solo pochi esemplari esso dovrebbe andare a sostituire gli ormai vecchi e obsoleti AB 206.

Da ricordare la presenza di un aereo bimotore a turboelica P180 (VF-181) presso il Centro Aviazione di Roma Ciampino

I VVF hanno utilizzato un quindicina di elicotteri AB 204 ASW radiati dalla Marina Militare e “denavalizzati” dalla Agusta. Attualmente questi elicotteri sono stati quasi completamente radiati anche dai VVF. In precedenza i VVF hanno utilizzato pochi esemplari di AB 205 attualmente radiati. I primi elicotteri usati dai VVF sono stati gli AB-47G, seguiti dagli AB-47J, entrambe queste macchine sono da tempo radiate.

Chiamate di soccorso

Il numero di soccorso dei Vigili del Fuoco è il 115. Attivo e gratuito su tutto il territorio nazionale. Al telefono risponde il personale delle sale operative del comando provinciale da cui si chiama che poi, a seconda della zona e della tipologia del sinistro, decide quali distaccamenti, squadre e mezzi mandare a risolvere il problema. Inoltre queste sale operative sono in stretto contatto con le altre centrali operative 118, 112, 113, polizie locali per garantire un rapido intervento di tutti i mezzi di soccorso. Per questioni di polizia giudiziaria tutte le chiamate in arrivo al 115 sono registrate.

L’intervento dei Vigili del Fuoco è sempre gratuito per servizi di soccorso.

Attività sportive

Il corpo dei vigili del fuoco porta con sé una lunga tradizione sportiva di campionati. In ordine alfabetico:

  • Beach volley
  • Ciclismo (su strada e con mountain bike)
  • Nuoto per salvamento
  • Podismo
  • Rugby
  • Sci alpino e Sci nordico
  • Tiro a volo
  • Triathlon

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ha come sport istituzionale anche il canottaggio.

Da segnalare inoltre che in piena II Guerra Mondiale la compagine del 42° Corpo dei Vigili del fuoco di La Spezia (che non ha nulla a che fare con la società calcistica) trionfò in un torneo calcistico disputato in condizioni al limite della sopportazione, in un’Italia divisa e tormentata dalla guerra. I Vigili del fuoco liguri, il 16 luglio 1944, ebbero la meglio sul grande Torino all’Arena di Milano, città a quel tempo occupata dalle truppe tedesche. La vittoria è stata riconosciuta il 22 gennaio 2002, con l’assegnazione, da parte della FIGC, alla formazione spezzina, di una medaglia al valore sportivo per quello storico trionfo.

Riforme 

A partire dal 5 dicembre 2005, nei vigili del fuoco e negli altri corpi istituzionali, secondo quanto stabilito dalle vigenti leggi dello stato italiano, non è più previsto il servizio di leva, ma prende forma la possibilità di poter svolgere servizio civile per la durata di un anno.

In base all’approvazione del decreto legislativo, a partire dal 1 gennaio 2006, inizia la nuova riforma del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco, con l’introduzione delle nuove qualifiche e gli scatti di anzianità.

Le nuove qualifiche (senza considerare i sottogruppi dovuti agli scatti di anzianità) sono le seguenti e sono distinguibili dalla colorazione dell’elmetto o dal tipo di distintivo portato sul braccio:

  • Vigile del Fuoco (colore elmetto nero e distintivo verde e rosso)
  • Capo squadra (colore elmetto rosso e distintivo rosso)
  • Capo Reparto (colore elmetto rosso e distintivo rosso e blu)
  • Ispettore Antincendio e Sostituto Direttore Antincendio (colore elmetto argento e distintivo blu)
  • Direttore (colore elmetto argento e distintivo blu e oro)
  • Primo Dirigente (colore elmetto argento e distintivo oro)
  • Dirigente Superiore (colore elmetto argento e distintivo oro e platino)
  • Dirigente Generale e Dirigente Generale Capo (colore elmetto argento e distintivo platino)

A capo del C.N.VV.F. vi è invece un prefetto che non dispone di divisa. Alcuni distintivi (da Vigile del Fuoco fino ad Ispettore Antincendio) portano una piccola “V” bianca (detta “baffetto”) atta ad indicare che si tratta di personale volontario. I distintivi di qualifica sono visionabili sul sito istituzionale.

Musei dei Vigili del Fuoco

  • Museo Storico dei Vigili del Fuoco di Roma
  • Museo Storico dei Vigili del Fuoco di Mantova
  • Museo Storico dei Vigili del Fuoco di Milano
  • Museo Storico dei Vigili del Fuoco – Villa Bellavista (Borgo a Buggiano)
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DENUNCIA VI@ WEB

Servizio per la presentazione di denunce di smarrimento o di furto ad opera di ignoti, utilizzabile da tutta Italia.
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CARABINIERI

POLIZIA DI STATO

 

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Polizia di Stato

La Polizia di Stato è la forza di polizia italiana direttamente dipendente dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che rappresenta l’apparato amministrativo centrale per mezzo del quale il Ministero dell’Interno (Autorità Nazionale di Pubblica Sicurezza) gestisce l’ordine pubblico e la pubblica sicurezza in Italia.

Indice

  • 1 Storia della Polizia in Italia
    • 1.1 L’Ottocento: la nascita, la crescita
    • 1.2 Il Novecento: la scienza e la politica
    • 1.3 La Polizia nel regime
    • 1.4 Il regime di Polizia
    • 1.5 La Polizia di guerra
    • 1.6 Verso la nuova Polizia
    • 1.7 Angelo Vicari e la nuova Polizia
    • 1.8 Sotto assedio
    • 1.9 La riforma del 1981
  • 2 Simboli
  • 3 Uniformi
    • 3.1 Fregio da berretto e da basco
    • 3.2 Mostrine
  • 4 Organizzazione
  • 5 Le qualifiche
  • 6 Capi della Polizia dal 1878
  • 7 Organizzazione e struttura
  • 8 Organico attuale
  • 9 Autovetture
  • 10 Curiosità
  • 11 Note
  • 12 Bibliografia
  • 13 Voci correlate
  • 14 Altri progetti
  • 15 Collegamenti esterni

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Storia della Polizia in Italia

L’Ottocento: la nascita, la crescita

Le origini dell’amministrazione della pubblica sicurezza, in senso moderno, vengono fatte risalire al re Carlo Alberto, che la costituì nel 1848 come amministrazione civile. Nella riorganizzazione dello stato sabaudo, alla diffusione territoriale delle forze di controllo militare [1], fu affiancata una struttura civile composta di delegati di polizia. Ben presto, la peculiarità delle esigenze di questi, unitamente all’osservazione di quanto andava sviluppandosi in altri stati, richiese l’istituzione di forze armate appositamente dedicate a funzioni di polizia, preferibilmente svincolate da taluni degli obblighi tipici delle forze militari tradizionali.

Il reparto a Cavallo della Polizia di Stato eredita una tradizione molto antica, risalente all'Ottocento; l'impiego prevalente è per servizi di ordine pubblico e pattugliamenti particolari. Presso il maneggio del centro di coordinamento di Roma, nella caserma in zona Trastevere, si tengono corsi di ippoterapia per giovani con patologie neurologiche.

Il reparto a Cavallo della Polizia di Stato eredita una tradizione molto antica, risalente all’Ottocento; l’impiego prevalente è per servizi di ordine pubblico e pattugliamenti particolari. Presso il maneggio del centro di coordinamento di Roma, nella caserma in zona Trastevere, si tengono corsi di ippoterapia per giovani con patologie neurologiche.

I primi corpi che diedero vita alla polizia dell’epoca furono la Milizia Comunale e la Guardia Nazionale. Successivamente, con la legge 11 luglio 1852, n.1404, venne creato il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, che aveva due compagnie a Torino ed a Genova (oltre a qualche stazione). La legge 13 novembre 1859, n. 3720, ne estese la competenza territoriale a tutti gli stati (meno la Toscana) che via via andavano annettendosi al Regno di Sardegna; la stessa norma attribuiva il comando delle funzioni di pubblica sicurezza ai questori delle città capoluogo di provincia con più di 60.000 abitanti, e per la prima volta fu istituito il ruolo degli ispettori.

Il regio decreto 9 ottobre 1861, n. 255, creò la Direzione Generale della Pubblica Sicurezza, potenziando quindi temporaneamente la struttura, allora cresciuta sino al rango di Divisione, ma l’anno successivo, con l’istituzione del Segretariato Generale del ministero dell’Interno, l’amministrazione fu ricondotta al rango di Divisione e posta sotto la responsabilità del Segretario Generale. Le attività del Corpo furono poi distinte, nel 1880, in polizia amministrativa, polizia giudiziaria e divisione affari riservati

Con il regio decreto 3 luglio 1887, n.4707, il governo De Pretis ripristinò la Direzione Generale. Nel dicembre del 1890 (Ministro dell’Interno Francesco Crispi) dall’unione delle Milizie Comunali e del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, nacque il Corpo delle Guardie di Città.

Il Novecento: la scienza e la politica , allievo di Cesare Lombroso , durante il governo Giolitti fu fondata la scuola di polizia scientifica con a capo il suo fondatore, lo stesso Ottolenghi, primo studioso delle tecniche di investigazioni scientifiche.

Nel 1917 fu istituito l’UCI, ufficio centrale investigazioni, che raccoglieva in parte l’eredità della divisione affari riservati politici e che si sarebbe dedicata ad attività di controspionaggio; il comando fu assegnato al Gasti.

Nell’agosto del 1919, durante il governo Nitti, furono sciolte le Guardie di Città e furono costituiti il Corpo della Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza (12 divisioni, 40.000 uomini), Corpo ad ordinamento militare deputato al mantenimento dell’ordine pubblico ed alquanto svincolato da eventuali influenze della politica, ed il Corpo degli Agenti Investigativi (8.000 uomini), specializzato in compiti di polizia giudiziaria.

La Polizia nel regime

Il 31 dicembre 1922 Benito Mussolini, capo del neonato governo, sciolse i due corpi (provocando reazioni violente di una certa gravità da parte delle truppe interessate), che furono poi assorbiti all’interno dell’Arma dei Reali Carabinieri. Nell’ambito della stessa manovra, veniva creata la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale.

Tra le molte ragioni che si sono prospettate per questa scelta, molti studiosi propendono per considerare più verosimile l’esigenza del nuovo premier di sottoporre a più facile controllo tutte le strutture dello stato (ciò che sarebbe stato poi di maggior evidenza quando tutte le amministrazioni fasciste vennero organizzate in forma paramilitare): se la truppa dei due corpi di polizia era certamente militare, la parte alta della catena gerarchica era invece civile, perciò non sottoposta ai rigori delle regolamentazioni cui soggiacevano gli uomini in divisa, primo fra tutti appunto la ferrea concatenazione gerarchica. Con l’unificazione nei Carabinieri sarebbe stato più facile il controllo su tutta la polizia attraverso il controllo della sola Arma, che Mussolini considerava alla sua portata. La costituzione della Milizia, sollecitata anche da Dino Grandi, rispondeva invece all’esigenza di inquadrare in forme legalmente accettabili (ed anche contrabbandabili come grato “riconoscimento”) le “truppe di fatto” degli squadristi.

Ciò malgrado, la distinzione di un’apposita funzione di polizia occorreva ancora al fascismo, potendosi però risolvere la questione con l’accentramento del comando presso il ministero dell’Interno, che avrebbe potuto disporre delle forze del ministero della guerra [4]. Le cariche di diretta emanazione governativa furono perciò mantenute al loro posto, con anzi qualche piccolo intervento che segnalava costanza di attenzione. Con il regio decreto 11 novembre 1923, n. 2395, la figura del Direttore Generale della Pubblica Sicurezza fu rinominata (senza altre sostanziali modificazioni) in “Intendente Generale della Polizia”, subito ricorretta dal regio decreto 20 dicembre 1923, n. 2908, che la convertì all’ancora vigente denominazione di “Capo della Polizia”.

