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Per la tua sicurezza

 

 

 

Le statistiche e le cronache quotidiane mettono in evidenza la pericolosità dell’uso dell’energia elettrica negli ambienti domestici.

Tenendo conto che i luoghi residenziali abitativi sono in massima parte frequentati da persone non addestrate alla scelta e all’uso di materiali e componenti elettrici, una parte rilevante spetta, ai fini della sicurezza, al tipo di impianto elettrico realizzato e alla capacità dell’esecutore dell’impianto stesso.

La sicurezza elettrica, per essere messa in pratica, si avvale delle “Norme di sicurezza degli impianti”, stabilite dalla Legge n. 46 del 1990, con lo scopo di garantire a tutti i cittadini la sicurezza nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro dai possibili pericoli derivanti dagli impianti tecnici.

 

  • Per l’installazione, le modifiche o la manutenzione dell’impianto elettrico ricorrere sempre a imprese abilitate.
  • Dopo ogni intervento sull’impianto farsi rilasciare la dichiarazione di conformità  fornita dall’impresa che ha eseguito i lavori.
  • Non improvvisare un impianto di terra collegando il morsetto di terra di un elettrodomestico al tubo dell’acqua: può essere molto pericoloso.
  • Installare prese di tipo italiano perchè sono schermate, hanno cioè delle protezioni davanti agli alveoli che non consentono di introdurre chiodi, spilli e altri oggetti acuminati: operazioni molto pericolose specialmente per i bambini.
  • Verificare se l’impianto elettrico è dotato di interruttore differenziale (salvavita): altrimenti farlo installare.
  • Se l’impianto ha più di trent’anni è opportuno farlo verificare, perchè probabilmente non dà  più le necessarie garanzie di sicurezza.
  • Non sovraccaricare, con spine doppie o riduttori, un’unica presa di corrente con più elettrodomestici: si possono verificare corto-circuiti con conseguente pericolo di incendio. E’ preferibile fare uso di prese multiple mobili.
  • Sostituire le spine rotte con quelle nuove: è bene evitare riparazioni improvvisate con il nastro isolante.
  • Evitare di lasciare inserite nella presa elettrica eventuali prolunghe non collegate ad alcun elettrodomestico.
  • Inserire e togliere le spine afferrando il corpo isolante (mai tirando il filo), avendo cura di non toccare gli spinotti e di non compiere mai questa operazione con mani bagnate.
  • Non toccare mai elettrodomestici, interruttori o spine con le mani bagnate o tenendo i piedi nell’acqua.
  • Quando si puliscono gli apparecchi elettrici, compresi lampadari, forni, frigoriferi, ecc, è bene accertarsi che la spina di alimentazione sia staccata dalla rete.
  • Durante la stiratura della biancheri
  • è bene non stare a piedi nudi (meglio con zoccoli di legno)
  • asciugarsi le mani prima di usare il ferro da stiro se si è spruzzato d’acqua la biancheria
  • staccare la spina di alimentazione prima di riempire d’acqua il ferro a vapore
  • aspettare che il ferro sia freddo prima di riavvolgere il cavo
  • In bagno non lasciare mai gli apparecchi elettrici collegati alla rete sui bordi bagnati dei sanitari, nè vicino alla vasca o al lavandino pieni di acqua.
  • Prima di qualsiasi intervento su parti elettriche, anche se si tratta di sostituire una lampadina bruciata, disinserire l’interruttore generale.
  • Acquistare spine, prese, elettrodomestici grandi e piccoli, contrassegnati con il marchio IMQ – Istituto Italiano del Marchio di Qualità  – o con altri analoghi marchi di qualità  europei.

tratto dal sito: http://www.enel.it

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Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

La scienza della sicurezza è la disciplina che studia il rischio nelle sue varie forme, dirette ed indirette, e ne valuta la riduzione fino a farlo tendere a zero. L’eliminazione del rischio è matematicamente impossibile perché le variabili del rischio sono infinite ed imponderabili; è per questa ragione che si parla di ‘riduzione’ del rischio. Il rischio che non si riesce ad eliminare viene definito rischio residuo.

Alcune correnti autorevoli che si sono occupate di scienza della sicurezza, non intendono accettare, almeno in teoria, l’ipotesi di un rischio accettabile soprattutto se si tratta di spese di vite umane. Ma la realtà di ogni giorno ci impone di mettere in gioco, nella vita quotidiana, delle variabili incontrollabili ed imponderabili che non si possono studiare e che lasciano inesorabilmente spazio al rischio residuo.

La sicurezza globale (totale) potrebbe essere assimilata ad uno stato di quiete, di serenità, di pace, di assenza totale del rischio.

