Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Polizia’

Consigli per la Tua sicurezza

L’iniziativa della Questura di Savona consistente nella pubblicazione della guida “Per la tua sicurezza”, distribuito in scuole, circoscrizioni, centri di aggregazione sociale, parrocchie e biblioteche è stata apprezzata dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza che ha deciso di adottare la guida come “vademecum” ufficiale per la Polizia di Stato, prevedendone la diffusione su tutto il territorio nazionale.

L’opuscolo di circa 60 pagine dedicate alla solidarietà, alla prevenzione del fenomeno delle truffe, dell’usura, della droga, dell’alcool, delle slot machine e a molte altre problematiche, tra cui i rischi che si possono incontrare navigando sul web, è rivolto ai giovani, alle famiglie, ai commercianti con un’attenzione particolare agli anziani.

Per scaricare il documento clicca qui

Annunci

Read Full Post »

DENUNCIA VI@ WEB

Servizio per la presentazione di denunce di smarrimento o di furto ad opera di ignoti, utilizzabile da tutta Italia.
Da casa, dall’ufficio o da qualunque luogo ove sia disponibile un accesso ad internet, potete avviare l’iter per sporgere una denuncia di furto o smarrimento, risparmiando tempo perché all’atto della vostra presentazione presso la Stazione / Tenenza da voi scelta troverete una corsia preferenziale, avendo già espletato alcune incombenze necessarie.
SCEGLIETE QUI SOTTO IL CORPO AL QUALE SEGNALARE LA VOSTRA DENUNCIA

CARABINIERI

POLIZIA DI STATO

 

Read Full Post »

E’ un servizio offerto dalla Polizia di Stato che permette al cittadino di poter effettuare un controllo dei veicoli rubati presso la banca dati delle Forze di Polizia anche dal telefono cellulare.

Pubblichiamo di seguito le istruzioni da seguire per vedere se è stata presentata agli uffici di polizia una denuncia di furto relativa alla macchina che vi interessa.

Digitate la lettera T sul display del vostro telefonino poi uno spazio vuoto e il numero di targa dell’automobile o della moto sospetta.

Inviate il messaggio al numero +39 320 3885858 e aspettate. Pochi secondi dopo vi arriverà un messaggio che ha come mittente “Mininterno” con le informazioni che desiderate. Se il mezzo non risulta segnalato (almeno fino al periodo indicato) alle forze di polizia vi arriverà un sms con il seguente testo:

La targa richiesta non risulta nell’archivio dei veicoli rubati

Se invece per la macchina, o moto che sia, è stata fatta una denuncia di furto questo è l’esempio di un messaggio che potrebbe arrivarvi:

Trovato:FURTO Targa: RM1H0217 telaio:NON PRESENTE modello:AUTOBIANCHI Y10 AUTOVETTURA Denuncia: 08/04/1997 c/o Commissariato Salario Parioli – Roma dati al: 21/11/2003

In questo caso se si desiderano ulteriori informazioni o se si vuole segnalare un’auto sospetta bisogna rivolgersi al più vicino ufficio di Polizia (113) o dei Carabinieri (112).

Read Full Post »

Polizia di Stato

La Polizia di Stato è la forza di polizia italiana direttamente dipendente dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che rappresenta l’apparato amministrativo centrale per mezzo del quale il Ministero dell’Interno (Autorità Nazionale di Pubblica Sicurezza) gestisce l’ordine pubblico e la pubblica sicurezza in Italia.

Indice

  • 1 Storia della Polizia in Italia
    • 1.1 L’Ottocento: la nascita, la crescita
    • 1.2 Il Novecento: la scienza e la politica
    • 1.3 La Polizia nel regime
    • 1.4 Il regime di Polizia
    • 1.5 La Polizia di guerra
    • 1.6 Verso la nuova Polizia
    • 1.7 Angelo Vicari e la nuova Polizia
    • 1.8 Sotto assedio
    • 1.9 La riforma del 1981
  • 2 Simboli
  • 3 Uniformi
    • 3.1 Fregio da berretto e da basco
    • 3.2 Mostrine
  • 4 Organizzazione
  • 5 Le qualifiche
  • 6 Capi della Polizia dal 1878
  • 7 Organizzazione e struttura
  • 8 Organico attuale
  • 9 Autovetture
  • 10 Curiosità
  • 11 Note
  • 12 Bibliografia
  • 13 Voci correlate
  • 14 Altri progetti
  • 15 Collegamenti esterni

//

Storia della Polizia in Italia

L’Ottocento: la nascita, la crescita

Le origini dell’amministrazione della pubblica sicurezza, in senso moderno, vengono fatte risalire al re Carlo Alberto, che la costituì nel 1848 come amministrazione civile. Nella riorganizzazione dello stato sabaudo, alla diffusione territoriale delle forze di controllo militare [1], fu affiancata una struttura civile composta di delegati di polizia. Ben presto, la peculiarità delle esigenze di questi, unitamente all’osservazione di quanto andava sviluppandosi in altri stati, richiese l’istituzione di forze armate appositamente dedicate a funzioni di polizia, preferibilmente svincolate da taluni degli obblighi tipici delle forze militari tradizionali.

Il reparto a Cavallo della Polizia di Stato eredita una tradizione molto antica, risalente all'Ottocento; l'impiego prevalente è per servizi di ordine pubblico e pattugliamenti particolari. Presso il maneggio del centro di coordinamento di Roma, nella caserma in zona Trastevere, si tengono corsi di ippoterapia per giovani con patologie neurologiche.

Il reparto a Cavallo della Polizia di Stato eredita una tradizione molto antica, risalente all’Ottocento; l’impiego prevalente è per servizi di ordine pubblico e pattugliamenti particolari. Presso il maneggio del centro di coordinamento di Roma, nella caserma in zona Trastevere, si tengono corsi di ippoterapia per giovani con patologie neurologiche.

I primi corpi che diedero vita alla polizia dell’epoca furono la Milizia Comunale e la Guardia Nazionale. Successivamente, con la legge 11 luglio 1852, n.1404, venne creato il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, che aveva due compagnie a Torino ed a Genova (oltre a qualche stazione). La legge 13 novembre 1859, n. 3720, ne estese la competenza territoriale a tutti gli stati (meno la Toscana) che via via andavano annettendosi al Regno di Sardegna; la stessa norma attribuiva il comando delle funzioni di pubblica sicurezza ai questori delle città capoluogo di provincia con più di 60.000 abitanti, e per la prima volta fu istituito il ruolo degli ispettori.

Il regio decreto 9 ottobre 1861, n. 255, creò la Direzione Generale della Pubblica Sicurezza, potenziando quindi temporaneamente la struttura, allora cresciuta sino al rango di Divisione, ma l’anno successivo, con l’istituzione del Segretariato Generale del ministero dell’Interno, l’amministrazione fu ricondotta al rango di Divisione e posta sotto la responsabilità del Segretario Generale. Le attività del Corpo furono poi distinte, nel 1880, in polizia amministrativa, polizia giudiziaria e divisione affari riservati

Con il regio decreto 3 luglio 1887, n.4707, il governo De Pretis ripristinò la Direzione Generale. Nel dicembre del 1890 (Ministro dell’Interno Francesco Crispi) dall’unione delle Milizie Comunali e del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, nacque il Corpo delle Guardie di Città.