Nell’aprile del 1925 fu (ri)costituito il Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza, che riprendeva se non altro la tradizione dei disciolti corpi, in parte anche per riguadagnare il consenso presso le forze dell’ordine, sceso a livelli di scarsa sufficienza a causa dello scioglimento precedente (che aveva collateralmente minato anche l’armonia interna fra i Carabinieri, nei quali erano stati indiscriminatamente versati gli ex-poliziotti) e della crescita di potere della Milizia, con la quale vi furono, durante il fascismo, numerose interferenze di competenze o di fatto. Alla ricostituzione del Corpo si giunse però anche perché i Carabinieri, di più antiche tradizioni, erano restati più fedeli alla corona e, si è sostenuto, il tentativo di guadagnarne il controllo fu fermato prima di scontrarsi con un’inopportuna sconfitta.

Il regime di Polizia

Nel 1926 fu nominato Capo della Polizia Arturo Bocchini, pochi giorni dopo la sua nomina fu emanato il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), che regolamentava con minuzia allora inusitata la vita quotidiana, e poco dopo ancora fu istituito il Tribunale Speciale (che aveva come compito la lotta agli oppositori politici) e fu reintrodotta la pena di morte.

Bocchini ebbe sempre come suprema missione la salvaguardia dell’incolumità del Duce ed in questo compito tradusse la sua non comune capacità organizzativa creando nel 1930 l’OVRA (Organismo di Vigilanza per la Repressione dell’Antifascismo). Inoltre, introdusse notevoli modifiche organizzative e tecniche nel funzionamento delle questure (molte delle quali non soppresse in età repubblicana) così da poter allestire agevolmente una imponente collezione di dati in tempo reale che a Palazzo Venezia venivano analizzati anche per monitorare il consenso popolare. Fra queste modifiche il cosiddetto “mattinale”, rapporto burocratico contenente dati sulla forza presente e consuntivi dei fatti (crimini, incidenti, altri fatti di rilievo) della giornata precedente; per tradizione il mattinale è consegnato al destinatario (tipicamente il questore, ma anche responsabili di altri comandi) appunto al momento di prendere servizio la mattina, donde il nome.

Dal punto di vista operativo, con la conquista delle colonie, Bocchini ideò un apposito mini-corpo di polizia per i nuovi territori, il Corpo di Polizia Coloniale, poi rinominato Polizia dell’Africa Italiana (PAI) dotato di uniformi ed equipaggiamenti inconsueti, riecheggiati dalle esperienze degli esploratori inglesi, e munito in anteprima dell’appena sfornata mitraglietta Beretta MAB 38, caratteristica per una sorta di radiatore per il raffreddamento della canna.

Bocchini fu un Capo della Polizia assai particolare, che riuscì a gestire praticamente da solo un’organizzazione presto ridivenuta imponente e delicatissima, un corpo il cui controllo era ovviamente essenziale per la buona tenuta del governo e che pare egli stesso abbia voluto ricreare, dopo il discioglimento del ’22, al fine di costituirne una sorta di armata a disposizione del governo (il quale peraltro già aveva inquadrato nella Milizia elementi dello squadrismo). La polizia dunque al governo, mentre i Carabinieri erano fedeli al Re. Bocchini fu perciò il vero autore di una duplicazione delle strutture nazionali militari e di polizia (e di intelligence) che rappresentava al meglio la ragione dei sostanziali equilibri fra la corona ed il fez. In questo ruolo Bocchini era uno dei pilastri fondamentali su cui poggiava l’edificio del regime. Fu Bocchini incaricato di eseguire le più delicate schedature) e degli altri esponenti più in vista della società italiana del periodo, contribuendo alla creazione del famoso “archivio segreto” di Mussolini. Fu ancora Bocchini a riportare personalmente al Duce il gravissimo malcontento popolare causato dalle leggi razziali.

A questo proposito si ebbe, fra i tanti Caduti della Polizia (attraverso le sue varie denominazioni), il nobile caso, non unico, di Giovanni Palatucci, funzionario dell’Ufficio Stranieri di Fiume, che impedì la deportazione di migliaia di ebrei e che per questo fu deportato egli stesso, morendo a Mauthausen.

Morto Bocchini in circostanze che qualcuno ha considerato “non limpide” (anche perché di pochissimo successive alla sua presentazione di un’informativa nella quale si ammoniva Mussolini sullo scarsissimo consenso delle forze armate e della popolazione dinanzi alla prospettiva di seguire la Germania nella guerra), gli successe Carmine Senise, che secondo alcuni era uomo di Badoglio, cioè del Re. Anche Senise, in verità, era conscio del malcontento ed anzi premonì la possibile destituzione del Duce da parte del Re, ma riuscì a mantenere la sua figura ben distinta dal regime.

La Polizia di guerra

La guerra condusse le forze di polizia ad aggiornare le proprie finalità d’impiego, per far fronte a situazioni di ordine pubblico ovviamente eccezionali. In questo, è stato notato, lo zelo repressorio fu portato quasi fisiologicamente a scadere, registrandosi un infinito numero di reati comuni commessi per reali cause di grave necessità, mentre per quanto riguardava i reati politici la competenza era stata quasi completamente ceduta alle forze militari. Molto personale richiese l’arruolamento temporaneo in corpi militari per combattere.

Senise fu sostituito nell’aprile del 1943, in occasione di un generale rimpasto delle cariche istituzionali voluto da Mussolini; questo rimpasto (che privava la corona di un uomo sempre più fidato su una poltrona tanto delicata) è stato da alcuni storici considerato il vero momento in cui dal Quirinale si decise, avvicinando Dino Grandi, di liberarsi di Mussolini. È vero del resto, che dopo il 25 luglio, Senise fu subito rinominato da Badoglio Capo della Polizia. Va menzionato che Senise fu una delle pochissime autorità che non seguirono il Re e Badoglio nella fuga al Sud dopo l’armistizio di Cassibile e che per questo fu catturato a Roma dai tedeschi (da Erich Priebke) e fu deportato in un lager dal quale fu liberato alla fine della guerra.

Il 6 settembre 1943, quando l’armistizio di Cassibile era già stato firmato in segreto, prima di darne notizia pubblica era stata sciolta la Milizia, riconferendo tutte le sue principali funzioni alla polizia.

Il 2 novembre 1944, interrompendo la tradizione che aveva visto la polizia sempre come corpo civile armato (salvo nel periodo del breve assorbimento nell’Arma dei Carabinieri), con un decreto legislativo luogotenenziale, venne nuovamente istituito il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, che aveva stavolta status di corpo militare.

La fine della guerra fu preceduta e seguita da situazioni di grave disagio dell’amministrazione, non in grado di assolvere ai suoi doveri istituzionali con risultati soddisfacenti. La divisione del Paese e la guerra civile, insieme al diffuso banditismo, impedivano di considerare l’Italia un paese “sicuro”. In più, la polizia sotto la guida di Bocchini si era legata assai intimamente alle vicende governative, non riscuotendo più l’opportuna fiducia popolare. Poco prima della liberazione, fu perciò necessario impartire il divieto di appartenenza a partiti politici o sindacati per tutti gli appartenenti al Corpo, onde fugare il sospetto che l’attività di polizia potesse ancora subire “orientamenti”. Alla spontanea copiosa effiorescenza di problemi, si univa anche il discusso utilizzo della polizia da parte del governo Badoglio, che ne fece un uso improntato ad un concetto alquanto spiccio sul modo di contrastare i moti di piazza ed i tafferugli: le animosità venivano sedate con frequente uso delle armi, provocando decine di morti che, malgrado i tempi fossero già abbondantemente insanguinati per loro conto, destarono vasta riprovazione nella società civile.

Nonostante la gravità della situazione generale, nel 1945 si diede vita alle specialità della Polizia Ferroviaria e della Polizia Stradale, il cui primo compartimento fu insediato presso la questura di Milano.

Verso la nuova Polizia

Il dicastero dell’Interno, dopo la liberazione, fu assunto da Giuseppe Romita, che fece anch’egli un uso della polizia in seguito considerato discutibile da molte parti. Fu Romita a istituire la “Celere” , forza di pronto impiego per l’ordine pubblico. La Celere fu munita dei primi manganelli di legno  e di alcune “campagnole” (fantasiosa traduzione burocratico-autarchica del termine straniero “jeep”) avute in dono dall’esercito americano.

Romita, orgoglioso della sua creatura, volse grandi attenzioni alla Celere, che impiegò in modo ancora una volta spiccio e, talvolta, disinvolto: in occasione del referendum istituzionale del 1946 per l’opzione fra monarchia e repubblica, la parte monarchica levò gravissime accuse contro la polizia che avrebbe, secondo questa parte, ostacolato la libera tenuta dei suoi comizi, impedendo di fatto la corretta rappresentazione delle ragioni sabaude.

Una Fiat Campagnola, veicolo che sostituì le americane jeep; oltre all'ovvio impiego extraurbano, fu ordinanza della Celere e di molti altri reparti

Una Fiat Campagnola, veicolo che sostituì le americane jeep; oltre all’ovvio impiego extraurbano, fu ordinanza della Celere e di molti altri reparti

La Celere, però, crebbe ancora, perfezionando l’equipaggiamento (fu dotata di mitragliatrici pesanti ed addirittura di mortai) e distinguendosi come un vero e proprio reparto di pronto impiego militare, idoneo a situazioni belliche che l’insorgente guerra fredda rendeva non improbabili. Allo stesso tempo, l’organizzazione dell’amministrazione veniva rivista e talune specialità venivano distinte in separati servizi direttamente dipendenti dalla direzione generale. Erano fra questi la polizia postale, la polizia stradale, la polizia ferroviaria e la polizia di frontiera.

Una parata nel 1959 fu l'occasione per presentare le nuove Alfa Romeo 1900 assegnate alle Squadre Mobili, che erano allora il servizio di punta delle Questure. Nella foto gli agenti esibiscono il nuovo radiotelefono Isis, collegato alle sale operative delle questure in cui era il gigantesco Westinghouse 21, un apparato la cui sigla

Una parata nel 1959 fu l’occasione per presentare le nuove Alfa Romeo 1900 assegnate alle Squadre Mobili, che erano allora il servizio di punta delle Questure. Nella foto gli agenti esibiscono il nuovo radiotelefono Isis, collegato alle sale operative delle questure in cui era il gigantesco Westinghouse 21, un apparato la cui sigla “W21” è all’origine del nome radio “Doppia Vela 21” che contraddistingue appunto la sala operativa.

Nel dicembre 1959 nacque il Corpo di Polizia Femminile, composto evidentemente di personale femminile e dedicato a tematiche delicate e di grande rilievo morale, come la protezione della donna e la tutela dei minori; il corpo, parallelo alla polizia “tradizionale”, aveva anche la funzione pratica di supportare questa per alcuni compiti che non era possibile affidare agli uomini, come ad esempio la perquisizione corporale delle donne. La quasi contemporanea introduzione della discussa legge Merlin, entrata in vigore nel settembre dell’anno prima e regolatrice della materia della prostituzione, contribuì ad un incremento delle competenze e delle esigenze di organico, rendendo il Corpo femminile di ancor più immediata utilità.

Con la riforma del 1981 le donne hanno avuto accesso a tutti i ruoli e reparti della Polizia di Stato, compresi i reparti motomontati della Polizia Stradale, da sempre considerati massimamente selettivi e famosi per addestramento ed esibizioni, ad esempio in parata

Con la riforma del 1981 le donne hanno avuto accesso a tutti i ruoli e reparti della Polizia di Stato, compresi i reparti motomontati della Polizia Stradale, da sempre considerati massimamente selettivi e famosi per addestramento ed esibizioni, ad esempio in parata

Angelo Vicari e la nuova Polizia

Gli anni sessanta, dominati per la storia dai movimenti giovanili e dai cambiamenti della società, che al rifiorire dell’economia univa la revisione dei rapporti sociali, furono guidati nella polizia dalla figura del prefetto Angelo Vicari, che vi lasciò una traccia di fondamentale importanza.