La scienza della sicurezza è multidisciplinare e ad essa fanno riferimento molte aree tematiche e molte “sottodiscipline”. Ogni area prende in studio un aspetto particolare della vita della persona, creando un insieme organico di cognizioni e misure al fine di produrre come risultato sempre l’incolumità e il benessere (sicurezza) della persona e di conseguenza della collettività. Comunque, anche ogni sottodisciplina parte sempre da un’analisi del rischio per arrivare ad una prevenzione massima possibile al fine di ottenere una sicurezza detta, in gergo tecnico, accettabile.
La sicurezza può interessare direttamente le azioni dell’uomo, ma anche, indirettamente, i suoi interessi; per esempio installare un antifurto su un’automobile è creare sicurezza per l’uomo ma indirettamente, agendo sui suoi beni.

Alcune sottodiscipline

  • La sicurezza sportiva analizza l’aspetto agonistico;
  • la sicurezza sanitaria analizza il mondo della medicina e della profilassi;
  • la sicurezza alimentare analizza il mondo dei cibi e delle diete dalla produzione al consumo;
  • la sicurezza stradale analizza il mondo delle strade, dei veicoli e la circolazione;
  • la sicurezza informatica analizza l’uso delle reti telematiche, internet ma rispetto all’uso che ne fa l’uomo;
  • l’ingegneria della sicurezza si occupa di produrre sotto ogni possibile applicazione i ritrovati scientifici e tecnologici per rendere più sicura la vita quotidiana;
  • la sicurezza bancaria e finanziaria analizza il mondo degli investimenti e dalla Borsa.

Breve contestualizzazione della sicurezza in Italia e nel mondo

Poiché c’è poca cultura della sicurezza e non si conosce a fondo il contenuto di questa scienza, spesso si cade nell’errore di valutarla come un argomento di contorno.

In Italia spesso si continua a non percepire l’importanza che ha la scienza della sicurezza, e l’errore più banale e più comune è quello di pensarla come argomento o “sotto-argomento” di qualcos’altro; al contrario ha delle sotto-aree cui dare indicazioni e strategie operative. Quindi per avere un corretto approccio alla scienza della sicurezza occorre tenere presente due punti:

  • La scienza della sicurezza non è un sotto-argomento dell’educazione;
  • Quella della sicurezza è una scienza assolutamente indipendente.

La sicurezza deve circondare la persona in ogni momento della sua vita e i luoghi in cui svolge ogni sua attività. La scienza della sicurezza fa riferimento alla sicurezza della persona nella sua totalità, da quando nasce a quando muore.

La scienza della sicurezza, soprattutto in Italia, è sempre stata vista come un argomento di cui si doveva occupare il commercialista o l’ISPESL o come un costo aggiuntivo.

In Europa si parla e si discute di sicurezza sempre, in Italia invece l’argomento emerge soprattutto in seguito ad un evento doloso o una catastrofe.

In Europa la scienza della sicurezza è una delle attività principali di ricerca con l’obiettivo di aumentare il livello di benessere e di sicurezza per migliorare la vita.

In Italia è diffusa la credenza che la sicurezza sia compito degli altri, dello Stato, dei medici, della Polizia, delle istituzioni; in Europa invece il primo ad essere responsabile per la propria e l’altrui sicurezza è la persona stessa.

A livello internazionale ci sono tre termini per definire i concetti di sicurezza (in italia ne esiste uno solo): safety, security ed emergency.

  • Il primo, safety, fa riferimento all’incolumità della persona, non solo da un punto di vista di lotta al terrore ma a 360 gradi; incolumità non solo dal male fisico ma anche da quello morale, spirituale, indiretto etc.
  • Il secondo, security, ha più un significato di cultura, di studio e gestione della sicurezza per la realizzazione di misure per la prevenzione. Tali misure possono essere materiali e infrastrutturali ma soprattutto formative ed informative, atte a far conoscere il rischio perché la conoscenza è l’unica arma contro il rischio e quindi il pericolo.
  • Il terzo, emergency, fa riferimento a tutte quelle attività di sicurezza personali e sociali che devono scattare quando la security ha fallito. L’emergency scatta per la protezione e per il contenimento del pericolo. Strutture che operano per fare “sicurezza” in senso di emergency (soccorso) sono la Polizia, i Vigili del Fuoco, il Pronto Soccorso, la Protezione Civile etc.

Un esempio sotto il profilo psicologico In italia ad esempio, vi è una “pretesa” diffusa che le automobili siano sicure; se si dovessero rompere i freni e dovesse avvenire un incidente si pensa dunque a fare causa alle case automobilistiche, o al comune per la pericolosità della strada, oppure al produttore degli pneumatici e così via.In Europa si punta prima ad avere una persona con un comportamento sicuro che guidi in maniera sicura, che sia cosciente e responsabile delle proprie condizioni e di quello che fa; il problema è visto sotto il profilo formativo, nel creare persone con atteggiamenti e comportamenti sicuri, e solo in seconda battuta si pensa alla sicurezza di macchine e strade.