Il Novecento: la scienza e la politica , allievo di Cesare Lombroso , durante il governo Giolitti fu fondata la scuola di polizia scientifica con a capo il suo fondatore, lo stesso Ottolenghi, primo studioso delle tecniche di investigazioni scientifiche.

Nel 1917 fu istituito l’UCI, ufficio centrale investigazioni, che raccoglieva in parte l’eredità della divisione affari riservati politici e che si sarebbe dedicata ad attività di controspionaggio; il comando fu assegnato al Gasti.

Nell’agosto del 1919, durante il governo Nitti, furono sciolte le Guardie di Città e furono costituiti il Corpo della Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza (12 divisioni, 40.000 uomini), Corpo ad ordinamento militare deputato al mantenimento dell’ordine pubblico ed alquanto svincolato da eventuali influenze della politica, ed il Corpo degli Agenti Investigativi (8.000 uomini), specializzato in compiti di polizia giudiziaria.

La Polizia nel regime

Il 31 dicembre 1922 Benito Mussolini, capo del neonato governo, sciolse i due corpi (provocando reazioni violente di una certa gravità da parte delle truppe interessate), che furono poi assorbiti all’interno dell’Arma dei Reali Carabinieri. Nell’ambito della stessa manovra, veniva creata la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale.

Tra le molte ragioni che si sono prospettate per questa scelta, molti studiosi propendono per considerare più verosimile l’esigenza del nuovo premier di sottoporre a più facile controllo tutte le strutture dello stato (ciò che sarebbe stato poi di maggior evidenza quando tutte le amministrazioni fasciste vennero organizzate in forma paramilitare): se la truppa dei due corpi di polizia era certamente militare, la parte alta della catena gerarchica era invece civile, perciò non sottoposta ai rigori delle regolamentazioni cui soggiacevano gli uomini in divisa, primo fra tutti appunto la ferrea concatenazione gerarchica. Con l’unificazione nei Carabinieri sarebbe stato più facile il controllo su tutta la polizia attraverso il controllo della sola Arma, che Mussolini considerava alla sua portata. La costituzione della Milizia, sollecitata anche da Dino Grandi, rispondeva invece all’esigenza di inquadrare in forme legalmente accettabili (ed anche contrabbandabili come grato “riconoscimento”) le “truppe di fatto” degli squadristi.

Ciò malgrado, la distinzione di un’apposita funzione di polizia occorreva ancora al fascismo, potendosi però risolvere la questione con l’accentramento del comando presso il ministero dell’Interno, che avrebbe potuto disporre delle forze del ministero della guerra [4]. Le cariche di diretta emanazione governativa furono perciò mantenute al loro posto, con anzi qualche piccolo intervento che segnalava costanza di attenzione. Con il regio decreto 11 novembre 1923, n. 2395, la figura del Direttore Generale della Pubblica Sicurezza fu rinominata (senza altre sostanziali modificazioni) in “Intendente Generale della Polizia”, subito ricorretta dal regio decreto 20 dicembre 1923, n. 2908, che la convertì all’ancora vigente denominazione di “Capo della Polizia”.

Nell’aprile del 1925 fu (ri)costituito il Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza, che riprendeva se non altro la tradizione dei disciolti corpi, in parte anche per riguadagnare il consenso presso le forze dell’ordine, sceso a livelli di scarsa sufficienza a causa dello scioglimento precedente (che aveva collateralmente minato anche l’armonia interna fra i Carabinieri, nei quali erano stati indiscriminatamente versati gli ex-poliziotti) e della crescita di potere della Milizia, con la quale vi furono, durante il fascismo, numerose interferenze di competenze o di fatto. Alla ricostituzione del Corpo si giunse però anche perché i Carabinieri, di più antiche tradizioni, erano restati più fedeli alla corona e, si è sostenuto, il tentativo di guadagnarne il controllo fu fermato prima di scontrarsi con un’inopportuna sconfitta.

Il regime di Polizia

Nel 1926 fu nominato Capo della Polizia Arturo Bocchini, pochi giorni dopo la sua nomina fu emanato il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), che regolamentava con minuzia allora inusitata la vita quotidiana, e poco dopo ancora fu istituito il Tribunale Speciale (che aveva come compito la lotta agli oppositori politici) e fu reintrodotta la pena di morte.

Bocchini ebbe sempre come suprema missione la salvaguardia dell’incolumità del Duce ed in questo compito tradusse la sua non comune capacità organizzativa creando nel 1930 l’OVRA (Organismo di Vigilanza per la Repressione dell’Antifascismo). Inoltre, introdusse notevoli modifiche organizzative e tecniche nel funzionamento delle questure (molte delle quali non soppresse in età repubblicana) così da poter allestire agevolmente una imponente collezione di dati in tempo reale che a Palazzo Venezia venivano analizzati anche per monitorare il consenso popolare. Fra queste modifiche il cosiddetto “mattinale”, rapporto burocratico contenente dati sulla forza presente e consuntivi dei fatti (crimini, incidenti, altri fatti di rilievo) della giornata precedente; per tradizione il mattinale è consegnato al destinatario (tipicamente il questore, ma anche responsabili di altri comandi) appunto al momento di prendere servizio la mattina, donde il nome.

Dal punto di vista operativo, con la conquista delle colonie, Bocchini ideò un apposito mini-corpo di polizia per i nuovi territori, il Corpo di Polizia Coloniale, poi rinominato Polizia dell’Africa Italiana (PAI) dotato di uniformi ed equipaggiamenti inconsueti, riecheggiati dalle esperienze degli esploratori inglesi, e munito in anteprima dell’appena sfornata mitraglietta Beretta MAB 38, caratteristica per una sorta di radiatore per il raffreddamento della canna.

Bocchini fu un Capo della Polizia assai particolare, che riuscì a gestire praticamente da solo un’organizzazione presto ridivenuta imponente e delicatissima, un corpo il cui controllo era ovviamente essenziale per la buona tenuta del governo e che pare egli stesso abbia voluto ricreare, dopo il discioglimento del ’22, al fine di costituirne una sorta di armata a disposizione del governo (il quale peraltro già aveva inquadrato nella Milizia elementi dello squadrismo). La polizia dunque al governo, mentre i Carabinieri erano fedeli al Re. Bocchini fu perciò il vero autore di una duplicazione delle strutture nazionali militari e di polizia (e di intelligence) che rappresentava al meglio la ragione dei sostanziali equilibri fra la corona ed il fez. In questo ruolo Bocchini era uno dei pilastri fondamentali su cui poggiava l’edificio del regime. Fu Bocchini incaricato di eseguire le più delicate schedature) e degli altri esponenti più in vista della società italiana del periodo, contribuendo alla creazione del famoso “archivio segreto” di Mussolini. Fu ancora Bocchini a riportare personalmente al Duce il gravissimo malcontento popolare causato dalle leggi razziali.

A questo proposito si ebbe, fra i tanti Caduti della Polizia (attraverso le sue varie denominazioni), il nobile caso, non unico, di Giovanni Palatucci, funzionario dell’Ufficio Stranieri di Fiume, che impedì la deportazione di migliaia di ebrei e che per questo fu deportato egli stesso, morendo a Mauthausen.