Con Vicari nacque la polizia criminale (criminalpol), inizialmente come una divisione per il coordinamento (concetto ancora una volta mutuato da altri corpi stranieri) dell’Interpol con alcuni servizi investigativi interni. Si ebbe inoltre una revisione dell’organizzazione delle scuole di istruzione, costituite in divisione autonoma, e la trasformazione della Scuola Superiore di Polizia nell’Accademia di Polizia. In questa si formavano gli ufficiali militari, poiché l’amministrazione risultava divisa, nelle carriere, nella formazione e nelle mansioni, fra le funzioni militari e quelle più propriamente di polizia, ciò che determinava che i funzionari di carriera civile (carriera prefettizia) comandassero dalla questure la forza in armi.

Ad ogni buon conto, gli ufficiali “militari” furono addestrati e gestiti in modo affine agli ufficiali dei Carabinieri e, come per questi, una scelta selezione ne veniva anche inviata presso la Scuola di Guerra, per l’esigenza di mantenere aggiornata e coordinata la potenzialità di impiego bellico del Corpo (e soggettivamente per l’accesso ai gradi più elevati).

A questa particolare situazione delle forze di polizia si era giunti per poter interpretare “all’italiana” le rigide disposizioni del “diktat“, il trattato di pace che imponeva una pesante limitazione del numero di soldati che l’Italia poteva arruolare: con la militarizzazione delle polizie, che non erano state considerate dal trattato, i poliziotti potevano fungere da soldati “aggiuntivi”, eludendo furbescamente le clausole della resa e rendendo al Paese le truppe che Roma riteneva necessarie. Oltre a ciò, i costi per il mantenimento di organici tanto ampi si giustificavano sia con la disponibilità di forze di polizia capaci di assicurare una certa solidità al sistema, sia con una sorta di intervento di solidarietà (con l’arruolamento di disoccupati) che era anche facilitazione per certe forme di clientelismo politico (e dunque indiretto sostegno di consenso).

La polizia però non era solo un centro di raccolta di braccianti che la crisi dell’agricoltura spingeva verso l’emigrazione e costringeva in lavori nuovi, mal pagati e poco gratificanti: se da un lato questo mostrava d’essere, dall’altro crebbe tecnicamente e presto guadagnò presso la popolazione, che pure nutriva quasi assoluta fiducia nei Carabinieri, una nuova gratificante reputazione di efficacia. Lo storico fisiologico antagonismo con l’Arma fu svolto nei termini di competizione tecnologica, e fu l’epoca d’oro, per alcuni quasi mitologica, della trasformazione della polizia in un corpo di sofisticata efficienza. Nacquero numerose specialità, mentre le questure specializzavano apposite squadre dedicate ad alcune tipologie d’impiego: le squadre volanti, mobili, omicidi e molte altre, distinte per competenze.

L'Alfa Romeo Giulia Super, nella classica livrea

L’Alfa Romeo Giulia Super, nella classica livrea “verdone”, veicolo-simbolo della polizia degli anni sessanta

Complice un certo gusto giornalistico, che versava nei quotidiani gli echi della moda letteraria noir, grande enfasi fu dedicata alla polizia che ogni giorno ispirava le fantasie della gente comune. Dalle pagine della cronaca, che resero avvincenti anche paludati fogli sempre più politicizzati, si evocavano nomi di poliziotti che quotidianamente compivano azioni degne della cinematografia in voga e fra tutti va forse ricordato il nome del maresciallo Armando Spatafora, detto “Armandino”, unico autorizzato alla guida in servizio dell’unica Ferrari (250 GTE), nera, in dotazione alla Squadra Mobile di Roma. Le “mirabolanti imprese” del maresciallo, che diedero origine a surreali leggende metropolitane come il famoso inseguimento giù per la scalinata di Trinità dei Monti, rappresentavano un lato spettacolare del Corpo che tuttora ne costituisce un fascino sui generis.

Due vetture Alfa Romeo 159 assegnate alla Squadra volante (oggi Reparto volanti)

Due vetture Alfa Romeo 159 assegnate alla Squadra volante (oggi Reparto volanti)

Agevolavano il lavoro dei tanti colleghi di Spatafora alcuni ritrovati come la radio, che cambiò il modo di intendere il pattugliamento stradale. La prima centrale radio fu insediata alla questura di Milano, dove fu installato un gigantesco apparecchio “Westinghouse 21” di fabbricazione americana; l’iniziale della marca (“W”) veniva resa nel codice radiofonico come “Doppia Vela” e “Doppia Vela 21” divenne perciò il nome in codice della centrale, mentre le auto desumevano i loro nominativi in codice radio dalla marca degli apparecchi di bordo, “Iris”. La centrale era in realtà una sala operativa alla quale cominciarono ad affluire tutte le informazioni necessarie per un pronto intervento nelle aree urbane di competenza, e presto sarebbe diventata il terminale del numero unico di pronto soccorso, il 113.

Non versava però in buone acque finanziarie l’economato dell’amministrazione, che faticava a far fronte alle nuove esigenze che la realtà quotidiana, le promesse elettorali e gli accordi con le altre polizie e con l’Interpol imponevano. La “moderna” pistola Beretta modello “51”, che come il nome indica era già da qualche tempo disponibile, tardava a sostituire la vecchia “34” (e la sua versione aggiornata, la “35”) e laddove vi riusciva, vi erano talvolta problemi per le cartucce nell’innovativo calibro “9 parabellum”. Ancor peggio andava per i moschetti, gli obsoleti Beretta MAB, i cui caricatori restavano spesso vuoti e la cui funzione era spesso solo quella della deterrenza visiva, essendo del tutto innocui per mancanza di proiettili.

L’evoluzione delle tecnologie fu attentamente seguita anche dalla criminalità, che cominciava ad organizzarsi e che presto avrebbe scalzato le forze di polizia dal controllo di alcune parti del territorio. La vecchia “mala” si urbanizzò e si trasformò in una sorta di reticolo che restava sotterraneo rispetto alla vita quotidiana, alla quale affiorava per compiere rapine, omicidi ed estorsioni, per poi subito reimmergersi nell’anonimato delle nuove città metropolitane. La polizia, per ovvie ragioni costituita di selezionata “brava gente”, faticò a trovare punti di contatto utili per la prevenzione e per la repressione, perdendo terreno in favore dei delinquenti nonostante i molti sforzi compiuti.

Sotto assedio

Gli anni settanta videro il Corpo, ed i “cugini” Carabinieri, sotto un assedio operativo di gravità paragonabile a quella dei tempi di guerra.

In questo decennio si ebbero infatti vertiginose espansioni del crimine, che raggiunse numeri di tragica pericolosità contemporaneamente in molte “specialità”, fra le quali (ma non solo) terrorismo, tentativi di golpe, banditismo (sequestri di persona), contrabbando, traffico di stupefacenti, rapine, estorsioni, grassazioni di mafia, insorgenza del racket e dell’usura, oltre all’effervescenza politica che per molti anni si tradusse in quotidiani scontri armati fra giovani di opposte fazioni e fra questi e la Polizia.

Quest’ultimo punto fu forse il filo conduttore del travagliato decennio e trasse origine dagli echi del “maggio francese” (1968), giunti in Italia con un certo ritardo. I movimenti spontanei studenteschi, per lo più inquadrabili in un’area, pur di incerti termini, di sinistra, assunse il ruolo di opposizione ad un sistema la cui effettiva e sostanziale democraticità veniva seriamente posta in discussione. La fresca consapevolezza di essere restati invischiati nella prima ondata della modificazione in senso schiettamente capitalistico e consumistico del sistema economico, fu svolta nel senso di combattere lo stato che propugnava tale sistema attraverso le sue istituzioni ed i suoi simboli, il più evidente dei quali – e forse il più immediatamente attaccabile – era appunto la polizia (in questa intendendosi anche l’Arma).

Dai primi disordini scoppiati alla facoltà di architettura di Roma (Valle Giulia), si passò a violenze stradali di crescente frequenza in tutte le principali città italiane, che vedevano la polizia costretta in pratica ad organizzare vere e proprie azioni anti-guerriglia, rinfrescando peraltro, e non senza vantaggio, tattiche e strategie dell’esercito della Roma imperiale (ad esempio la testudo, formazione di militi che univa gli scudi per proteggersi dal lancio di oggetti contundenti). Fu accelerato lo studio dei proiettili lacrimogeni, sorta di granate capaci di sprigionare appunto gas lacrimogeno, e per questo i reparti di ordine pubblico furono nuovamente muniti del mai tramontato “Moschetto 91”, cui veniva applicato un piccolo tromboncino per questo tipo di lanci. Furono prestamente (e costosamente) blindate auto e furgoni (poi chiamati direttamente “blindati”), si trovarono i fondi di bilancio per le pallottole e si introdusse la mitraglietta corta Beretta M12, furono riveduti integralmente i servizi di antisabotaggio e scorta, e le schedature “politiche” furono potenziate come non era accaduto nemmeno nella polizia di Bocchini. Avvennero, d’altro canto, dei casi di violenze e repressioni dei movimenti da parte delle forze di polizia che fecero eco negli anni a seguire.

Negli anni settanta, durante il ministero Cossiga, le auto furono ridipinte nella nuova livrea bianco-azzurra. L'appena creata Alfa Romeo Giulietta entrò in dotazione direttamente con i nuovi colori.

Negli anni settanta, durante il ministero Cossiga, le auto furono ridipinte nella nuova livrea bianco-azzurra. L’appena creata Alfa Romeo Giulietta entrò in dotazione direttamente con i nuovi colori.

Da un punto di vista squisitamente di immagine, le uniformi vennero unificate: se prima le forze impiegate in ordine pubblico indossavano il grigioverde, lasciando alle altre la “spezzata” (giubba blu e pantaloni grigio azzurri), tutte ora indossavano quest’ultima ed anche i veicoli (prima grigi per l’ordine pubblico e verdi, anzi “verdoni”, per il resto) furono tutti riverniciati con l’innovativa livrea bianco-celeste. Scomparvero le differenze fra le uniformi degli ufficiali e quelle del personale dei ruoli inferiori (sebbene di recente siano state reintrodotte piccole differenze, ad esempio per gli alamari).

Si ebbe, nel cuore della sinistra, tra le altre, la voce contraria di Pier Paolo Pasolini, il quale con cruda onestà riconobbe nei poliziotti, arruolati fra talvolta pericolanti soglie dell’alfabetizzazione, incolpevolmente e spesso inconsapevolmente inviati contro i manifestanti, i veri concreti titolari dei diritti di quel proletariato in nome del quale le azioni di guerriglia venivano scagliate – segnalava il poeta – da giovani “figli di papà”, intenti a combattere pubblicamente una borghesia che forniva loro l’usbergo al quale privatamente rincasavano.

Indubbiamente, restano di piena vividezza nel dibattito politico i molti casi tuttora controversi, che furono erti a ragioni di bandiera: la morte di Giuseppe Pinelli, ad esempio, come quella del commissario Luigi Calabresi, già al momento in cui avvennero lasciavano prevedere che i rapporti fra una parte della cittadinanza e le istituzioni si sarebbero pesantemente incrinati.

Ma gli eventi riuscirono a superare le previsioni ed il terrorismo prese piede, da destra e da sinistra, con stragi, attentati, omicidi ed altri crimini (fra i quali le rapine per autofinanziamento), conferendo al decennio il funesto titolo di “anni di piombo”. In questi, la polizia, intesa nell’insieme delle forze dell’ordine, lasciò un gravissimo tributo di vite umane, riguadagnando col sangue la solidarietà della popolazione.