Definizioni principali

  • SICUREZZA

La sicurezza è la conoscenza che l’evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati.

  • RISCHIO

Il rischio è la probabilità che si verifichi un dato evento caratterizzato da una determinata magnitudo ovvero gravità del danno sulle persone, sulle cose, sull’ambiente.

  • PERICOLO

Il pericolo è una proprietà intrinseca di una sostanza o in generale di un evento, di creare danno.

  • ANALISI

L’analisi è lo studio della statistica, dell’ambiente in questione, delle persone che operano e della attività che si svolge, al fine di produrre una valutazione di rischio e di pericolo.

  • PREVENZIONE

La prevenzione è la messa in opera ed in esercizio di tutte le misure derivate dall’analisi per prevenire che accadano eventi pericolosi e quindi dannosi.

  • PROTEZIONE

La protezione è la messa in opera ed in esercizio di tutte le misure per proteggere persone e cose dal rischio residuo. La protezione si distingue in collettiva e individuale, attiva o passiva. Le misure di protezione collettiva sono hanno priorità rispetto a quella individuale. La protezione attiva è quella che gli stessi operatori devono attivare, indossare (caschi, scarpe, estintori) mentre quella passiva intervenie anche senza il comando umano (impianto sprinkler antincendio).

  • GESTIONE

La gestione è quell’insieme di attività che si realizzano in fase sia normale che critica. La gestione in normale esercizio è quell’insieme di attività come la formazione, l’informazione, le manutenzioni, le verifiche, le esercitazioni, gli adeguamenti normativi e le procedure. La gestione in emergenza è la messa in atto delle protezioni manuali quindi, le evacuazioni, le chiamate di emergenza, il contenimento, lo spegnimento, il confinamento, l’allontanamento.

Criteri generali della scienza della sicurezza

La conoscenza

La conoscenza è la percezione del rischio, sia personale che ambientale, ed è il punto di partenza per ogni studio. La conoscenza significa l’analisi del contesto operativo, di dove si è e di cosa si fa in modo da avere meno possibilità di errore. L’errore nasce dall’inconsapevolezza, dal non conoscere, dal non avere la giusta percezione del rischio.

Il rischio

Una corretta analisi del rischio dà la possibilità di creare un piano di prevenzione per ridurlo, per contenerlo, per evitarlo. Un principio fondamentale è quello che la sicurezza assoluta non esiste, poiché le variabili sono troppe ed incontrollabili, in gergo tecnico si definisce rischio residuo.

Per fare un esempio sulla sicurezza sociale:

se io conosco una comitiva di persone è meno probabile che ci sia uno che ad un certo punto vada fuori di testa e faccia una strage. Più conosco la comitiva da tempo, più ho questa certezza rafforzata. Meno conosco un gruppo di persone, più la mia conoscenza è bassa sui profili di chi mi circonda.

Per fare un esempio sulla sicurezza stradale:

se io conosco una strada sarà più sicuro nel percorrerla perché conosco le curve; se è una strada nuova dovrò fare attenzione e ridurre la velocità perché non so dove sono le curve e i tempi di reazione sono più lunghi.

Questi due esempi illustrano come la conoscenza preventiva sia il primo criterio assoluto di sicurezza, sia che si tratti di persone sia che si tratti di cose.

La coscienza e la percezione

Spesso si sa che c’è un rischio perché ci è stato detto ma ci manca la percezione e la coscienza del reale rischio; per fare un esempio, si può dire di non mettere la mano sul fuoco ai bambini, ma se almeno una volta non ne fanno esperienza non hanno la giusta percezione e coscienza.

Purtroppo ci sono delle esperienze irreversibili come gli incidenti stradali; non si può provare (fare esperienza) a correre guidando in stato di ebbrezza per essere coscienti del rischio reale, perché il danno fisico, sociale, morale, economico che ne deriva può essere irrecuperabile.

La conoscenza e la coscienza del rischio sono il primo passo verso la sicurezza.

La conoscenza e l’informazione sono le principali armi contro il rischio.

Il ciclo della Sicurezza

La sicurezza è un metodo ma anche un obbiettivo, se si vive in sicurezza si fa sicurezza, se si fa sicurezza si vive in sicurezza. Dal momento che si decide di affrontare l’argomento sicurezza si deve innescare un ciclo che non si deve fermare mai. Il ciclo della sicurezza è composto da più momenti che si succedono in continuazione, se si ferma questo ciclo si ferma la sicurezza. Il ciclo è composto da tre momenti:

  • analisi
  • misure
  • gestione

L’analisi comprende lo studio legislativo, normativo, ambientale, personale, professionale, delle attività, dei processi, etc.