Morto Bocchini in circostanze che qualcuno ha considerato “non limpide” (anche perché di pochissimo successive alla sua presentazione di un’informativa nella quale si ammoniva Mussolini sullo scarsissimo consenso delle forze armate e della popolazione dinanzi alla prospettiva di seguire la Germania nella guerra), gli successe Carmine Senise, che secondo alcuni era uomo di Badoglio, cioè del Re. Anche Senise, in verità, era conscio del malcontento ed anzi premonì la possibile destituzione del Duce da parte del Re, ma riuscì a mantenere la sua figura ben distinta dal regime.

La Polizia di guerra

La guerra condusse le forze di polizia ad aggiornare le proprie finalità d’impiego, per far fronte a situazioni di ordine pubblico ovviamente eccezionali. In questo, è stato notato, lo zelo repressorio fu portato quasi fisiologicamente a scadere, registrandosi un infinito numero di reati comuni commessi per reali cause di grave necessità, mentre per quanto riguardava i reati politici la competenza era stata quasi completamente ceduta alle forze militari. Molto personale richiese l’arruolamento temporaneo in corpi militari per combattere.

Senise fu sostituito nell’aprile del 1943, in occasione di un generale rimpasto delle cariche istituzionali voluto da Mussolini; questo rimpasto (che privava la corona di un uomo sempre più fidato su una poltrona tanto delicata) è stato da alcuni storici considerato il vero momento in cui dal Quirinale si decise, avvicinando Dino Grandi, di liberarsi di Mussolini. È vero del resto, che dopo il 25 luglio, Senise fu subito rinominato da Badoglio Capo della Polizia. Va menzionato che Senise fu una delle pochissime autorità che non seguirono il Re e Badoglio nella fuga al Sud dopo l’armistizio di Cassibile e che per questo fu catturato a Roma dai tedeschi (da Erich Priebke) e fu deportato in un lager dal quale fu liberato alla fine della guerra.

Il 6 settembre 1943, quando l’armistizio di Cassibile era già stato firmato in segreto, prima di darne notizia pubblica era stata sciolta la Milizia, riconferendo tutte le sue principali funzioni alla polizia.

Il 2 novembre 1944, interrompendo la tradizione che aveva visto la polizia sempre come corpo civile armato (salvo nel periodo del breve assorbimento nell’Arma dei Carabinieri), con un decreto legislativo luogotenenziale, venne nuovamente istituito il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, che aveva stavolta status di corpo militare.

La fine della guerra fu preceduta e seguita da situazioni di grave disagio dell’amministrazione, non in grado di assolvere ai suoi doveri istituzionali con risultati soddisfacenti. La divisione del Paese e la guerra civile, insieme al diffuso banditismo, impedivano di considerare l’Italia un paese “sicuro”. In più, la polizia sotto la guida di Bocchini si era legata assai intimamente alle vicende governative, non riscuotendo più l’opportuna fiducia popolare. Poco prima della liberazione, fu perciò necessario impartire il divieto di appartenenza a partiti politici o sindacati per tutti gli appartenenti al Corpo, onde fugare il sospetto che l’attività di polizia potesse ancora subire “orientamenti”. Alla spontanea copiosa effiorescenza di problemi, si univa anche il discusso utilizzo della polizia da parte del governo Badoglio, che ne fece un uso improntato ad un concetto alquanto spiccio sul modo di contrastare i moti di piazza ed i tafferugli: le animosità venivano sedate con frequente uso delle armi, provocando decine di morti che, malgrado i tempi fossero già abbondantemente insanguinati per loro conto, destarono vasta riprovazione nella società civile.

Nonostante la gravità della situazione generale, nel 1945 si diede vita alle specialità della Polizia Ferroviaria e della Polizia Stradale, il cui primo compartimento fu insediato presso la questura di Milano.

Verso la nuova Polizia

Il dicastero dell’Interno, dopo la liberazione, fu assunto da Giuseppe Romita, che fece anch’egli un uso della polizia in seguito considerato discutibile da molte parti. Fu Romita a istituire la “Celere” , forza di pronto impiego per l’ordine pubblico. La Celere fu munita dei primi manganelli di legno  e di alcune “campagnole” (fantasiosa traduzione burocratico-autarchica del termine straniero “jeep”) avute in dono dall’esercito americano.

Romita, orgoglioso della sua creatura, volse grandi attenzioni alla Celere, che impiegò in modo ancora una volta spiccio e, talvolta, disinvolto: in occasione del referendum istituzionale del 1946 per l’opzione fra monarchia e repubblica, la parte monarchica levò gravissime accuse contro la polizia che avrebbe, secondo questa parte, ostacolato la libera tenuta dei suoi comizi, impedendo di fatto la corretta rappresentazione delle ragioni sabaude.

Una Fiat Campagnola, veicolo che sostituì le americane jeep; oltre all'ovvio impiego extraurbano, fu ordinanza della Celere e di molti altri reparti

Una Fiat Campagnola, veicolo che sostituì le americane jeep; oltre all’ovvio impiego extraurbano, fu ordinanza della Celere e di molti altri reparti

La Celere, però, crebbe ancora, perfezionando l’equipaggiamento (fu dotata di mitragliatrici pesanti ed addirittura di mortai) e distinguendosi come un vero e proprio reparto di pronto impiego militare, idoneo a situazioni belliche che l’insorgente guerra fredda rendeva non improbabili. Allo stesso tempo, l’organizzazione dell’amministrazione veniva rivista e talune specialità venivano distinte in separati servizi direttamente dipendenti dalla direzione generale. Erano fra questi la polizia postale, la polizia stradale, la polizia ferroviaria e la polizia di frontiera.

Una parata nel 1959 fu l'occasione per presentare le nuove Alfa Romeo 1900 assegnate alle Squadre Mobili, che erano allora il servizio di punta delle Questure. Nella foto gli agenti esibiscono il nuovo radiotelefono Isis, collegato alle sale operative delle questure in cui era il gigantesco Westinghouse 21, un apparato la cui sigla

Una parata nel 1959 fu l’occasione per presentare le nuove Alfa Romeo 1900 assegnate alle Squadre Mobili, che erano allora il servizio di punta delle Questure. Nella foto gli agenti esibiscono il nuovo radiotelefono Isis, collegato alle sale operative delle questure in cui era il gigantesco Westinghouse 21, un apparato la cui sigla “W21” è all’origine del nome radio “Doppia Vela 21” che contraddistingue appunto la sala operativa.

Nel dicembre 1959 nacque il Corpo di Polizia Femminile, composto evidentemente di personale femminile e dedicato a tematiche delicate e di grande rilievo morale, come la protezione della donna e la tutela dei minori; il corpo, parallelo alla polizia “tradizionale”, aveva anche la funzione pratica di supportare questa per alcuni compiti che non era possibile affidare agli uomini, come ad esempio la perquisizione corporale delle donne. La quasi contemporanea introduzione della discussa legge Merlin, entrata in vigore nel settembre dell’anno prima e regolatrice della materia della prostituzione, contribuì ad un incremento delle competenze e delle esigenze di organico, rendendo il Corpo femminile di ancor più immediata utilità.