L’emergenza fu affrontata dai governi in carica con alcune manovre legislative, che conferivano più elastici poteri agli agenti (ad esempio in materia di fermo di polizia ), arroventandosi la polemica sulla legge Reale e sulla supposta “svolta autoritaria”, mentre amministrativamente furono ristrutturate le branche dedicate alla lotta al terrorismo. Nacque l’UCIGOS, operante sul territorio attraverso le DIGOS di ciascuna questura ed attraverso i NOCS, corpo d’élite di pronto impiego per operazioni speciali.

Nel 1977 la legge di riordino dei servizi segreti, che da un lato ne centralizzava al governo il controllo politico diretto con la sottomissione al CESIS, ma dall’altro apriva a facilitazioni operative per il coordinamento dell’azione dei servizi e delle polizie, aprì la speranza degli operatori alla prospettiva di una riforma anche della polizia. Funzionari ed agenti reclamavano dallo stato, con voce sempre più pressante, una revisione delle condizioni di lavoro, di inquadramento di carriera, di snellimento e facilitazione delle mansioni, oltre ad un miglior rispetto della incombenza di sacrificio in cui si trovavano, peraltro per stipendi indecorosi, per ragione di professione.

La riforma del 1981

La legge n. 121 del 1° aprile 1981 nacque per rispondere ad alcune di quelle istanze.

Fino agli anni ottanta, sotto la voce Polizia venivano raggruppati soggetti appartenenti a tre distinte organizzazioni:

  • i funzionari della P.S., funzionari civili che avevano la responsabilità della gestione degli uffici del Dipartimento della P.S. e che nelle Questure e nei Commissariati avevano la responsabilità della conduzione degli uffici e dei servizi di Polizia Giudiziaria e Ordine Pubblico;
  • gli ufficiali, i sottufficiali ed i militari di truppa del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, che gestivano, secondo i rispettivi livelli di responsabilità, i servizi di Polizia Giudiziaria e Ordine Pubblico, nonché le specialità della Polizia Stradale, Polizia Ferroviaria, Polizia di Frontiera, Polizia Postale;
  • le ispettrici e le assistenti del Corpo di Polizia Femminile, che si occupavano di prevenzione e repressione dei reati in materia di buon costume, donne e minori;

Con la riforma del 1981, la Polizia di Stato non è più un corpo militare, ma preserva la sua tradizione militare che ha nell'istruzione formale uno dei suoi punti d'onore. Nella foto un impeccabile allineamento alla Festa della Repubblica 2007

Con la riforma del 1981, la Polizia di Stato non è più un corpo militare, ma preserva la sua tradizione militare che ha nell’istruzione formale uno dei suoi punti d’onore. Nella foto un impeccabile allineamento alla Festa della Repubblica 2007

Con la riforma imposta dalla legge n. 121, queste tre diverse componenti furono fuse nella Polizia di Stato, “corpo civile militarmente organizzato” per la tutela dello Stato e dei cittadini da reati e turbative dell’ordine pubblico. La nuova Polizia diveniva un corpo civile a tutti gli effetti (gli alamari non avevano più la stella, simbolo dei corpi militari, sostituita dal monogramma “RI”), aperto a uomini e donne. Il divieto di far parte e di iscriversi a organizzazioni politiche o sindacali fu in parte mitigato dalla possibilità di costituire sindacati interni, i più rappresentativi dei quali presto divennero il SIULP, il SAP ed il SIAP .

I gradi furono rinominati, i ruoli ristrutturati con la ri-creazione del ruolo Ispettori, inserito fra quello dei Sovrintendenti (in precedenza Sottufficiali) e quello dei Funzionari (in precedenza Ufficiali).

La riforma ha previsto l’organizzazione del personale in 3 differenti ruoli organizzativi: ruolo di polizia, ruolo tecnico/tecnico-scientifico e ruolo sanitario.

Simboli

La Polizia di Stato è rappresentata da:

  • uno stemma araldico
  • una bandiera d’istituto
  • una marcia d’ordinanza (Giocondità)
  • un santo patrono (San Michele Arcangelo)

Uniformi

La Polizia di Stato dispone di diverse divise:

  1. Uniforme ordinaria invernale ed estiva: camicia bianca con colletto inamidato, giubba di colore blu con bottoni bombati dorati rigati e spalline bordate di cremisi, pantaloni di colore grigio azzurro  recanti una filettatura di colore cremisi , scarpe basse di pelle nera, guanti di pelle nera , cravatta di colore blu  e calze di colore blu, berretto rigido di panno blu con visiera e con fregio, cinturone bianco o nero  con fondina ad estrazione rapida, correggiolo, porta manette di sicurezza, portacaricatore e portasfollagente .
    In caso di freddo o pioggia l’uniforme può essere completata da un maglione a collo a “V” e bottoni bombati dorati rigati, dal giaccone in goretex e termofodera in “pile”. Il personale femminile può indossare le scarpe di pelle nera con tacco alto e la gonna di colore grigio azzurro con filettatura cremisi solo se espressamente comandato.
    Il personale della Polizia Scientifica, in ufficio, indossa l’uniforme ordinaria sostituendo la giubba blu con il camice bianco con le mostrine sul bavero.
    Il personale di servizio presso gli uffici indossa l’uniforme ordinaria sostituendo la giubba blu con il camice grigio verde con le mostrine.
    In caso di servizi di ordine pubblico l’uniforme può essere completata indossando il casco azzurro “ubott” o “super ubott”.
  2. Uniforme estiva di servizio: camicia a mezze maniche di colore blu con colletto inamidato (detta “atlantica”), bottoni bombati dorati rigati e con mostrine sul colletto, cinturone bianco o nero , pantaloni di colore grigio azzurro con filettatura cremisi, calze blu, scarpe basse di pelle nera, berretto rigido di panno blu con visiera e con fregio. In caso di freddo l’uniforme può essere completata indossando il maglione blu con collo a “V” e bottoni dorati.
  3. Uniforme per servizi di ordine pubblico giubba blu con cerniera, pantaloni di colore grigio azzurro, basco di colore blu con fregio, maglioncino di colore azzurro a collo alto ,stivaletti anfibi di pelle nera, cinturone bianco con fondina “chiusa” e foulard di colore cremisi. Questa uniforme è utilizzata quasi interamente dai Reparti Mobili e dai Reparti cinofili, ma anche dal personale di alcune Questure quando è comandato in servizi di ordine pubblico. In caso di freddo o pioggia l’uniforme può essere completata indossando la termofodera interna della giubba, il giaccone blu in goretex con termofodera in “pile”. L’uniforme può essere completata indossando il casco azzurro “ubott” e “super ubott”.
  4. Uniforme di rappresentanza: giubba blu con mostrine sul bavero, bottoni rigati bombati dorati, spalline bordate di cremisi, cordelline di colore oro per i funzionari, di colore bianco e celeste per gli ispettori, e di colore oro e cremisi per i sovrintendenti, gli assistenti e gli agenti, guanti bianchi, camicia bianca con colletto inamidato, cravatta blu, pantaloni grigio azzurri con doppia banda di colore cremisi, scarpe basse di pelle nera, berretto rigido con visiera analogo all’Uniforme Ordinaria e mantella di colore blu con mostrine.
  5. Uniforme storica: è indossata dal plotone d’onore che effettua il cambio della guardia d’onore al palazzo del Quirinale e dalla Banda Musicale in alcune occasioni come la parata militare del 2 giugno e la festa della Polizia di Stato.

Fregio da berretto e da basco

Aquila eretta dorata, con scudo cremisi e monogramma “RI”, sormontata da torre trimerlata

Mostrine

Mostrine con fiamma dorata su campo cremisi alla base della quale vi è il monogramma “RI” ; lunghe e ricamate per i funzionari, corte e ricamate per gli Ispettori Superiori con qualifica di Sostituto Commissario e di metallo per il restante personale di Polizia. .

Organizzazione

A capo della Polizia di Stato è posto un prefetto, con la qualifica di Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, o più semplicemente Capo della Polizia .Lo affiancano altri tre prefetti con qualifica di vice capi della Polizia:

  • vice direttore generale per l’espletamento delle funzioni vicarie
  • vice direttore generale per l’attività di coordinamento e di pianificazione
  • vice direttore generale – direttore centrale della polizia criminale

Come previsto dalle regole dell’ordinamento ministeriale, il Dipartimento è organizzato in Direzioni centrali e in Uffici di pari livello, anche a carattere interforze.

Dal Dipartimento dipendono pure le Direzioni Interregionali della Polizia di Stato, gergalmente dette “zone”:

  1. Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria (con sede a Torino);
  2. Lombardia ed Emilia Romagna (sede: Milano);
  3. Veneto, Trentino – Alto Adige e Friuli – Venezia Giulia (sede: Padova);
  4. Toscana, Umbria e Marche (sede: Firenze);
  5. Lazio, Sardegna e Abruzzo (sede: Roma);
  6. Campania, Molise, Basilicata, Puglia (sede: Napoli);
  7. Sicilia e Calabria (sede: Catania).

Queste ultime verranno soppresse entro la fine dell’anno 2007.

Le qualifiche

I gradi furono sostituiti da qualifiche solo in parte corrispondenti ai gradi militari vigenti nell’Esercito Italiano, nell’Arma dei Carabinieri e nella Guardia di Finanza:

Polizia di Stato[30] Arma dei Carabinieri
Guardia di Finanza
Esercito Italiano
Agente
Operatore Tecnico
Carabiniere
Finanziere
Primo Caporal Maggiore
Agente Scelto
Operatore Tecnico Scelto
Carabiniere Scelto
Finanziere Scelto
Caporal Maggiore Scelto
Assistente
Collaboratore Tecnico
Appuntato Caporal Maggiore Capo
Assistente Capo
Collaboratore Tecnico
Appuntato Scelto Caporal Maggiore Capo Scelto
Vice Sovrintendente
Vice Revisore Tecnico
Vice Brigadiere Sergente
Sovrintendente
Revisore Tecnico
Brigadiere Sergente Maggiore
Sovrintendente Capo
Revisore Tecnico Capo
Brigadiere Capo Sergente Maggiore Capo
Vice Ispettore
Vice Perito Tecnico
Maresciallo Maresciallo
Ispettore
Perito Tecnico
Maresciallo Ordinario Maresciallo Ordinario
Ispettore Capo
Perito Tecnico Capo
Maresciallo Capo Maresciallo Capo
Ispettore Superiore Sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza
Perito Tecnico Superiore
Maresciallo Aiutante sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza Primo Maresciallo
Ispettore Superiore Sostituto Commissario
Perito tecnico superiore o Sostituto Direttore tecnico
Maresciallo Aiutante Luogotenente Primo Maresciallo Luogotenente
Vice Commissario
Vice Direttore Tecnico
Tenente Tenente
Commissario
Direttore Tecnico
Capitano Capitano
Commissario Capo Maggiore Maggiore
Vice Questore Aggiunto Tenente colonnello Tenente colonnello
Primo Dirigente o Vice Questore Vicario Colonnello Colonnello
Dirigente Superiore o Questore Generale di Brigata Generale di Brigata o Brigadier Generale
Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza Generale di Divisione Generale di Divisione o Maggior Generale
Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza di livello B Generale di Corpo d’armata Generale di Corpo d’armata o Tenente Generale
Prefetto o Capo della Polizia Generale di Corpo d’armata Comandante Generale Generale o Capo di Stato Maggiore dell’Esercito

La comparazione delle qualifiche fra le cinque Forze di Polizia:

Polizia di Stato Arma dei Carabinieri
Guardia di Finanza
Corpo di Polizia Penitenziaria
Corpo Forestale dello Stato
Agente Carabiniere
Finanziere
Agente
Agente Scelto Carabiniere Scelto
Finanziere Scelto
Agente Scelto
Assistente Appuntato Assistente
Assistente Capo Appuntato Scelto Assistente Capo
Vice Sovrintendente Vice Brigadiere Vice Sovrintendente
Sovrintendente Brigadiere Sovrintendente
Sovrintendente Capo Brigadiere Capo Sovrintendente Capo
Vice Ispettore Maresciallo Vice Ispettore
Ispettore Maresciallo Ordinario Ispettore
Ispettore Capo Maresciallo Capo Ispettore Capo
Ispettore Superiore sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza Maresciallo Aiutante sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza Ispettore Superiore
Ispettore Superiore Sostituto Commissario Maresciallo Aiutante Luogotenente Ispettore Superiore Sostituto Commissario (solo per il Corpo di Polizia Penitenziaria)
Vice Commissario Tenente Vice Commissario Penitenziario
Vice Commissario Forestale
Commissario Capitano Commissario Penitenziario
Commissario Forestale
Commissario Capo Maggiore Commissario Capo Penitenziario
Commissario Capo Forestale
Vice Questore Aggiunto Tenente colonnello Commissario Coordinatore Penitenziario
Vice Questore Aggiunto Forestale
Primo Dirigente o Vice Questore Vicario Colonnello Primo Dirigente
Dirigente Superiore o Questore Generale di Brigata Dirigente Superiore
Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza Generale di Divisione Dirigente Generale
Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza di livello B Generale di Corpo d’armata
Prefetto o Capo della Polizia Generale di Corpo d’armata Comandante Generale

Di recente è stato riformato il ruolo dei funzionari e dei dirigenti. Il grado di commissario (corrispondente a capitano) è previsto solo durante la frequenza del corso biennale presso l’istituto superiore di Polizia. Al termine dei due anni si assume il grado-funzione di commissario capo (corrispondente a maggiore) mentre il grado di vice-questore aggiunto corrisponde a quello di tenente colonnello. Col passaggio di grado a primo dirigente (corrispondente a colonnello) si ha la qualifica dirigenziale, che prosegue con dirigente superiore (generale di brigata) e con le qualifiche di dirigente generale della Polizia di Stato e dirigente generale della Polizia di Stato di livello B.

Capi della Polizia dal 1878

Allievi vice-commissari dell'Istituto Superiore di Polizia in parata

Allievi vice-commissari dell’Istituto Superiore di Polizia in parata

Allievi vice-ispettori della Scuola Sottufficiali ed ispettori di Nettuno in parata

Allievi vice-ispettori della Scuola Sottufficiali ed ispettori di Nettuno in parata

  • Luigi Berti dal 16 maggio 1878 al 16 dicembre 1878
  • Ferdinando Ramognini dal 16 gennaio 1879 al 14 ottobre 1879
  • Giovanni Bolis dal 14 agosto 1879 al 31 dicembre 1883
  • Ottavio Lovera Di Maria dal 31 dicembre 1883 al 29 ottobre 1885
  • Bartolomeo Casalis dal 29 ottobre 1885 al 16 aprile 1887
  • Luigi Berti dal 10 luglio 1887 al 29 ottobre 1890
  • Ferdinando Ramognini dal 1º dicembre 1890 al 1º ottobre 1893
  • Giuseppe Sensales dal 1º ottobre 1893 al 7 aprile 1896
  • Giovanni Alfazio dal 7 aprile 1896 al 1º agosto 1898
  • Francesco Leonardi dal 1º agosto 1898 al 23 febbraio 1911
  • Giacomo Vigliani dal 1º febbraio 1911 al 29 settembre 1917
  • Giuseppe Sorge dal 29 settembre 1917 al 10 marzo 1919
  • Riccardo Zoccoletti dal 10 marzo 1919 al 1º luglio 1919
  • Vincenzo Quaranta dal 1º luglio 1919 al 19 giugno 1920
  • Giacomo Vigliani dal 19 giugno 1920 al 14 luglio 1921
  • Corrado Bonfanti Linares dal 14 luglio 1921 al 1º marzo 1922
  • Giacomo Vigliani dal 2 marzo 1922 al 7 agosto 1922
  • Raffaele Gasbarri dall’8 agosto 1922 all’11 settembre 1922
  • Emilio De Bono dall’11 novembre 1922 al 16 giugno 1924
  • Francesco Crispo-Moncada dal 17 giugno 1924 all’13 settembre 1926
  • Arturo Bocchini dal 13 settembre 1926 al 20 novembre 1940
  • Carmine Senise dal 20 novembre 1940 al 15 aprile 1943
  • Renzo Chierici (gen. MVSN) dal 16 aprile 1943 al 25 luglio 1943
  • Carmine Senise dal 26 luglio 1943 al 23 settembre 1943
  • Tullio Tamburini (MVSN) dal 1º ottobre 1943 all’aprile 1944
  • Eugenio Cerruti (MVSN) dall’aprile 1944 all’ottobre 1944
  • Renzo Montagna dal 6 ottobre 1944 al 25 aprile 1945
  • Giuseppe Solimena (Regg.) dal 15 aprile 1944 al 15 agosto 1944
  • Luigi Ferrari dal 16 agosto 1944 al 12 settembre 1948
  • Giovanni D’Antoni dal 12 settembre 1948 al 20 settembre 1952
  • Tommaso Pavone dal 20 settembre 1952 all’11 marzo 1954
  • Giovanni Calcaterra dal 22 marzo 1954 al 10 ottobre 1960
  • Angelo Vicari dal 10 ottobre 1960 al 28 gennaio 1973
  • Efisio Zanda-Loy dal 2 febbraio 1973 al 4 giugno 1975
  • Giorgio Meichini dal 5 giugno 1975 al 19 novembre 1976
  • Giuseppe Parlato dal 20 novembre 1976 al 19 gennaio 1979
  • Giovanni Coronas dal 19 gennaio 1979 al 27 aprile 1984
  • Giuseppe Porpora dal 27 aprile 1984 al 22 gennaio 1987
  • Vincenzo Parisi dal 22 gennaio 1987 al 27 agosto 1994
  • Fernando Masone dal 27 agosto 1994 al 31 maggio 2000
  • Gianni De Gennaro dal 1º giugno 2000 al 2 luglio 2007
  • Antonio Manganelli dal 2 luglio 2007

Organizzazione e struttura

La Banda Musicale della Polizia di Stato

La Banda Musicale della Polizia di Stato

Il Reparto Volo, creato nel 1971, compende elicotteri ed aerei destinati ad impieghi di vigilanza e ricognizione aerea, di soccorso alla cittadinanza, ma anche di trasporto di personale sia per missioni operative che di trasferimento.

Il Reparto Volo, creato nel 1971, compende elicotteri ed aerei destinati ad impieghi di vigilanza e ricognizione aerea, di soccorso alla cittadinanza, ma anche di trasporto di personale sia per missioni operative che di trasferimento.

La Polizia di Stato dispone anche di un servizio marittimo, che svolge attività di vigilanza e soccorso alle dipendenze delle competenti Questure. A questo servizio si affianca il Reparto Operativo Sommozzatori, che ha sede alla Spezia

La Polizia di Stato dispone anche di un servizio marittimo, che svolge attività di vigilanza e soccorso alle dipendenze delle competenti Questure. A questo servizio si affianca il Reparto Operativo Sommozzatori, che ha sede alla Spezia

La riorganizzazione della Polizia di Stato ha consentito il potenziamento e la ulteriore specializzazione di diverse branche operative, distinte in apposte divisioni o reparti di “specialità”.

Reparti e specialità della Polizia di Stato:

  • Banda Musicale della Polizia di Stato (ex Banda Musicale del Corpo delle Guardie di P.S.)
  • Centro elaborazione dati della Polizia di Stato
  • Centri raccolta regionale\interregionale della Polizia di Stato
  • Direzione centrale anticrimine
  • Direzione centrale per gli istituti d’istruzione della Polizia di Stato
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso il Ministero dei Trasporti e dell’aviazione civile
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso il Ministero delle Comunicazioni
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso il Palazzo del Viminale
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso il Senato della Repubblica
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso la Camera dei Deputati
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso la Città del Vaticano
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso la Presidenza della Repubblica
  • Nucleo operativo centrale di sicurezza (NOCS)
  • Polizia dei giochi e delle scommesse
  • Polizia della montagna

    L'Alfa Romeo Giulia 1.600 Super del 1971

    L’Alfa Romeo Giulia 1.600 Super del 1971

  • Polizia Postale e delle Comunicazioni (ex Polizia Postale)
  • Polizia dell’immigrazione e delle frontiere
  • Polizia di frontiera aerea
  • Polizia di frontiera marittima
  • Polizia Ferroviaria
  • Polizia Scientifica
  • Polizia Stradale
  • Reparti Mobili della Polizia di Stato (ex Reparti Celeri del Corpo delle Guardie di P.S.)
  • Reparto a cavallo della Polizia di Stato
  • Reparto artificieri della Polizia di Stato
  • Reparto cinofili della Polizia di Stato
  • Scuola superiore di Polizia (ex Istituto superiore di Polizia, ex Accademia Guardie di P.S.)
  • Servizio aereo della Polizia di Stato
  • Servizio sanitario della Polizia di Stato
  • Fiamme Oro (gruppo sportivo della Polizia di Stato)

Organico attuale

Attualmente la Polizia di Stato ha un organico di circa 110.000 unità, 16.000 delle quali sono donne. Poco meno di 6.000 operatori sono distaccati in funzioni tecniche, destinate a fornire supporto logistico e di assistenza tecnica al restante personale.

Circa 1.500 agenti sono assegnati al servizio di “poliziotto di quartiere”.

La Lamborghini Gallardo, in dotazione alla Polizia Stradale per la vigilanza autostradale

La Lamborghini Gallardo, in dotazione alla Polizia Stradale per la vigilanza autostradale

Autovetture

La Polizia di Stato impiega oggigiorno diverse autovetture italiane, dalle Fiat Punto 60 alle Alfa ROmeo 156 2.0 JTS. Nel maggio 2004 sono state donate dalla Lamborghini due Gallardo, dotate di motore v10 e 520cv, con la classica livrea bianco/blu e vari accessori opzionali (tra cui un contenitore per il trasporto di organi e un defibrillatore). Le vetture vengono utilizzata sull’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e sulla A14 Bologna-Taranto.

Curiosità

  • Il santo patrono della Polizia di Stato è San Michele Arcangelo, che secondo le scritture combatté Satana e viene tradizionalmente rappresentato con la spada rivolta verso il basso, nell’atto di trafiggere (ma non lo fa) il vinto.
  • Il motto è “sub lege libertas“, che ha dato adito a due interpretazioni prevalenti: “nella legalità la libertà” oppure più letteralmente, ma criticamente, “al di sotto della legge, la libertà”.
  • I sovrintendenti, per via dei cosiddetti “binari” presenti sui loro distintivi di qualifica, sono sovente chiamati (non ufficialmente) marescialli, sebbene siano equiparabili ai brigadieri dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. La riforma del 1981 inquadrò i marescialli del disciolto Corpo delle Guardie di P.S. come sovrintendenti ed il riordino delle carriere del 1995 a sua volta, ha inquadrato gli allora sovrintendenti nel ruolo degli ispettori.
  • Le mostrine sono note come “alamari”.

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Arma dei Carabinieri

Arma dei Carabinieri

« …l’Arma della fedeltà immobile e dell’abnegazione silenziosa; l’Arma che nel folto della battaglia e di qua dalla battaglia, nella trincea e nella strada, nella città distrutta e nel camminamento sconvolto, nel rischio repentino e nel pericolo durevole, dà ogni giorno eguali prove di valore, tanto più gloriosa quanto più avara le è la gloria;…” »

(12 giugno 1917 – Gabriele d’Annunzio)

Arma dei Carabinieri

Lo stemma araldico dell’Arma dei Carabinieri
Attiva 13 luglio 1814
Nazione Italia
Tipo forza armata terrestre
Patrono Virgo Fidelis
Motto nei secoli fedele
Colori rosso e blu
Simboli
Fregio distintivo dei Carabinieri
Progetto:Guerra

L’Arma dei Carabinieri è una forza di polizia a competenza generale e ad ordinamento militare. Essa ha rango di forza armata ed è quindi annoverata direttamente tra le altre forze armate italiane, Esercito Italiano, Marina Militare ed Aeronautica Militare. Per via della sua doppia natura di forza armata e forza di polizia le sono devoluti compiti militari, concorrendo alla difesa della Patria, partecipando alle operazioni militari in Italia e all’estero, esercitando le funzioni di polizia militare, garantendo la sicurezza delle rappresentanze diplomatiche italiane all’estero, e di polizia, nel cui ambito esercita funzioni di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza.