Le misure prevedono due grandi famiglie: quelle relative alla prevenzione e quelle relative alla protezione. Le misure possono essere attive, passive, strutturali, impiantistiche, amministrative, disciplinari, etc.

La gestione è la parte che deve mantenere in vita la sicurezza con studi, aggiornamenti, formazione, informazione, manutenzione, verifiche, esercitazioni, piani di sicurezza, adeguamenti, etc.

Se la gestione non rimane viva, le misure e l’analisi perdono di significato e sono inutili. La sicurezza deve essere un’attività viva, sempre in continuo studio e miglioramento di sé stessa. Il miglioramento deve avvenire in continuazione su basi tecniche, normative, con confronti con altre realtà e non soltanto dopo l’analisi e lo studio di un evento.

Luoghi comuni 

Come già spiegato, spesso quando si parla di scienza della sicurezza si intendono solo delle sotto-branche della sicurezza intendendole come onnicomprensive, ma è un errore.

La scienza della sicurezza spesso è intesa solo come sicurezza sul lavoro; di fatto la sicurezza del lavoro è solo una sotto disciplina, lo stesso avviene per l’ingegneria della sicurezza. L’ingegneria della sicurezza, anche se impiegata in diversi settori (automobile, case, strade, etc) è solo l’applicazione di studi e ricerche di tecnologie d’avanguardia per prevenire e proteggere da potenziali rischi sia nella sua singolarità che nella sua socialità.

In Italia

In Italia la scienza della sicurezza non è molto sviluppata, se non per segmenti molto particolari. Il poco interesse reale è dimostrato dal fatto che neanche le scuole e le università si sono finora interessate in maniera approfondita all’argomento. L’istituzione delle lauree in ingegneria della sicurezza risale a dopo l’anno 2000.A Varese, il corso di Ingegneria per la sicurezza del lavoro e dell’ambiente sforna ogni anno circa 20 ingegneri qualificati.

In ambito territoriale esiste l’ISA (Istituto Superiore Antincendio) che all’interno dell’ingegneria della sicurezza per la prevenzione incendi fa un studio a 360 gradi nel quale si va ad analizzare la sicurezza nel suo complesso, in quanto un incendio si può innescare in qualsiasi ambiente.

Il Vigile del Fuoco, dopo anni di esperienza, è quindi un vero e proprio tecnico della sicurezza.

Il fatto che i Vigili del fuoco studino la scienza della sicurezza e istituiscano una scuola (ISA), non rientra nelle loro competenze ma è comunque un fatto positivo.

I Vigili del Fuoco si dovrebbero occupare solo della fireengineering mentre di fatto, a causa di un vuoto istituzionale, normativo ed infrastrutturale, sono costretti a sforare e a occuparsi di argomenti sicuramente della loro area di interesse ma non pertinenti.

In Italia la sicurezza sul luogo di lavoro è stata imposta con la legge 626 recependo una direttiva europea ma con alcune lacune di applicazione.

In altri ambienti, come la scuola, poco è stato fatto sulla formazione ed informazione alla persona; salvo alcuni casi sporadici, non esiste per esempio un piano formativo ad ogni livello scolastico che parli di sicurezza sanitaria, stradale, personale, alimentare, etc.

La sicurezza sotto il profilo universitario e del know how

Partendo dal principio fondamentale della bottega e dal concetto artigianale dell’arte, è necessario dire che anche nell’insegnamento e nella formazione è necessaria la forma mentis di affrontare una professione che deve passare da chi insegna a chi apprende. In altre parole dovrà succedere che come i medici formano altri medici, vasai formano altri vasai e ingegneri formano altri ingegneri, così dovrà essere per la scienza della sicurezza: affrontata da professionisti del settore. In Italia esistono esperti di sicurezza, ma sono pochi e poco conosciuti. Esistono comunque altre figure con grandissima specializzazione prestate a quest’ultima, come medici, ingegneri, sociologi e psicologi

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Bianchi: in arrivo 800 etilometri

Consentiranno di svolgere nel 2008 2, 5 milioni di controlli
etilometro.jpg
ROMA, 4 NOV – Sono in arrivo 800 etilometri in dotazione alle forze dell’ordine per contrastare gli incidenti stradali. Consentiranno di svolgere nel 2008 2,5 mln di controlli contro i 500mila attuali.Lo ha assicurato il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, durante la trasmissione Domenica In.Il ministro ha sottolineato come ‘si abbia ormai l’impressione di un cambiamento e che si stia facendo sul serio per combattere i 5.500 morti sulla strada e i numerosi feriti’.

tratto da (ansa)