Con la riforma del 1981 le donne hanno avuto accesso a tutti i ruoli e reparti della Polizia di Stato, compresi i reparti motomontati della Polizia Stradale, da sempre considerati massimamente selettivi e famosi per addestramento ed esibizioni, ad esempio in parata

Con la riforma del 1981 le donne hanno avuto accesso a tutti i ruoli e reparti della Polizia di Stato, compresi i reparti motomontati della Polizia Stradale, da sempre considerati massimamente selettivi e famosi per addestramento ed esibizioni, ad esempio in parata

Angelo Vicari e la nuova Polizia

Gli anni sessanta, dominati per la storia dai movimenti giovanili e dai cambiamenti della società, che al rifiorire dell’economia univa la revisione dei rapporti sociali, furono guidati nella polizia dalla figura del prefetto Angelo Vicari, che vi lasciò una traccia di fondamentale importanza.

Con Vicari nacque la polizia criminale (criminalpol), inizialmente come una divisione per il coordinamento (concetto ancora una volta mutuato da altri corpi stranieri) dell’Interpol con alcuni servizi investigativi interni. Si ebbe inoltre una revisione dell’organizzazione delle scuole di istruzione, costituite in divisione autonoma, e la trasformazione della Scuola Superiore di Polizia nell’Accademia di Polizia. In questa si formavano gli ufficiali militari, poiché l’amministrazione risultava divisa, nelle carriere, nella formazione e nelle mansioni, fra le funzioni militari e quelle più propriamente di polizia, ciò che determinava che i funzionari di carriera civile (carriera prefettizia) comandassero dalla questure la forza in armi.

Ad ogni buon conto, gli ufficiali “militari” furono addestrati e gestiti in modo affine agli ufficiali dei Carabinieri e, come per questi, una scelta selezione ne veniva anche inviata presso la Scuola di Guerra, per l’esigenza di mantenere aggiornata e coordinata la potenzialità di impiego bellico del Corpo (e soggettivamente per l’accesso ai gradi più elevati).

A questa particolare situazione delle forze di polizia si era giunti per poter interpretare “all’italiana” le rigide disposizioni del “diktat“, il trattato di pace che imponeva una pesante limitazione del numero di soldati che l’Italia poteva arruolare: con la militarizzazione delle polizie, che non erano state considerate dal trattato, i poliziotti potevano fungere da soldati “aggiuntivi”, eludendo furbescamente le clausole della resa e rendendo al Paese le truppe che Roma riteneva necessarie. Oltre a ciò, i costi per il mantenimento di organici tanto ampi si giustificavano sia con la disponibilità di forze di polizia capaci di assicurare una certa solidità al sistema, sia con una sorta di intervento di solidarietà (con l’arruolamento di disoccupati) che era anche facilitazione per certe forme di clientelismo politico (e dunque indiretto sostegno di consenso).

La polizia però non era solo un centro di raccolta di braccianti che la crisi dell’agricoltura spingeva verso l’emigrazione e costringeva in lavori nuovi, mal pagati e poco gratificanti: se da un lato questo mostrava d’essere, dall’altro crebbe tecnicamente e presto guadagnò presso la popolazione, che pure nutriva quasi assoluta fiducia nei Carabinieri, una nuova gratificante reputazione di efficacia. Lo storico fisiologico antagonismo con l’Arma fu svolto nei termini di competizione tecnologica, e fu l’epoca d’oro, per alcuni quasi mitologica, della trasformazione della polizia in un corpo di sofisticata efficienza. Nacquero numerose specialità, mentre le questure specializzavano apposite squadre dedicate ad alcune tipologie d’impiego: le squadre volanti, mobili, omicidi e molte altre, distinte per competenze.

L'Alfa Romeo Giulia Super, nella classica livrea

L’Alfa Romeo Giulia Super, nella classica livrea “verdone”, veicolo-simbolo della polizia degli anni sessanta

Complice un certo gusto giornalistico, che versava nei quotidiani gli echi della moda letteraria noir, grande enfasi fu dedicata alla polizia che ogni giorno ispirava le fantasie della gente comune. Dalle pagine della cronaca, che resero avvincenti anche paludati fogli sempre più politicizzati, si evocavano nomi di poliziotti che quotidianamente compivano azioni degne della cinematografia in voga e fra tutti va forse ricordato il nome del maresciallo Armando Spatafora, detto “Armandino”, unico autorizzato alla guida in servizio dell’unica Ferrari (250 GTE), nera, in dotazione alla Squadra Mobile di Roma. Le “mirabolanti imprese” del maresciallo, che diedero origine a surreali leggende metropolitane come il famoso inseguimento giù per la scalinata di Trinità dei Monti, rappresentavano un lato spettacolare del Corpo che tuttora ne costituisce un fascino sui generis.

Due vetture Alfa Romeo 159 assegnate alla Squadra volante (oggi Reparto volanti)

Due vetture Alfa Romeo 159 assegnate alla Squadra volante (oggi Reparto volanti)

Agevolavano il lavoro dei tanti colleghi di Spatafora alcuni ritrovati come la radio, che cambiò il modo di intendere il pattugliamento stradale. La prima centrale radio fu insediata alla questura di Milano, dove fu installato un gigantesco apparecchio “Westinghouse 21” di fabbricazione americana; l’iniziale della marca (“W”) veniva resa nel codice radiofonico come “Doppia Vela” e “Doppia Vela 21” divenne perciò il nome in codice della centrale, mentre le auto desumevano i loro nominativi in codice radio dalla marca degli apparecchi di bordo, “Iris”. La centrale era in realtà una sala operativa alla quale cominciarono ad affluire tutte le informazioni necessarie per un pronto intervento nelle aree urbane di competenza, e presto sarebbe diventata il terminale del numero unico di pronto soccorso, il 113.

Non versava però in buone acque finanziarie l’economato dell’amministrazione, che faticava a far fronte alle nuove esigenze che la realtà quotidiana, le promesse elettorali e gli accordi con le altre polizie e con l’Interpol imponevano. La “moderna” pistola Beretta modello “51”, che come il nome indica era già da qualche tempo disponibile, tardava a sostituire la vecchia “34” (e la sua versione aggiornata, la “35”) e laddove vi riusciva, vi erano talvolta problemi per le cartucce nell’innovativo calibro “9 parabellum”. Ancor peggio andava per i moschetti, gli obsoleti Beretta MAB, i cui caricatori restavano spesso vuoti e la cui funzione era spesso solo quella della deterrenza visiva, essendo del tutto innocui per mancanza di proiettili.

L’evoluzione delle tecnologie fu attentamente seguita anche dalla criminalità, che cominciava ad organizzarsi e che presto avrebbe scalzato le forze di polizia dal controllo di alcune parti del territorio. La vecchia “mala” si urbanizzò e si trasformò in una sorta di reticolo che restava sotterraneo rispetto alla vita quotidiana, alla quale affiorava per compiere rapine, omicidi ed estorsioni, per poi subito reimmergersi nell’anonimato delle nuove città metropolitane. La polizia, per ovvie ragioni costituita di selezionata “brava gente”, faticò a trovare punti di contatto utili per la prevenzione e per la repressione, perdendo terreno in favore dei delinquenti nonostante i molti sforzi compiuti.