Indice

  • 1 Alcuni dati numerici sul personale
  • 2 Simboli
    • 2.1 Lo stemma araldico
      • 2.1.1 Descrizione
    • 2.2 La marcia
    • 2.3 Il motto
    • 2.4 La Virgo Fidelis
  • 3 Uniformi
  • 4 I gradi dell’Arma dei Carabinieri
  • 5 Storia
    • 5.1 Battaglie
    • 5.2 La gestione De Lorenzo
    • 5.3 Compiti istituzionali
  • 6 Organizzazione e specialità
    • 6.1 Dipendenze
    • 6.2 Organizzazione Centrale
    • 6.3 Organizzazione Territoriale
    • 6.4 Organizzazione Addestrativa
    • 6.5 Organizzazione Mobile e Speciale
      • 6.5.1 Organizzazione Mobile
      • 6.5.2 Organizzazione Specializzata
    • 6.6 Altri reparti
    • 6.7 Centro Sportivo
  • 7 Mezzi in dotazione
  • 8 Armamento
  • 9 Influenza nella società
  • 10 Note
  • 11 Voci correlate
  • 12 Altri progetti
  • 13 Collegamenti esterni

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Alcuni dati numerici sul personale

Gli effettivi dell’ Arma sono circa 110.000.

Dal 1999 è ammesso ai concorsi personale di sesso femminile.
Le donne nell’ Arma risultano essere:

  • Ufficiali 163
  • Marescialli 201
  • Appuntati e carabinieri 183
  • Allievi (dei vari ruoli) 162

Totale donne nei carabinieri: 709

Dati sulla presenza femminile forniti dal Comando Generale dei carabinieri il 22 gennaio 2007

Simboli

L’Arma dei Carabinieri è rappresentata da:

  • Uno stemma araldico
  • Una bandiera di guerra
  • Una marcia d’ordinanza
  • Una Santa Patrona (la Virgo Fidelis)

Lo stemma araldico

Lo stemma araldico attualmente in uso venne concesso, e in parte modificato, il 21 maggio 2002 con l’elevazione dei Carabinieri a rango di forza armata.

Descrizione

È uno scudo italiano di forma mistilinea rosso inquartato da una croce diminuita d’argento con al capo sfondo azzurro. Il rosso a significare l’ardire e il coraggio e il sacrificio; l’azzurro simboleggia il valore, la fedeltà e la patria. Nel I e IV quadrante inquartato una mano destra recisa d’argento impugnante un serpente verde, con la testa e la coda rivolta a destra, allumato e linguato di nero. Il serpente simboleggia la cautela e il buon governo. Nel II e III quadrante inquartato invece una granata d’oro infiammata. La granata è anche l’unico simbolo presente sulle divise (sul cappello e sul braccio) ed è da sempre simbolo di ordini militari moderni; infatti venne applicata per la prima volta come simbolo dai nobili Brugioni che avevano, ottenendo per questo il titolo, comandato l’artiglieria nella vittoria degli Estensi contro le truppe papali. Al capo è presente un leone illeopardito, passante, d’oro, allumato, linguato di rosso, armato d’oro e sostenuto dalla linea di partizione. Il leone indica la determinazione del buon governo. Sullo sfondo del leone il tronco di rovere d’argento con i rami doppiamente decussati con otto ghiande color oro. Il rovere significa glorie militari, decorazioni conseguite, antichità, costante rinverdimento, merito riconosciuto e animo forte e spirito guerriero. Sotto lo scudo su lista svolazzante color azzurro scuro il motto, creato dal capitano Cenisio Fusi, a caratteri maiuscolo in lettere lapidarie romane colore oro spento NEI SECOLI FEDELE. L’intero scudo è timbrato da una corona color oro. La corona è turrita merlata alla guelfa, murata di nero, formata da cerchio rosso interno, con due cordoni di muro sostenenti otto torri di cui cinque visibili. Le torri a loro volta sono di foggia rettangolare merlate di dodici con quattro merli visibili e due angolari, chiuse e finestrate di uno di nero, il fastigio merlato di quarantotto di cui ventiquattro visibili e sei merli fra torre e torre.

La marcia

La marcia di ordinanza dell’Arma dei Carabinieri è intitolata La fedelissima e fu composta nel 1929 dal direttore della banda dell’Arma, il maestro Luigi Cirenei.

Il motto

Il motto dell’Arma dei Carabinieri è: Nei secoli fedele.

Venne creato nel 1914, per il primo centenario dell’Arma, e concesso come motto araldico ai carabinieri da Vittorio Emanuele III il 10 novembre 1933, in applicazione della legge 24 marzo 1932 n. 293, che riguarda i motti araldici per l’Esercito Italiano.

Contrariamente a quanto si crede, non fu Gabriele d’Annunzio a coniarlo, ma il capitano Cenisio Fusi.

Il motto andò a sostituire il precedente, “Usi obbedir tacendo e tacendo morir” (versi tratti dal poema “La Rassegna di Novara”, di Costantino Nigra), da molti considerato alquanto gramo a causa del richiamo funesto, sebbene si dovette attendere ben oltre dopo la seconda guerra mondiale perché il nuovo riscuotesse sufficiente diffusione.

La Virgo Fidelis

La patrona dell’Arma dei Carabinieri è la Virgo Fidelis.

Virgo Fidelis é il titolo di onore e di lode con cui la Madonna viene invocata nelle Litanie Lauretane: l’8 dicembre 1949 Papa Pio XII proclamava ufficialmente Maria “Virgo Fidelis Patrona dei Carabinieri” fissando la celebrazione della festa il 21 novembre, giorno della presentazione di Maria Vergine al Tempio e della ricorrenza della battaglia di Culqualber.

Uniformi

Un carabiniere con l'uniforme per servizi ordinari invernali

Un carabiniere con l’uniforme per servizi ordinari invernali

L’uniforme ordinaria è di colore nero sia nella versione invernale che estiva (esse si differenziano solo per la qualità del tessuto): si compone di una giacca ad un petto con quattro bottoni argentati indossata sopra a camicia bianca con cravatta nera. Gli Ufficiali hanno alamari fioccati sui baveri (il restante organico ha gli alamari metallici fissati con clips) e non portano la banda rossa verticale sul lato dei pantaloni (la banda rossa sul lato dei pantaloni è portata fino al grado di maresciallo capo).

Il colore adottato dall’uniforme è variato sul nero solo verso la fine degli anni ’90. Sino al 1989, il colore dell’uniforme estiva era il cachi (familiarmente noto come “coloniale”). Per un breve periodo, dal 1990 sino al 1998-1999, l’uniforme estiva è stata di colore blu turchino (il modello blu e quello nero hanno convissuto per qualche tempo, nell’attesa che fosse completata l’acquisizione delle uniformi nere che costituiscono la dotazione vigente).

L’uniforme di servizio estiva si compone di una camicia in color avio e pantaloni neri; anch’essa sino alla fine degli anni ’80 era di color cachi. Tra il 1990 ed 1999,per le ragioni prima ricordate, i calzoni furono blu turchino.

I marescialli ed i brigadieri capo nei servizi armati indossano il cinturone con spallaccio (ove viene appesa una fondina chiusa in cuoio per la pistola), mentre il restante personale indossa la tradizionale bandoliera e porta la pistola in una specifica fondina da fianco. Gli ufficiali portano l’arma d’ordinanza sotto la falda della giacca.

Sin dalla fondazione del Corpo, i carabinieri portano sul bavero della giubba gli alamari anziché l’ordinaria mostrina di tutti gli altri militari italiani (con l’unica altra eccezione per i granatieri di Sardegna): si tratta di una delle differenze che nel tempo questa uniforme ha sempre avuto rispetto alle altre (fra le prime, il colore celeste del colletto e dei paramani, la fodera rossa della giubba, i bottoni in argento bombati).

Allievi della Scuola Ufficiali di Roma in grande uniforme speciale

Allievi della Scuola Ufficiali di Roma in grande uniforme speciale

Il copricapo (il berretto) è rigido con fregio dell’Arma (metallico per appuntati e carabinieri, più massiccio di seta per i brigadieri, dorato per i marescialli e gli ufficiali mentre per i generali il fregio è a forma di aquila mon monogramma RI al centro). ogni berretto è nero e riporta un soggiolo fermato da due bottoni bombati, il soggiolo è nero per carabinieri e appuntati mentre diventa bianco dal grado di brigadiere capo a quello di capitano poiché dal grado di maggiore il soggiolo diventa in doppio cordoncino intrecciato. Dal grado generae di brigata infine il soggiolo diventa una treccia.

Il fregio dei Carabinieri è la granata con la fiamma con tredici punte piegata dal vento con monogramma R.I., anch’essa un segno di vicinanza con i granatieri (che hanno uguale granata ma con la fiamma ritta). ma dal grado di generale diventa unìaquila circondata dagli allori con monogrammari al centro, impresso in uno scudo.

La grande uniforme speciale è costituita da un abito con decorazioni e cordelline, pantaloni con bande, camicia bianca con colletto diritto inamidato, guanti bianchi, stivaletti neri (con fascette metalliche di sperone per i soli Ufficiali) e, se necessario, cappotto impermeabile (mantello di panno nero per gli ufficiali).

Il copricapo della grande uniforme speciale, popolarmente (ma non ufficialmente) detto “lucerna”, ospita il notissimo pennacchio rosso e blu (gli ufficiali indossano invece la feluca con pennacchio). I militari appartenenti alla Banda Musicale dell’Arma dei carabinieri e alle fanfare dei battaglioni indossano, invece, un pennacchio bianco e rosso.

L’uniforme operativa (o da ordine pubblico) è di colore blu: si compone di basco, giubba e pantaloni, fazzoletto da collo blu con profilatura rossa, guanti in pelle nera, stivaletti anfibi neri operativi. Per alcuni reparti operativi è prevista una policroma per i seguenti reparti:

  • Cacciatori di Calabria e Sardegna;
  • 1o Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”

Le uniformi femminili si distinguono da quelle maschili per le abbottonature, la foggia delle giacche, la gonna (solo all’interno degli uffici) e per il berretto di particolare foggia.

I gradi dell’Arma dei Carabinieri

Premere espandi, qui sotto a destra, per visualizzare la tabella.

Ufficiali generali

Generale
Capo di Stato Maggiore della Difesa

Generale di corpo d’armata
Comandante generale

Generale di corpo d’armata
Vicecomandante generale

Generale di corpo d’armata

Generale di divisione

Generale di brigata
Ufficiali superiori

Colonnello

Tenente colonnello

Maggiore
Ufficiali inferiori

Capitano

Tenente

Sottotenente
Marescialli – ruolo ispettori

Maresciallo aiutante luogotenente[1]

Maresciallo aiutante (s UPS)

Maresciallo capo

Maresciallo ordinario

Maresciallo
Brigadieri – ruolo sovrintendenti

Brigadiere capo

Brigadiere

Vice brigadiere
Carabinieri ed appuntati

Appuntato scelto

Appuntato

Carabiniere scelto

Carabiniere

Storia

Il corpo fu creato da Vittorio Emanuele I di Savoia, re di Sardegna, con lo scopo di fornire al Piemonte un corpo di polizia simile a quello francese della Gendarmerie. I compiti di polizia in quel periodo erano svolti dai Dragoni di Sardegna, corpo creato nel 1726 e composto da volontari, mentre parallelamente andava sviluppandosi il progetto di un apposito Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza.