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Tratto dal sito ufficiale dei Vigili del Fuoco

bambino.gifIl fuoco è molto pericoloso – Nelle nostre case sono presenti elementi capaci di generare fuoco e calore: ad esempio i fornelli della cucina e l’impianto di riscaldamento e proprio per questa sua diffusione il fuoco deve essere impiegato correttamente e in “sicurezza”.

lampada.giftv.gifGli arredi (mobili, tendaggi, tappeti, ecc.) sono generalmente realizzati con materiali combustibili. Per prevenire gli incendi è indispensabile adottare dei comportamenti preventivi. Ad esempio, disporre l’arredamento lontano da fonti di calore,cercando di non accumulare i materiali in modo disordinato.

accendino.gifNon giocare mai con fiammiferi ed accendini. Se chiedi ai tuoi genitori saranno loro stessi ad insegnarti ad usarli, ma fallo sempre in loro presenza. Il fuoco va trattato con rispetto, sia in luoghi chiusi come la casa o la scuola, sia all’aperto, soprattutto nei boschi dove un semplice fiammifero potrebbe provocare un disastro.

fornello.gifNon lasciare mai sul fuoco pentole con liquidi in ebollizione. Potrebbero fuoriuscire provocando lo spegnimento della fiamma. Quando esci da casa, ricorda o rammenta ai grandi, di spegnere sempre i fornelli. Comunque, in cucina, dovresti stare sempre con un adulto.

spina.gifAlimentare più apparecchi con una sola presa può provocare un forte riscaldamento con pericolo di incendio. Nell’estrarre la spina dalla presa non si deve mai tirare il cavo; si potrebbe danneggiare il cavo stesso o la presa, con conseguente pericolo di provocare un corto circuito.

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tratto da: Da Wikipedia l’enciclopedia libera.

La scienza della sicurezza è la disciplina che studia il rischio nelle sue varie forme, dirette ed indirette, e ne valuta la riduzione fino a farlo tendere a zero. L’eliminazione del rischio è matematicamente impossibile perché le variabili del rischio sono infinite ed imponderabili; è per questa ragione che si parla di ‘riduzione’ del rischio. Il rischio che non si riesce ad eliminare viene definito rischio residuo.

Alcune correnti autorevoli che si sono occupate di scienza della sicurezza, non intendono accettare, almeno in teoria, l’ipotesi di un rischio accettabile soprattutto se si tratta di spese di vite umane. Ma la realtà di ogni giorno ci impone di mettere in gioco, nella vita quotidiana, delle variabili incontrollabili ed imponderabili che non si possono studiare e che lasciano inesorabilmente spazio al rischio residuo.

La sicurezza globale (totale) potrebbe essere assimilata ad uno stato di quiete, di serenità, di pace, di assenza totale del rischio.

La scienza della sicurezza è multidisciplinare e ad essa fanno riferimento molte aree tematiche e molte “sottodiscipline”. Ogni area prende in studio un aspetto particolare della vita della persona, creando un insieme organico di cognizioni e misure al fine di produrre come risultato sempre l’incolumità e il benessere (sicurezza) della persona e di conseguenza della collettività. Comunque, anche ogni sottodisciplina parte sempre da un’analisi del rischio per arrivare ad una prevenzione massima possibile al fine di ottenere una sicurezza detta, in gergo tecnico, accettabile.
La sicurezza può interessare direttamente le azioni dell’uomo, ma anche, indirettamente, i suoi interessi; per esempio installare un antifurto su un’automobile è creare sicurezza per l’uomo ma indirettamente, agendo sui suoi beni.

Alcune sottodiscipline

La sicurezza sportiva analizza l’aspetto agonistico;

  • la sicurezza sanitaria analizza il mondo della medicina e della profilassi;
  • la sicurezza alimentare analizza il mondo dei cibi e delle diete dalla produzione al consumo;
  • la sicurezza stradale analizza il mondo delle strade, dei veicoli e la circolazione;
  • la sicurezza informatica analizza l’uso delle reti telematiche, internet ma rispetto all’uso che ne fa l’uomo;
  • l’ingegneria della sicurezza si occupa di produrre sotto ogni possibile applicazione i ritrovati scientifici e tecnologici per rendere più sicura la vita quotidiana;
  • la sicurezza bancaria e finanziaria analizza il mondo degli investimenti e dalla Borsa.

Breve contestualizzazione della sicurezza in Italia e nel mondo

Poiché c’è poca cultura della sicurezza e non si conosce a fondo il contenuto di questa scienza, spesso si cade nell’errore di valutarla come un argomento di contorno.