Sotto assedio

Gli anni settanta videro il Corpo, ed i “cugini” Carabinieri, sotto un assedio operativo di gravità paragonabile a quella dei tempi di guerra.

In questo decennio si ebbero infatti vertiginose espansioni del crimine, che raggiunse numeri di tragica pericolosità contemporaneamente in molte “specialità”, fra le quali (ma non solo) terrorismo, tentativi di golpe, banditismo (sequestri di persona), contrabbando, traffico di stupefacenti, rapine, estorsioni, grassazioni di mafia, insorgenza del racket e dell’usura, oltre all’effervescenza politica che per molti anni si tradusse in quotidiani scontri armati fra giovani di opposte fazioni e fra questi e la Polizia.

Quest’ultimo punto fu forse il filo conduttore del travagliato decennio e trasse origine dagli echi del “maggio francese” (1968), giunti in Italia con un certo ritardo. I movimenti spontanei studenteschi, per lo più inquadrabili in un’area, pur di incerti termini, di sinistra, assunse il ruolo di opposizione ad un sistema la cui effettiva e sostanziale democraticità veniva seriamente posta in discussione. La fresca consapevolezza di essere restati invischiati nella prima ondata della modificazione in senso schiettamente capitalistico e consumistico del sistema economico, fu svolta nel senso di combattere lo stato che propugnava tale sistema attraverso le sue istituzioni ed i suoi simboli, il più evidente dei quali – e forse il più immediatamente attaccabile – era appunto la polizia (in questa intendendosi anche l’Arma).

Dai primi disordini scoppiati alla facoltà di architettura di Roma (Valle Giulia), si passò a violenze stradali di crescente frequenza in tutte le principali città italiane, che vedevano la polizia costretta in pratica ad organizzare vere e proprie azioni anti-guerriglia, rinfrescando peraltro, e non senza vantaggio, tattiche e strategie dell’esercito della Roma imperiale (ad esempio la testudo, formazione di militi che univa gli scudi per proteggersi dal lancio di oggetti contundenti). Fu accelerato lo studio dei proiettili lacrimogeni, sorta di granate capaci di sprigionare appunto gas lacrimogeno, e per questo i reparti di ordine pubblico furono nuovamente muniti del mai tramontato “Moschetto 91”, cui veniva applicato un piccolo tromboncino per questo tipo di lanci. Furono prestamente (e costosamente) blindate auto e furgoni (poi chiamati direttamente “blindati”), si trovarono i fondi di bilancio per le pallottole e si introdusse la mitraglietta corta Beretta M12, furono riveduti integralmente i servizi di antisabotaggio e scorta, e le schedature “politiche” furono potenziate come non era accaduto nemmeno nella polizia di Bocchini. Avvennero, d’altro canto, dei casi di violenze e repressioni dei movimenti da parte delle forze di polizia che fecero eco negli anni a seguire.

Negli anni settanta, durante il ministero Cossiga, le auto furono ridipinte nella nuova livrea bianco-azzurra. L'appena creata Alfa Romeo Giulietta entrò in dotazione direttamente con i nuovi colori.

Negli anni settanta, durante il ministero Cossiga, le auto furono ridipinte nella nuova livrea bianco-azzurra. L’appena creata Alfa Romeo Giulietta entrò in dotazione direttamente con i nuovi colori.

Da un punto di vista squisitamente di immagine, le uniformi vennero unificate: se prima le forze impiegate in ordine pubblico indossavano il grigioverde, lasciando alle altre la “spezzata” (giubba blu e pantaloni grigio azzurri), tutte ora indossavano quest’ultima ed anche i veicoli (prima grigi per l’ordine pubblico e verdi, anzi “verdoni”, per il resto) furono tutti riverniciati con l’innovativa livrea bianco-celeste. Scomparvero le differenze fra le uniformi degli ufficiali e quelle del personale dei ruoli inferiori (sebbene di recente siano state reintrodotte piccole differenze, ad esempio per gli alamari).

Si ebbe, nel cuore della sinistra, tra le altre, la voce contraria di Pier Paolo Pasolini, il quale con cruda onestà riconobbe nei poliziotti, arruolati fra talvolta pericolanti soglie dell’alfabetizzazione, incolpevolmente e spesso inconsapevolmente inviati contro i manifestanti, i veri concreti titolari dei diritti di quel proletariato in nome del quale le azioni di guerriglia venivano scagliate – segnalava il poeta – da giovani “figli di papà”, intenti a combattere pubblicamente una borghesia che forniva loro l’usbergo al quale privatamente rincasavano.

Indubbiamente, restano di piena vividezza nel dibattito politico i molti casi tuttora controversi, che furono erti a ragioni di bandiera: la morte di Giuseppe Pinelli, ad esempio, come quella del commissario Luigi Calabresi, già al momento in cui avvennero lasciavano prevedere che i rapporti fra una parte della cittadinanza e le istituzioni si sarebbero pesantemente incrinati.

Ma gli eventi riuscirono a superare le previsioni ed il terrorismo prese piede, da destra e da sinistra, con stragi, attentati, omicidi ed altri crimini (fra i quali le rapine per autofinanziamento), conferendo al decennio il funesto titolo di “anni di piombo”. In questi, la polizia, intesa nell’insieme delle forze dell’ordine, lasciò un gravissimo tributo di vite umane, riguadagnando col sangue la solidarietà della popolazione.

L’emergenza fu affrontata dai governi in carica con alcune manovre legislative, che conferivano più elastici poteri agli agenti (ad esempio in materia di fermo di polizia ), arroventandosi la polemica sulla legge Reale e sulla supposta “svolta autoritaria”, mentre amministrativamente furono ristrutturate le branche dedicate alla lotta al terrorismo. Nacque l’UCIGOS, operante sul territorio attraverso le DIGOS di ciascuna questura ed attraverso i NOCS, corpo d’élite di pronto impiego per operazioni speciali.

Nel 1977 la legge di riordino dei servizi segreti, che da un lato ne centralizzava al governo il controllo politico diretto con la sottomissione al CESIS, ma dall’altro apriva a facilitazioni operative per il coordinamento dell’azione dei servizi e delle polizie, aprì la speranza degli operatori alla prospettiva di una riforma anche della polizia. Funzionari ed agenti reclamavano dallo stato, con voce sempre più pressante, una revisione delle condizioni di lavoro, di inquadramento di carriera, di snellimento e facilitazione delle mansioni, oltre ad un miglior rispetto della incombenza di sacrificio in cui si trovavano, peraltro per stipendi indecorosi, per ragione di professione.

La riforma del 1981

La legge n. 121 del 1° aprile 1981 nacque per rispondere ad alcune di quelle istanze.