Parata dei carabinieri il 2 giugno 2006 a Roma

Parata dei carabinieri il 2 giugno 2006 a Roma

Dopo l’occupazione di Torino da parte dei soldati francesi, alla fine del XVIII secolo, quando questi lasciarono il campo alla famiglia Savoia, con la legge reale del 13 luglio 1814 (“Regie Patenti”), fu istituito il corpo dei Reali Carabinieri, al quale vennero via via assegnate crescenti funzioni di polizia. Essi raccoglievano l’eredità dei Reali Cavalleggeri che, a loro volta discendendo dal corpo dei Cacciatori Reali (poi riuniti nel Corpo dei Moschettieri di Sardegna), avevano maturato ragioni d’onore nella lotta al brigantaggio in Sardegna; dai Cacciatori derivano anche i Granatieri (appunto detti “di Sardegna”), la cui storia divide non pochi elementi con quella dei Carabinieri.

Da un punto di vista militare, si trattava di un corpo di fanteria leggera, e dunque più elitario rispetto ad un corpo di fanteria di linea; il primo personale arruolato fu infatti selezionato nell’eccellenza dei reparti piemontesi e per molto tempo restò un corpo d’élite (si pensi, ad esempio, che tutti i Carabinieri dovevano saper leggere e scrivere, capacità al tempo davvero minoritarie). L’arma tipica era ovviamente la carabina, non ancora del tutto rimossa dalle ordinanze per ovvi motivi di tradizione.

I Carabinieri vennero costituiti in Arma (così si chiama ciascuna delle componenti dell’Esercito) e nel tempo ne divennero la prima Arma, o “l’Arma” per antonomasia.

Come Arma i Carabinieri hanno combattuto in ogni conflitto nel quale l’Italia sia stata coinvolta, riportando molte perdite in termini di vite umane e componendo un imponente medagliere per atti eroici compiuti in ogni parte del mondo. I Carabinieri sono particolarmente orgogliosi della memoria del Vice Brigadiere Salvo D’Acquisto, che morì a Palidoro, vicino a Roma, durante la seconda guerra mondiale, ucciso dai tedeschi per rappresaglia dopo essersi autoaccusato per salvare 22 condannati a morte. La storia dei Carabinieri è coronata di molti altri, purtroppo tragici, simili comportamenti altruistici, circostanza che ha garantito da sempre una grande popolarità all’Arma da parte della popolazione. Uno degli appellativi con il quale ci si riferisce all’Arma è La Benemerita.

Battaglie

Le principali battaglie cui presero parte i Carabinieri, prima delle guerre mondiali, sono:

  • Grenoble, 5 luglio 1815 (battesimo del fuoco)
  • Pastrengo, 30 aprile 1848, Bandiera dell’Arma insignita della prima Medaglia d’Argento al Valor Militare.
  • Verona, 6 maggio 1848, Bandiera dell’Arma insignita della prima Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
  • Custoza, Staffalo, Sommacampagna, Valeggio, Milano, Peschiera del Garda, 24 luglio – 4 agosto 1848.
  • Perugia, Garigliano, Mola di Gaeta, 14 settembre – 4 novembre 1860.
  • Monzambano, Villafranca, Custoza, 24 giugno 1866.
  • Presa di Roma, 20 settembre 1870, insieme ai Bersaglieri.
  • Sciara Sciat e Due Palme (Guerra Italo-Turca, 1911-1912).

Nella prima guerra mondiale i Carabinieri si distinsero nelle seguenti battaglie:

  • Battaglia del Podgora, 19 luglio 1915

Per il contributo nel primo conflitto mondiale la Bandiera dell’Arma fu insignita della prima Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Nella seconda guerra mondiale i Carabinieri si distinsero nelle seguenti battaglie:

  • Battaglia di Culqualber (Etiopia), 6 agosto – 21 novembre 1941, Bandiera dell’Arma insignita della seconda Medaglia d’Oro al Valor Militare.
  • Battaglia di Eluet El Asel (Libia), 19 dicembre 1941.
  • Battaglia di Klisura (fronte greco-albanese), 16-30 dicembre 1941, Bandiera dell’Arma insignita di Medaglia di Bronzo al Valor Militare

La gestione De Lorenzo

Nel 1962 il generale Giovanni De Lorenzo fu investito della carica di Comandante Generale dell’Arma, succedendo al generale De Francesco; il nuovo comandante sarebbe restato, nel bene o nel male, il più conosciuto fra tutti i responsabili di questa istituzione ed avrebbe contrassegnato con la sua impronta, o secondo alcuni con la sua ombra, un periodo che resta nella storia dell’Arma ed in quella italiana per molte ragioni di differente natura.

Compiti istituzionali

L’Arma dei carabinieri, fino a quel momento la “Prima Arma dell’Esercito”, con il Decreto Legislativo 5 ottobre 2000, n. 297 è stata elevata a “rango di Forza Armata, nell’ambito del Ministero della Difesa, con dipendenza del Comandante Generale dal Capo di Stato Maggiore della Difesa. In ragione della sua peculiare connotazione di Forza militare di polizia a competenza generale, le sono affidati i seguenti

  1. compiti militari (art. 1, comma 2, Legge 78/2000):
    1. concorso alla difesa della Patria e alla salvaguardia delle libere istituzioni e del bene della collettività nazionale nei casi di pubblica calamità, in conformità con l’articolo 1 della legge 11 luglio 1978, n. 382;
    2. partecipazione alle operazioni militari in Italia e all’estero sulla base della pianificazione d’impiego delle Forze Armate stabilita dal Capo di Stato Maggiore della Difesa;
    3. partecipazione ad operazioni di polizia militare all’estero e, sulla base di accordi e mandati internazionali, concorso alla ricostituzione dei corpi di polizia locali nelle aree di presenza delle Forze Armate in missioni di supporto alla pace;
    4. esercizio esclusivo delle funzioni di polizia militare e sicurezza per l’Esercito, per la Marina Militare e per l’Aeronautica Militare, nonché, ai sensi dei codici penali militari, esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria militare alle dipendenze degli organi della giustizia militare;
    5. sicurezza delle rappresentanze diplomatiche e consolari italiane ivi compresa quella degli uffici degli addetti militari all’estero;
    6. assistenza ai comandi e alle unità militari impegnati in attività istituzionali nel territorio nazionale, concorso al servizio di mobilitazione.
  2. compiti di polizia (art. 3, comma 2 e 3 Decreto legislativo 297/2000):
    1. esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria e di sicurezza pubblica
    2. quale struttura operativa nazionale di protezione civile, assicurazione della continuità del servizio di istituto nelle aree colpite dalle pubbliche calamità, concorrendo a prestare soccorso alle popolazioni interessate agli eventi calamitosi

Organizzazione e specialità

L’organizzazione dell’Arma dei Carabinieri è molto ampia e capillare tanto da essere l’ente statale più ramificato nel territorio nazionale e comprende diversi reparti e specialità.

Dipendenze

L’Arma dei Carabinieri dipende tramite il Comando Generale, dal Capo di Stato Maggiore della Difesa per quanto attiene ai compiti militari e, funzionalmente, dal Ministero dell’Interno, per quanto attiene ai compiti di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Organizzazione Centrale

Al vertice dell’Arma esiste il Comando Generale: è l’organo di direzione, coordinamento e controllo di tutte le attività dell’Arma. Il Comando Generale comprende il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, il Vice Comandante Generale e il Capo di Stato Maggiore e il Direttore di Amministrazione.

Lo Stato Maggiore, è articolato su 6 Reparti:

  • I Reparto “Organizzazione delle Forze” con funzioni di comando e di indirizzo nel campo ordinativo, addestrativo, del governo del personale, disciplinare.
  • II Reparto “Impiego delle Forze” con funzioni di comando e di indirizzo nel campo operativo e a capo della Sala Operativa.
  • III Reparto “Telematica” con funzioni di comando e di indirizzo nel settore informatico e telecomunicazioni.
  • IV Reparto “Logistica” con funzioni di indirizzo, coordinamento e controllo nel settore del sostegno delle forze.
  • V Reparto “Comunicazione ed Affari Generali” con funzioni di comando ed indirizzo nei settori relazionale, promozionale ed assistenziale.
  • VI Reparto “Pianificazione Programmazione Bilancio e Controllo” con funzione amministrativa e finanziaria.

La Direzione di Amministrazione dipende direttamente dal Comandante Generale e svolge le funzioni di consulenza giuridico-amministrativa, di somministrazione delle risorse finanziarie, e di revisione della contabilità finanziaria e patrimoniale degli Enti e Distaccamenti periferici.

Organizzazione Territoriale

Carabinieri motociclisti

Carabinieri motociclisti

L’organizzazione territoriale rappresenta il fulcro dell’attività d’istituto, in quanto assorbe l’80% della forza, ed è organizzata gerarchicamente in:

  • 5 Comandi Interregionali, retti da generale di corpo d’armata, con funzioni di alta direzione, di coordinamento e di controllo nei confronti dei Comandi regionali:
    • Comando Interregionale Pastrengo (Milano)
    • Comando Interregionale Vittorio Veneto (Padova)
    • Comando Interregionale Podgora (Roma)
    • Comando Interregionale Ogaden (Napoli)
    • Comando Interregionale Culqualber (Messina)
  • 19 Comandi di Regione, retti da generale di divisione o di brigata, con funzioni di direzione, di coordinamento e di controllo delle attività dei comandi provinciali;
  • 102 Comandi Provinciali, retti da generale di brigata, colonnello o tenente colonnello, con sede in ciascun capoluogo di provincia (salvo Aosta dove è presente un Reparto Territoriale), con funzioni di direzione, di coordinamento e di controllo dei reparti dipendenti (1 o più Reparti Territoriali, eventuale Reparto Servizi e Magistratura; Reparto Operativo; Nucleo Radiomobile; Sezioni di Polizia giudiziaria; un numero variabile di Gruppi e Compagnie).
  • 18 Comandi di Reparto Territoriale, retti da tenente colonnello, organi demoltiplicatori delle funzioni di direzione, coordinamento e controllo dei Comandi Provinciali nel cui ambito sono previsti; il Reparto Territoriale di Aosta svolge la funzione di un Comando Provinciale.
  • 539 Comandi di Gruppo o Compagnia, retti da tenente colonnello, maggiore o capitano con funzione di direzione dell’attività di un numero variabile di Tenenze e Stazioni e con organi propri (Centrale Operativa e Nucleo Operativo e Radiomobile).
  • 41 Tenenze, rette da tenente, sottotenente o luogotenente e competenti su un solo comune con un numero elevato di abitanti, non in senso assoluto ma relativamente alle capacità di una stazione.
  • 4625 Stazioni, rette da luogotenente o maresciallo e diffuse a livello locale su tutto il territorio nazionale con la responsabilità diretta del controllo del territorio.

All’interno dell’organizzazione territoriale, sempre più uomini sono assegnati al servizio del Carabiniere di Quartiere.

Dai Comandi Regionali Calabria e Sardegna dipendono inoltre due reparti altamente specializzati nella lotta alla malavita organizzata e al brigantaggio; si tratta dei cosiddetti cacciatori, appartenenti al 1° Gruppo Operativo “Calabria” e allo Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori “Sardegna” i cui militari (con il caratteristico basco rosso) sono appositamente addestrati alla repressione delle particolari forme di criminalità delle zone montuose delle due Regioni in cui sono di stanza.

Organizzazione Addestrativa

L’organizzazione addestrativa è costituita dai reparti d’istruzione responsabili della formazione, dell’aggiornamento professionale e della specializzazione degli Ufficiali, dei Marescialli, dei Brigadieri, degli Appuntati e dei Carabinieri.