In Italia spesso si continua a non percepire l’importanza che ha la scienza della sicurezza, e l’errore più banale e più comune è quello di pensarla come argomento o “sotto-argomento” di qualcos’altro; al contrario ha delle sotto-aree cui dare indicazioni e strategie operative. Quindi per avere un corretto approccio alla scienza della sicurezza occorre tenere presente due punti:

  • La scienza della sicurezza non è un sotto-argomento dell’educazione;
  • Quella della sicurezza è una scienza assolutamente indipendente.

La sicurezza deve circondare la persona in ogni momento della sua vita e i luoghi in cui svolge ogni sua attività. La scienza della sicurezza fa riferimento alla sicurezza della persona nella sua totalità, da quando nasce a quando muore.

La scienza della sicurezza, soprattutto in Italia, è sempre stata vista come un argomento di cui si doveva occupare il commercialista o l’ISPESL o come un costo aggiuntivo.

In Europa si parla e si discute di sicurezza sempre, in Italia invece l’argomento emerge soprattutto in seguito ad un evento doloso o una catastrofe.

In Europa la scienza della sicurezza è una delle attività principali di ricerca con l’obiettivo di aumentare il livello di benessere e di sicurezza per migliorare la vita.

In Italia è diffusa la credenza che la sicurezza sia compito degli altri, dello Stato, dei medici, della Polizia, delle istituzioni; in Europa invece il primo ad essere responsabile per la propria e l’altrui sicurezza è la persona stessa.

A livello internazionale ci sono tre termini per definire i concetti di sicurezza (in italia ne esiste uno solo): safety, security ed emergency.

  • Il primo, safety, fa riferimento all’incolumità della persona, non solo da un punto di vista di lotta al terrore ma a 360 gradi; incolumità non solo dal male fisico ma anche da quello morale, spirituale, indiretto etc.
  • Il secondo, security, ha più un significato di cultura, di studio e gestione della sicurezza per la realizzazione di misure per la prevenzione. Tali misure possono essere materiali e infrastrutturali ma soprattutto formative ed informative, atte a far conoscere il rischio perché la conoscenza è l’unica arma contro il rischio e quindi il pericolo.
  • Il terzo, emergency, fa riferimento a tutte quelle attività di sicurezza personali e sociali che devono scattare quando la security ha fallito. L’emergency scatta per la protezione e per il contenimento del pericolo. Strutture che operano per fare “sicurezza” in senso di emergency (soccorso) sono la Polizia, i Vigili del Fuoco, il Pronto Soccorso, la Protezione Civile etc.

Un esempio sotto il profilo psicologico

In italia ad esempio, vi è una “pretesa” diffusa che le automobili siano sicure; se si dovessero rompere i freni e dovesse avvenire un incidente si pensa dunque a fare causa alle case automobilistiche, o al comune per la pericolosità della strada, oppure al produttore degli pneumatici e così via.

In Europa si punta prima ad avere una persona con un comportamento sicuro che guidi in maniera sicura, che sia cosciente e responsabile delle proprie condizioni e di quello che fa; il problema è visto sotto il profilo formativo, nel creare persone con atteggiamenti e comportamenti sicuri, e solo in seconda battuta si pensa alla sicurezza di macchine e strade.

Definizioni principali

  • SICUREZZA

La sicurezza è la conoscenza che l’evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati.

  • RISCHIO

Il rischio è la probabilità che si verifichi un dato evento caratterizzato da una determinata magnitudo ovvero gravità del danno sulle persone, sulle cose, sull’ambiente.

  • PERICOLO

Il pericolo è una proprietà intrinseca di una sostanza o in generale di un evento, di creare danno.

  • ANALISI

L’analisi è lo studio della statistica, dell’ambiente in questione, delle persone che operano e della attività che si svolge, al fine di produrre una valutazione di rischio e di pericolo.

  • PREVENZIONE

La prevenzione è la messa in opera ed in esercizio di tutte le misure derivate dall’analisi per prevenire che accadano eventi pericolosi e quindi dannosi.

  • PROTEZIONE

La protezione è la messa in opera ed in esercizio di tutte le misure per proteggere persone e cose dal rischio residuo. La protezione si distingue in collettiva e individuale, attiva o passiva. Le misure di protezione collettiva sono hanno priorità rispetto a quella individuale. La protezione attiva è quella che gli stessi operatori devono attivare, indossare (caschi, scarpe, estintori) mentre quella passiva intervenie anche senza il comando umano (impianto sprinkler antincendio).

  • GESTIONE

La gestione è quell’insieme di attività che si realizzano in fase sia normale che critica. La gestione in normale esercizio è quell’insieme di attività come la formazione, l’informazione, le manutenzioni, le verifiche, le esercitazioni, gli adeguamenti normativi e le procedure. La gestione in emergenza è la messa in atto delle protezioni manuali quindi, le evacuazioni, le chiamate di emergenza, il contenimento, lo spegnimento, il confinamento, l’allontanamento.