Fino agli anni ottanta, sotto la voce Polizia venivano raggruppati soggetti appartenenti a tre distinte organizzazioni:

  • i funzionari della P.S., funzionari civili che avevano la responsabilità della gestione degli uffici del Dipartimento della P.S. e che nelle Questure e nei Commissariati avevano la responsabilità della conduzione degli uffici e dei servizi di Polizia Giudiziaria e Ordine Pubblico;
  • gli ufficiali, i sottufficiali ed i militari di truppa del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, che gestivano, secondo i rispettivi livelli di responsabilità, i servizi di Polizia Giudiziaria e Ordine Pubblico, nonché le specialità della Polizia Stradale, Polizia Ferroviaria, Polizia di Frontiera, Polizia Postale;
  • le ispettrici e le assistenti del Corpo di Polizia Femminile, che si occupavano di prevenzione e repressione dei reati in materia di buon costume, donne e minori;

Con la riforma del 1981, la Polizia di Stato non è più un corpo militare, ma preserva la sua tradizione militare che ha nell'istruzione formale uno dei suoi punti d'onore. Nella foto un impeccabile allineamento alla Festa della Repubblica 2007

Con la riforma del 1981, la Polizia di Stato non è più un corpo militare, ma preserva la sua tradizione militare che ha nell’istruzione formale uno dei suoi punti d’onore. Nella foto un impeccabile allineamento alla Festa della Repubblica 2007

Con la riforma imposta dalla legge n. 121, queste tre diverse componenti furono fuse nella Polizia di Stato, “corpo civile militarmente organizzato” per la tutela dello Stato e dei cittadini da reati e turbative dell’ordine pubblico. La nuova Polizia diveniva un corpo civile a tutti gli effetti (gli alamari non avevano più la stella, simbolo dei corpi militari, sostituita dal monogramma “RI”), aperto a uomini e donne. Il divieto di far parte e di iscriversi a organizzazioni politiche o sindacali fu in parte mitigato dalla possibilità di costituire sindacati interni, i più rappresentativi dei quali presto divennero il SIULP, il SAP ed il SIAP .

I gradi furono rinominati, i ruoli ristrutturati con la ri-creazione del ruolo Ispettori, inserito fra quello dei Sovrintendenti (in precedenza Sottufficiali) e quello dei Funzionari (in precedenza Ufficiali).

La riforma ha previsto l’organizzazione del personale in 3 differenti ruoli organizzativi: ruolo di polizia, ruolo tecnico/tecnico-scientifico e ruolo sanitario.

Simboli

La Polizia di Stato è rappresentata da:

  • uno stemma araldico
  • una bandiera d’istituto
  • una marcia d’ordinanza (Giocondità)
  • un santo patrono (San Michele Arcangelo)

Uniformi

La Polizia di Stato dispone di diverse divise:

  1. Uniforme ordinaria invernale ed estiva: camicia bianca con colletto inamidato, giubba di colore blu con bottoni bombati dorati rigati e spalline bordate di cremisi, pantaloni di colore grigio azzurro  recanti una filettatura di colore cremisi , scarpe basse di pelle nera, guanti di pelle nera , cravatta di colore blu  e calze di colore blu, berretto rigido di panno blu con visiera e con fregio, cinturone bianco o nero  con fondina ad estrazione rapida, correggiolo, porta manette di sicurezza, portacaricatore e portasfollagente .
    In caso di freddo o pioggia l’uniforme può essere completata da un maglione a collo a “V” e bottoni bombati dorati rigati, dal giaccone in goretex e termofodera in “pile”. Il personale femminile può indossare le scarpe di pelle nera con tacco alto e la gonna di colore grigio azzurro con filettatura cremisi solo se espressamente comandato.
    Il personale della Polizia Scientifica, in ufficio, indossa l’uniforme ordinaria sostituendo la giubba blu con il camice bianco con le mostrine sul bavero.
    Il personale di servizio presso gli uffici indossa l’uniforme ordinaria sostituendo la giubba blu con il camice grigio verde con le mostrine.
    In caso di servizi di ordine pubblico l’uniforme può essere completata indossando il casco azzurro “ubott” o “super ubott”.
  2. Uniforme estiva di servizio: camicia a mezze maniche di colore blu con colletto inamidato (detta “atlantica”), bottoni bombati dorati rigati e con mostrine sul colletto, cinturone bianco o nero , pantaloni di colore grigio azzurro con filettatura cremisi, calze blu, scarpe basse di pelle nera, berretto rigido di panno blu con visiera e con fregio. In caso di freddo l’uniforme può essere completata indossando il maglione blu con collo a “V” e bottoni dorati.
  3. Uniforme per servizi di ordine pubblico giubba blu con cerniera, pantaloni di colore grigio azzurro, basco di colore blu con fregio, maglioncino di colore azzurro a collo alto ,stivaletti anfibi di pelle nera, cinturone bianco con fondina “chiusa” e foulard di colore cremisi. Questa uniforme è utilizzata quasi interamente dai Reparti Mobili e dai Reparti cinofili, ma anche dal personale di alcune Questure quando è comandato in servizi di ordine pubblico. In caso di freddo o pioggia l’uniforme può essere completata indossando la termofodera interna della giubba, il giaccone blu in goretex con termofodera in “pile”. L’uniforme può essere completata indossando il casco azzurro “ubott” e “super ubott”.
  4. Uniforme di rappresentanza: giubba blu con mostrine sul bavero, bottoni rigati bombati dorati, spalline bordate di cremisi, cordelline di colore oro per i funzionari, di colore bianco e celeste per gli ispettori, e di colore oro e cremisi per i sovrintendenti, gli assistenti e gli agenti, guanti bianchi, camicia bianca con colletto inamidato, cravatta blu, pantaloni grigio azzurri con doppia banda di colore cremisi, scarpe basse di pelle nera, berretto rigido con visiera analogo all’Uniforme Ordinaria e mantella di colore blu con mostrine.
  5. Uniforme storica: è indossata dal plotone d’onore che effettua il cambio della guardia d’onore al palazzo del Quirinale e dalla Banda Musicale in alcune occasioni come la parata militare del 2 giugno e la festa della Polizia di Stato.

Fregio da berretto e da basco

Aquila eretta dorata, con scudo cremisi e monogramma “RI”, sormontata da torre trimerlata

Mostrine

Mostrine con fiamma dorata su campo cremisi alla base della quale vi è il monogramma “RI” ; lunghe e ricamate per i funzionari, corte e ricamate per gli Ispettori Superiori con qualifica di Sostituto Commissario e di metallo per il restante personale di Polizia. .

Organizzazione

A capo della Polizia di Stato è posto un prefetto, con la qualifica di Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, o più semplicemente Capo della Polizia .Lo affiancano altri tre prefetti con qualifica di vice capi della Polizia:

  • vice direttore generale per l’espletamento delle funzioni vicarie
  • vice direttore generale per l’attività di coordinamento e di pianificazione
  • vice direttore generale – direttore centrale della polizia criminale

Come previsto dalle regole dell’ordinamento ministeriale, il Dipartimento è organizzato in Direzioni centrali e in Uffici di pari livello, anche a carattere interforze.

Dal Dipartimento dipendono pure le Direzioni Interregionali della Polizia di Stato, gergalmente dette “zone”:

  1. Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria (con sede a Torino);
  2. Lombardia ed Emilia Romagna (sede: Milano);
  3. Veneto, Trentino – Alto Adige e Friuli – Venezia Giulia (sede: Padova);
  4. Toscana, Umbria e Marche (sede: Firenze);
  5. Lazio, Sardegna e Abruzzo (sede: Roma);
  6. Campania, Molise, Basilicata, Puglia (sede: Napoli);
  7. Sicilia e Calabria (sede: Catania).