Al vertice è posto il Comando delle Scuole dell’Arma dei Carabinieri, con sede in Roma, retto da generale di corpo d’armata, che coordina l’attività dei vari istituti di formazione:

  • la Scuola Ufficiali Carabinieri (Roma);
  • la Scuola Marescialli e Brigadieri (Firenze) articolata su:
    • 2° Reggimento Allievi Marescialli (Firenze)
    • 1° Reggimento Allievi Marescialli e Brigadieri (Velletri)
  • la Brigata Scuole Appuntati e Carabinieri (Benevento) da cui dipendono:
    • la Scuola Allievi Carabinieri di Roma, articolata su 3 Battaglioni (Roma, Campobasso ed Iglesias);
    • la Scuola Allievi Carabinieri di Reggio Calabria;
    • la Scuola Allievi Carabinieri di Torino, articolata su 2 Battaglioni (Torino e Fossano);
    • la Scuola Allievi Carabinieri di Benevento;
  • la Scuola di Perfezionamento al Tiro (Roma);
  • il Centro Lingue Estere dell’Arma dei Carabinieri (Roma);
  • il Centro di Psicologia Applicata per la Formazione (Roma).

L’organizzazione comprende inoltre centri per la formazione degli specializzati :

  • Centro Elicotteri Carabinieri (Pratica di Mare)
  • Centro Carabinieri Addestramento Alpino (Selva di Val Gardena)
  • Centro subacquei (Genova)
  • Centro cinofilo (Firenze)
  • Centro Ippico (Roma)

Organizzazione Mobile e Speciale

L’organizzazione Mobile e Speciale comprende reparti dedicati all’espletamento di compiti particolari e di elevata specializzazione con funzioni di sostegno e supporto all’organizzazione territoriale.

Al suo vertice é posto il Comando delle Unità Mobili e Specializzate Carabinieri “Palidoro” (Roma), retto da generale di corpo d’armata e articolato in:

  • Comando Divisione Unità Mobili Carabinieri (Treviso);
  • Comando Divisione Unità Specializzate Carabinieri (Roma);
  • Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) (Roma).

Organizzazione Mobile

Carabinieri in assetto da ordine pubblico

Carabinieri in assetto da ordine pubblico

Il Comando Divisione Unità Mobili, con compiti di massa di manovra per fronteggiare eventi di emergenza, assolve ai compiti militari dell’Arma connessi con la difesa del territorio nazionale e la partecipazione alle operazioni militari all’estero, dà supporto all’organizzazione territoriale nelle attività di ordine pubblico e di controllo del territorio nelle grandi aree urbane e nelle zone più sensibili sotto il profilo della sicurezza pubblica e concorre alle operazioni di Protezione Civile.

Si articola in:

  • I Brigata Mobile (Roma) con alle dipendenze:
    • 1° Battaglione Carabinieri “Piemonte”(Moncalieri)
    • 2° Battaglione Carabinieri “Liguria” (Genova)
    • 3° Battaglione Carabinieri “Lombardia”(Milano)
    • 4° Battaglione Carabinieri “Veneto” (Mestre)
    • 5° Battaglione Carabinieri “Emilia Romagna” (Bologna)
    • 6° Battaglione Carabinieri “Toscana” (Firenze)
    • 8° Battaglione Carabinieri “Lazio” (Roma)
    • 9° Battaglione Carabinieri “Sardegna” (Cagliari)
    • 10° Battaglione Carabinieri “Campania”(Napoli)
    • 11° Battaglione Carabinieri “Puglia”(Bari)
    • 12° Battaglione Carabinieri “Sicilia”(Palermo)
    • Reggimento Carabinieri a cavallo (Roma)
  • II Brigata Mobile (Livorno) con alle dipendenze:
    • 7° Reggimento Carabinieri “Trentino-Alto Adige” (Laives)
    • 13° Reggimento Carabinieri “Friuli Venezia Giulia” (Gorizia)
    • 1° Reggimento Carabinieri “Tuscania”(Livorno)
    • Gruppo di Intervento Speciale (Livorno)

Dipendono inoltre, sotto il profilo del sostegno logistico e addestrativo, dalla II Brigata Mobile, le unità costituenti i Reparti schierati fuori area quali: i Reggimenti MSU (Multinational Specialized Unit), impiegati in teatri operativi come Balcani ed Iraq (da quest’ultimo teatro i militari italiani hanno ripiegato in Patria in data 1 dicembre 2006); il Reggimento IPU (Integrated Police Unit), che dal dicembre 2004 sostituisce il Reggimento MSU in Bosnia Herzegovina con il compito di supportare la Polizia locale; le compagnie, i plotoni, le squadre e i nuclei di polizia militare inseriti all’interno degli schieramenti delle altre Forze Armate italiane. Lo stesso Comando Brigata, il 19 dicembre 2006, è stato colpito da un’ordinanza di arresti domiciliari (emessa dal Tribunale di Livorno) nei confronti di due ufficiali, accusati di concussione aggravata e truffa ai danni dello Stato in concorso, per aver distolto i fondi destinati alle operazioni militari all’estero per fini privati; le indagini sono ancora in corso.

Alfa Romeo Veicolo in servizio di pronto intervento

Alfa Romeo Veicolo in servizio di pronto intervento

Organizzazione Specializzata

Il Comando Divisione Unità Specializzate ha compiti di integrazione, sostegno e supporto dell’organizzazione territoriale connessi con: la tutela dell’ambiente, la tutela del patrimonio culturale, la tutela del lavoro, l’osservanza delle norme comunitarie ed agroalimentari, la repressione del falso nummario, le esigenze del Ministero degli Affari Esteri, le esigenze della Banca d’Italia, la tutela della salute, l’espletamento ed il coordinamento di attività d’indagine specialistiche, tecniche o scientifiche.

Si articola in:

  • Comando Carabinieri Ministero Affari Esteri
  • Comando Carabinieri Banca d’Italia
  • Comando Carabinieri Politiche Agricole
  • Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro
  • Raggruppamento Carabinieri per le Investigazioni Scientifiche (Ra.C.I.S.), con alle dipendenze 4 R.I.S. – Reparti Investigazioni Scientifiche a Roma, Parma, Cagliari e Messina e 29 S.I.S., Sezioni Investigative Scientifiche che operano a livello interprovinciale.
  • Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale
  • Comando Carabinieri per la Tutela della Salute (N.A.S.) con alle dipendenze 3 Gruppi e 35 Nuclei
  • Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente
  • Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria
  • Raggruppamento Aeromobili Carabinieri (con alle dipendenze 15 Nuclei Elicotteri)

Altri reparti

Due Carabinieri a cavallo.

Due Carabinieri a cavallo.

I Carabinieri assicurano la Guardia d’onore al Presidente della Repubblica (come prima al Re d’Italia), con il Reggimento Corazzieri, originariamente inquadrati nella Compagnia Guardie Reali del Palazzo (poi Compagnia Guardie del Re, Squadrone Carabinieri Guardie, 3° Squadrone Carabinieri a Cavallo, Comando Carabinieri Guardie del Presidente della Repubblica ed infine Reggimento Carabinieri Guardie della Repubblica – Corazzieri con dipendenza funzionale dal Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica).

Centro Sportivo

L’Arma dei Carabinieri mantiene un Corpo Sportivo Militare, il Centro Sportivo Carabinieri, costituito nel 1964, e articolato in 10 sezioni: Atletica Leggera (Bologna), Scherma, Judo, Karate, Pentathlon Moderno, Tiro a Segno ed Equitazione (Roma), Sport Invernali (Selva di Val Gardena), Nuoto (Napoli), Paracadutismo Sportivo (Livorno). Il CS Carabinieri non ha mancato di distinguersi in tutte le discipline sportive estive ed invernali, come anche nelle Olimpiadi.

Hanno militato e militano nel CS Carabinieri campioni come:

  • Raimondo D’Inzeo: campione olimpico di equitazione XVII Olimpiade – Roma 1960
  • Alberto Tomba: pluricampione olimpico di sci alpino (medaglia d’oro slalom speciale e gigante: XV Olimpiade Invernale – Calgary 1988; medaglia d’oro slalom gigante e d’argento in slalom speciale: XVI Olimpiade Invernale – Albertville 1992; medaglia d’argento in slalom speciale XVII Olimpiade Invernale – Lillehammer 1994).
  • Armin Zöggeler: medaglia d’oro XX Olimpiade Invernale – Torino 2006
  • Alberico Di Cecco medaglia d’oro nella XI edizione della Maratona di Roma;
  • Giorgio Rocca: 5 vittorie consecutive (Beaver Creek, Madonna di Campiglio, Kranjska Gora, Adelboden e Wengen) nella coppa del mondo di slalom speciale 2005-2006

Mezzi in dotazione

Gli “ovetti”, veicoli per il pattugliamento urbano in zone pedonalizzate

  • Automobili
    • Bertone Freeclimber
    • Toyota Carina 2
    • Subaru Legacy SW
    • Alfa Romeo 155
    • Fiat Brava 1600
    • Alfa Romeo 156
    • Alfa Romeo 159
    • Fiat Panda 4×4
    • Land Rover Freelander
    • Land Rover Defender-90 hard top
    • Fiat Punto 60 1^serie
    • Fiat Punto ELX 2^ serie
    • Fiat Stilo 1.9 JTD
    • Fiat Ducato

Motoscafo dei Carabinieri utilizzato a Venezia

Motoscafo dei Carabinieri utilizzato a Venezia

Battello pneumatico in forza ai GIS (parata 2 giugno 2007)

Battello pneumatico in forza ai GIS (parata 2 giugno 2007)

Autoveicolo Fiat Ducato, per la protezione di siti ad interesse internazionale, in Piazza della Signoria, Firenze

Autoveicolo Fiat Ducato, per la protezione di siti ad interesse internazionale, in Piazza della Signoria, Firenze

  • Motociclette
    • Moto Guzzi California Corazzieri
    • BMW F 650 GS
    • BMW R85-T
  • Elicotteri
    • Agusta A109
    • Agusta-Bell AB 412
    • Agusta-Bell AB 206
  • Veicoli da combattimento
    • Land Rover Defender 110 soft top
    • VM90 Torpedo
    • VM90 Protetto
    • Blindo Puma 6×6
    • Blindo 6616G
    • VCC1 M113
  • Motovedette
    • Battello pneumatico STINGER

Armamento

L’Arma dei Carabinieri, per rispondere alle molteplici e diverse esigenze di impiego operativo, ha previsto l’uso di varie tipologie di armi che vengono suddivise in armamento ordinario ed armamento speciale.

L’armamento ordinario, in dotazione a tutto il personale dell’Arma, si compone di:

  • Pistola Beretta Mod. 92 S, 92 FS e 92 SB
  • Pistola Beretta 8000 Cougar (per Ufficiali)
  • Pistola Mitragliatrice Beretta Mod. PM 12 S2
  • Fucile Beretta Beretta AR 70/90 SC 70/90, SCP 70/90
  • Mitragliatrice leggera FN Minimi

L’armamento speciale, impiegato solo da alcuni reparti ed in determinate circostanze, si compone di:

  • Pistola Mitragliatrice Heckler & Koch MP5
  • Fucile ad anima liscia Franchi SPAS-15 MIL
  • Carabina per tiratore scelto Mauser SP66
  • Fucile per tiratore scelto Accuracy International AWP

Influenza nella società

Per tradizione i Carabinieri costituiscono un importante modello comportamentale all’interno della cultura italiana e godono di un grande rispetto formale, oltre che dell’affetto. Negli ultimi anni, i Carabinieri sono affettuosamente coinvolti come protagonisti di numerose barzellette, mentre un secolo fa, la prima apparizione in un romanzo dei carabinieri nel Pinocchio di Carlo Collodi aveva rappresentato in un certo qual modo uno scandalo (essendo la prima opera letteraria “leggera” in cui venissero rappresentati).

Da allora molte sono state le opere cinematografiche e le serie televisive, per ultime le fiction, in cui i Carabinieri sono presenti o protagonisti. I Racconti del Maresciallo, La Tenda Nera, Il Maresciallo Rocca, Carabinieri, RIS, sono solo alcuni dei titoli che sono stati realizzati negli ultimi anni.

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