Criteri generali della scienza della sicurezza

La conoscenza

La conoscenza è la percezione del rischio, sia personale che ambientale, ed è il punto di partenza per ogni studio. La conoscenza significa l’analisi del contesto operativo, di dove si è e di cosa si fa in modo da avere meno possibilità di errore. L’errore nasce dall’inconsapevolezza, dal non conoscere, dal non avere la giusta percezione del rischio.

Il rischio

Una corretta analisi del rischio dà la possibilità di creare un piano di prevenzione per ridurlo, per contenerlo, per evitarlo. Un principio fondamentale è quello che la sicurezza assoluta non esiste, poiché le variabili sono troppe ed incontrollabili, in gergo tecnico si definisce rischio residuo.

Per fare un esempio sulla sicurezza sociale:

se io conosco una comitiva di persone è meno probabile che ci sia uno che ad un certo punto vada fuori di testa e faccia una strage. Più conosco la comitiva da tempo, più ho questa certezza rafforzata. Meno conosco un gruppo di persone, più la mia conoscenza è bassa sui profili di chi mi circonda.

Per fare un esempio sulla sicurezza stradale:

se io conosco una strada sarà più sicuro nel percorrerla perché conosco le curve; se è una strada nuova dovrò fare attenzione e ridurre la velocità perché non so dove sono le curve e i tempi di reazione sono più lunghi.

Questi due esempi illustrano come la conoscenza preventiva sia il primo criterio assoluto di sicurezza, sia che si tratti di persone sia che si tratti di cose.

La coscienza e la percezione

Spesso si sa che c’è un rischio perché ci è stato detto ma ci manca la percezione e la coscienza del reale rischio; per fare un esempio, si può dire di non mettere la mano sul fuoco ai bambini, ma se almeno una volta non ne fanno esperienza non hanno la giusta percezione e coscienza.

Purtroppo ci sono delle esperienze irreversibili come gli incidenti stradali; non si può provare (fare esperienza) a correre guidando in stato di ebbrezza per essere coscienti del rischio reale, perché il danno fisico, sociale, morale, economico che ne deriva può essere irrecuperabile.

La conoscenza e la coscienza del rischio sono il primo passo verso la sicurezza.

La conoscenza e l’informazione sono le principali armi contro il rischio.

Il ciclo della Sicurezza

La sicurezza è un metodo ma anche un obbiettivo, se si vive in sicurezza si fa sicurezza, se si fa sicurezza si vive in sicurezza. Dal momento che si decide di affrontare l’argomento sicurezza si deve innescare un ciclo che non si deve fermare mai. Il ciclo della sicurezza è composto da più momenti che si succedono in continuazione, se si ferma questo ciclo si ferma la sicurezza. Il ciclo è composto da tre momenti:

  • analisi
  • misure
  • gestione

L’analisi comprende lo studio legislativo, normativo, ambientale, personale, professionale, delle attività, dei processi, etc.

Le misure prevedono due grandi famiglie: quelle relative alla prevenzione e quelle relative alla protezione. Le misure possono essere attive, passive, strutturali, impiantistiche, amministrative, disciplinari, etc.

La gestione è la parte che deve mantenere in vita la sicurezza con studi, aggiornamenti, formazione, informazione, manutenzione, verifiche, esercitazioni, piani di sicurezza, adeguamenti, etc.

Se la gestione non rimane viva, le misure e l’analisi perdono di significato e sono inutili. La sicurezza deve essere un’attività viva, sempre in continuo studio e miglioramento di sé stessa. Il miglioramento deve avvenire in continuazione su basi tecniche, normative, con confronti con altre realtà e non soltanto dopo l’analisi e lo studio di un evento.

Luoghi comuni

Come già spiegato, spesso quando si parla di scienza della sicurezza si intendono solo delle sotto-branche della sicurezza intendendole come onnicomprensive, ma è un errore.

La scienza della sicurezza spesso è intesa solo come sicurezza sul lavoro; di fatto la sicurezza del lavoro è solo una sotto disciplina, lo stesso avviene per l’ingegneria della sicurezza. L’ingegneria della sicurezza, anche se impiegata in diversi settori (automobile, case, strade, etc) è solo l’applicazione di studi e ricerche di tecnologie d’avanguardia per prevenire e proteggere da potenziali rischi sia nella sua singolarità che nella sua socialità.

In Italia

In Italia la scienza della sicurezza non è molto sviluppata, se non per segmenti molto particolari. Il poco interesse reale è dimostrato dal fatto che neanche le scuole e le università si sono finora interessate in maniera approfondita all’argomento. L’istituzione delle lauree in ingegneria della sicurezza risale a dopo l’anno 2000.A Varese, il corso di Ingegneria per la sicurezza del lavoro e dell’ambiente sforna ogni anno circa 20 ingegneri qualificati.