Queste ultime verranno soppresse entro la fine dell’anno 2007.

Le qualifiche

I gradi furono sostituiti da qualifiche solo in parte corrispondenti ai gradi militari vigenti nell’Esercito Italiano, nell’Arma dei Carabinieri e nella Guardia di Finanza:

Polizia di Stato[30] Arma dei Carabinieri
Guardia di Finanza
Esercito Italiano
Agente
Operatore Tecnico
Carabiniere
Finanziere
Primo Caporal Maggiore
Agente Scelto
Operatore Tecnico Scelto
Carabiniere Scelto
Finanziere Scelto
Caporal Maggiore Scelto
Assistente
Collaboratore Tecnico
Appuntato Caporal Maggiore Capo
Assistente Capo
Collaboratore Tecnico
Appuntato Scelto Caporal Maggiore Capo Scelto
Vice Sovrintendente
Vice Revisore Tecnico
Vice Brigadiere Sergente
Sovrintendente
Revisore Tecnico
Brigadiere Sergente Maggiore
Sovrintendente Capo
Revisore Tecnico Capo
Brigadiere Capo Sergente Maggiore Capo
Vice Ispettore
Vice Perito Tecnico
Maresciallo Maresciallo
Ispettore
Perito Tecnico
Maresciallo Ordinario Maresciallo Ordinario
Ispettore Capo
Perito Tecnico Capo
Maresciallo Capo Maresciallo Capo
Ispettore Superiore Sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza
Perito Tecnico Superiore
Maresciallo Aiutante sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza Primo Maresciallo
Ispettore Superiore Sostituto Commissario
Perito tecnico superiore o Sostituto Direttore tecnico
Maresciallo Aiutante Luogotenente Primo Maresciallo Luogotenente
Vice Commissario
Vice Direttore Tecnico
Tenente Tenente
Commissario
Direttore Tecnico
Capitano Capitano
Commissario Capo Maggiore Maggiore
Vice Questore Aggiunto Tenente colonnello Tenente colonnello
Primo Dirigente o Vice Questore Vicario Colonnello Colonnello
Dirigente Superiore o Questore Generale di Brigata Generale di Brigata o Brigadier Generale
Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza Generale di Divisione Generale di Divisione o Maggior Generale
Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza di livello B Generale di Corpo d’armata Generale di Corpo d’armata o Tenente Generale
Prefetto o Capo della Polizia Generale di Corpo d’armata Comandante Generale Generale o Capo di Stato Maggiore dell’Esercito

La comparazione delle qualifiche fra le cinque Forze di Polizia:

Polizia di Stato Arma dei Carabinieri
Guardia di Finanza
Corpo di Polizia Penitenziaria
Corpo Forestale dello Stato
Agente Carabiniere
Finanziere
Agente
Agente Scelto Carabiniere Scelto
Finanziere Scelto
Agente Scelto
Assistente Appuntato Assistente
Assistente Capo Appuntato Scelto Assistente Capo
Vice Sovrintendente Vice Brigadiere Vice Sovrintendente
Sovrintendente Brigadiere Sovrintendente
Sovrintendente Capo Brigadiere Capo Sovrintendente Capo
Vice Ispettore Maresciallo Vice Ispettore
Ispettore Maresciallo Ordinario Ispettore
Ispettore Capo Maresciallo Capo Ispettore Capo
Ispettore Superiore sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza Maresciallo Aiutante sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza Ispettore Superiore
Ispettore Superiore Sostituto Commissario Maresciallo Aiutante Luogotenente Ispettore Superiore Sostituto Commissario (solo per il Corpo di Polizia Penitenziaria)
Vice Commissario Tenente Vice Commissario Penitenziario
Vice Commissario Forestale
Commissario Capitano Commissario Penitenziario
Commissario Forestale
Commissario Capo Maggiore Commissario Capo Penitenziario
Commissario Capo Forestale
Vice Questore Aggiunto Tenente colonnello Commissario Coordinatore Penitenziario
Vice Questore Aggiunto Forestale
Primo Dirigente o Vice Questore Vicario Colonnello Primo Dirigente
Dirigente Superiore o Questore Generale di Brigata Dirigente Superiore
Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza Generale di Divisione Dirigente Generale
Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza di livello B Generale di Corpo d’armata
Prefetto o Capo della Polizia Generale di Corpo d’armata Comandante Generale

Di recente è stato riformato il ruolo dei funzionari e dei dirigenti. Il grado di commissario (corrispondente a capitano) è previsto solo durante la frequenza del corso biennale presso l’istituto superiore di Polizia. Al termine dei due anni si assume il grado-funzione di commissario capo (corrispondente a maggiore) mentre il grado di vice-questore aggiunto corrisponde a quello di tenente colonnello. Col passaggio di grado a primo dirigente (corrispondente a colonnello) si ha la qualifica dirigenziale, che prosegue con dirigente superiore (generale di brigata) e con le qualifiche di dirigente generale della Polizia di Stato e dirigente generale della Polizia di Stato di livello B.

Capi della Polizia dal 1878

Allievi vice-commissari dell'Istituto Superiore di Polizia in parata

Allievi vice-commissari dell’Istituto Superiore di Polizia in parata

Allievi vice-ispettori della Scuola Sottufficiali ed ispettori di Nettuno in parata

Allievi vice-ispettori della Scuola Sottufficiali ed ispettori di Nettuno in parata

  • Luigi Berti dal 16 maggio 1878 al 16 dicembre 1878
  • Ferdinando Ramognini dal 16 gennaio 1879 al 14 ottobre 1879
  • Giovanni Bolis dal 14 agosto 1879 al 31 dicembre 1883
  • Ottavio Lovera Di Maria dal 31 dicembre 1883 al 29 ottobre 1885
  • Bartolomeo Casalis dal 29 ottobre 1885 al 16 aprile 1887
  • Luigi Berti dal 10 luglio 1887 al 29 ottobre 1890
  • Ferdinando Ramognini dal 1º dicembre 1890 al 1º ottobre 1893
  • Giuseppe Sensales dal 1º ottobre 1893 al 7 aprile 1896
  • Giovanni Alfazio dal 7 aprile 1896 al 1º agosto 1898
  • Francesco Leonardi dal 1º agosto 1898 al 23 febbraio 1911
  • Giacomo Vigliani dal 1º febbraio 1911 al 29 settembre 1917
  • Giuseppe Sorge dal 29 settembre 1917 al 10 marzo 1919
  • Riccardo Zoccoletti dal 10 marzo 1919 al 1º luglio 1919
  • Vincenzo Quaranta dal 1º luglio 1919 al 19 giugno 1920
  • Giacomo Vigliani dal 19 giugno 1920 al 14 luglio 1921
  • Corrado Bonfanti Linares dal 14 luglio 1921 al 1º marzo 1922
  • Giacomo Vigliani dal 2 marzo 1922 al 7 agosto 1922
  • Raffaele Gasbarri dall’8 agosto 1922 all’11 settembre 1922
  • Emilio De Bono dall’11 novembre 1922 al 16 giugno 1924
  • Francesco Crispo-Moncada dal 17 giugno 1924 all’13 settembre 1926
  • Arturo Bocchini dal 13 settembre 1926 al 20 novembre 1940
  • Carmine Senise dal 20 novembre 1940 al 15 aprile 1943
  • Renzo Chierici (gen. MVSN) dal 16 aprile 1943 al 25 luglio 1943
  • Carmine Senise dal 26 luglio 1943 al 23 settembre 1943
  • Tullio Tamburini (MVSN) dal 1º ottobre 1943 all’aprile 1944
  • Eugenio Cerruti (MVSN) dall’aprile 1944 all’ottobre 1944
  • Renzo Montagna dal 6 ottobre 1944 al 25 aprile 1945
  • Giuseppe Solimena (Regg.) dal 15 aprile 1944 al 15 agosto 1944
  • Luigi Ferrari dal 16 agosto 1944 al 12 settembre 1948
  • Giovanni D’Antoni dal 12 settembre 1948 al 20 settembre 1952
  • Tommaso Pavone dal 20 settembre 1952 all’11 marzo 1954
  • Giovanni Calcaterra dal 22 marzo 1954 al 10 ottobre 1960
  • Angelo Vicari dal 10 ottobre 1960 al 28 gennaio 1973
  • Efisio Zanda-Loy dal 2 febbraio 1973 al 4 giugno 1975
  • Giorgio Meichini dal 5 giugno 1975 al 19 novembre 1976
  • Giuseppe Parlato dal 20 novembre 1976 al 19 gennaio 1979
  • Giovanni Coronas dal 19 gennaio 1979 al 27 aprile 1984
  • Giuseppe Porpora dal 27 aprile 1984 al 22 gennaio 1987
  • Vincenzo Parisi dal 22 gennaio 1987 al 27 agosto 1994
  • Fernando Masone dal 27 agosto 1994 al 31 maggio 2000
  • Gianni De Gennaro dal 1º giugno 2000 al 2 luglio 2007
  • Antonio Manganelli dal 2 luglio 2007

Organizzazione e struttura

La Banda Musicale della Polizia di Stato

La Banda Musicale della Polizia di Stato

Il Reparto Volo, creato nel 1971, compende elicotteri ed aerei destinati ad impieghi di vigilanza e ricognizione aerea, di soccorso alla cittadinanza, ma anche di trasporto di personale sia per missioni operative che di trasferimento.

Il Reparto Volo, creato nel 1971, compende elicotteri ed aerei destinati ad impieghi di vigilanza e ricognizione aerea, di soccorso alla cittadinanza, ma anche di trasporto di personale sia per missioni operative che di trasferimento.

La Polizia di Stato dispone anche di un servizio marittimo, che svolge attività di vigilanza e soccorso alle dipendenze delle competenti Questure. A questo servizio si affianca il Reparto Operativo Sommozzatori, che ha sede alla Spezia

La Polizia di Stato dispone anche di un servizio marittimo, che svolge attività di vigilanza e soccorso alle dipendenze delle competenti Questure. A questo servizio si affianca il Reparto Operativo Sommozzatori, che ha sede alla Spezia

La riorganizzazione della Polizia di Stato ha consentito il potenziamento e la ulteriore specializzazione di diverse branche operative, distinte in apposte divisioni o reparti di “specialità”.

Reparti e specialità della Polizia di Stato:

  • Banda Musicale della Polizia di Stato (ex Banda Musicale del Corpo delle Guardie di P.S.)
  • Centro elaborazione dati della Polizia di Stato
  • Centri raccolta regionale\interregionale della Polizia di Stato
  • Direzione centrale anticrimine
  • Direzione centrale per gli istituti d’istruzione della Polizia di Stato
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso il Ministero dei Trasporti e dell’aviazione civile
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso il Ministero delle Comunicazioni
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso il Palazzo del Viminale
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso il Senato della Repubblica
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso la Camera dei Deputati
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso la Città del Vaticano
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri
  • Ispettorato generale di pubblica sicurezza presso la Presidenza della Repubblica
  • Nucleo operativo centrale di sicurezza (NOCS)
  • Polizia dei giochi e delle scommesse
  • Polizia della montagna

    L'Alfa Romeo Giulia 1.600 Super del 1971

    L’Alfa Romeo Giulia 1.600 Super del 1971

  • Polizia Postale e delle Comunicazioni (ex Polizia Postale)
  • Polizia dell’immigrazione e delle frontiere
  • Polizia di frontiera aerea
  • Polizia di frontiera marittima
  • Polizia Ferroviaria
  • Polizia Scientifica
  • Polizia Stradale
  • Reparti Mobili della Polizia di Stato (ex Reparti Celeri del Corpo delle Guardie di P.S.)
  • Reparto a cavallo della Polizia di Stato
  • Reparto artificieri della Polizia di Stato
  • Reparto cinofili della Polizia di Stato
  • Scuola superiore di Polizia (ex Istituto superiore di Polizia, ex Accademia Guardie di P.S.)
  • Servizio aereo della Polizia di Stato
  • Servizio sanitario della Polizia di Stato
  • Fiamme Oro (gruppo sportivo della Polizia di Stato)

Organico attuale

Attualmente la Polizia di Stato ha un organico di circa 110.000 unità, 16.000 delle quali sono donne. Poco meno di 6.000 operatori sono distaccati in funzioni tecniche, destinate a fornire supporto logistico e di assistenza tecnica al restante personale.

Circa 1.500 agenti sono assegnati al servizio di “poliziotto di quartiere”.

La Lamborghini Gallardo, in dotazione alla Polizia Stradale per la vigilanza autostradale

La Lamborghini Gallardo, in dotazione alla Polizia Stradale per la vigilanza autostradale

Autovetture

La Polizia di Stato impiega oggigiorno diverse autovetture italiane, dalle Fiat Punto 60 alle Alfa ROmeo 156 2.0 JTS. Nel maggio 2004 sono state donate dalla Lamborghini due Gallardo, dotate di motore v10 e 520cv, con la classica livrea bianco/blu e vari accessori opzionali (tra cui un contenitore per il trasporto di organi e un defibrillatore). Le vetture vengono utilizzata sull’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e sulla A14 Bologna-Taranto.

Curiosità

  • Il santo patrono della Polizia di Stato è San Michele Arcangelo, che secondo le scritture combatté Satana e viene tradizionalmente rappresentato con la spada rivolta verso il basso, nell’atto di trafiggere (ma non lo fa) il vinto.
  • Il motto è “sub lege libertas“, che ha dato adito a due interpretazioni prevalenti: “nella legalità la libertà” oppure più letteralmente, ma criticamente, “al di sotto della legge, la libertà”.
  • I sovrintendenti, per via dei cosiddetti “binari” presenti sui loro distintivi di qualifica, sono sovente chiamati (non ufficialmente) marescialli, sebbene siano equiparabili ai brigadieri dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. La riforma del 1981 inquadrò i marescialli del disciolto Corpo delle Guardie di P.S. come sovrintendenti ed il riordino delle carriere del 1995 a sua volta, ha inquadrato gli allora sovrintendenti nel ruolo degli ispettori.
  • Le mostrine sono note come “alamari”.

Read Full Post »