In ambito territoriale esiste l’ISA (Istituto Superiore Antincendio) che all’interno dell’ingegneria della sicurezza per la prevenzione incendi fa un studio a 360 gradi nel quale si va ad analizzare la sicurezza nel suo complesso, in quanto un incendio si può innescare in qualsiasi ambiente.

Il Vigile del Fuoco, dopo anni di esperienza, è quindi un vero e proprio tecnico della sicurezza.

Il fatto che i Vigili del fuoco studino la scienza della sicurezza e istituiscano una scuola (ISA), non rientra nelle loro competenze ma è comunque un fatto positivo.

I Vigili del Fuoco si dovrebbero occupare solo della fireengineering mentre di fatto, a causa di un vuoto istituzionale, normativo ed infrastrutturale, sono costretti a sforare e a occuparsi di argomenti sicuramente della loro area di interesse ma non pertinenti.

In Italia la sicurezza sul luogo di lavoro è stata imposta con la legge 626 recependo una direttiva europea ma con alcune lacune di applicazione.

In altri ambienti, come la scuola, poco è stato fatto sulla formazione ed informazione alla persona; salvo alcuni casi sporadici, non esiste per esempio un piano formativo ad ogni livello scolastico che parli di sicurezza sanitaria, stradale, personale, alimentare, etc.

La sicurezza sotto il profilo universitario e del know how

Partendo dal principio fondamentale della bottega e dal concetto artigianale dell’arte, è necessario dire che anche nell’insegnamento e nella formazione è necessaria la forma mentis di affrontare una professione che deve passare da chi insegna a chi apprende. In altre parole dovrà succedere che come i medici formano altri medici, vasai formano altri vasai e ingegneri formano altri ingegneri, così dovrà essere per la scienza della sicurezza: affrontata da professionisti del settore. In Italia esistono esperti di sicurezza, ma sono pochi e poco conosciuti. Esistono comunque altre figure con grandissima specializzazione prestate a quest’ultima, come medici, ingegneri, sociologi e psicologi

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  Sicurezza

tratto da Wikipedia: Enciclopedia libera

La sicurezza (dal latino “sine cura”: senza preoccupazione) può essere definita come la “conoscenza che l’evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati”. In termini più semplici è: sapere che quello che faremo non provocherà dei danni. Il presupposto della conoscenza è fondamentale da un punto di vista epistemologico poiché un sistema può evolversi senza dar luogo a stati indesiderati, ma non per questo esso può essere ritenuto sicuro. Solo una conoscenza di tipo scientifico, basata quindi su osservazioni ripetibili, può garantire una valutazione sensata della sicurezza.

La sicurezza totale si ha in assenza di pericoli. In senso assoluto, si tratta di un concetto difficilmente traducibile nella vita reale anche se l’applicazione delle norme di sicurezza rende più difficile il verificarsi di eventi dannosi e di incidenti e si traduce sempre in una migliore qualità della vita.

Nella lingua italiana, come in altre lingue, il termine sicurezza non viene molto bene differenziato da quello prevenzione. Forse, più che un problema linguistico, si tratta di un residuo di antichi concetti sul fato, sull’ineluttabile e sulla prevalenza del destino e della fortuna rispetto all’intelligenza umana. Quando si verifica un incidente, ancora oggi si sente parlare di sfortuna.

Si può affermare che un incidente è causato dal mancato rispetto delle norme di sicurezza.

I campi dove è vitale che la sicurezza sia uno dei primi obiettivi sono molto numerosi, così come vari sono i sistemi per raggiungere un grado di sicurezza ritenuto accettabile. Le attività lavorative in genere ma anche la vita domestica, gli hobby, il gioco e lo sport richiedono alcune attenzioni particolari. Praticamente ogni settore della vita moderna ha delle implicazioni relative alla sicurezza: l’informatica (vedi sicurezza informatica), le comunicazioni, i trasporti, sicurezza automobilistica.

Un capitolo a parte è costituito dalla sicurezza nazionale e internazionale, dalla difesa da atti di terrorismo e da catastrofi (terremoti, maremoti, uragani, etc.), i relativi compiti sono svolti in Italia dalla Protezione Civile, struttura decentrata istituita con la legge n. 225 del 24 febbraio 1992 e che dipende dal Dipartimento omonimo, sotto il diretto coordinamento del Presidente del Consiglio.

Nella vita quotidiana, per migliorare la sicurezza, diminuire la possibilità di infortuni e incidenti, aumentando nel contempo la probabilità di risolvere favorevolmente ogni situazione di emergenza, sono necessarie azioni preventive ed organizzative adeguate, che includono:

  • analisi dei rischi;
  • formazione delle persone addette alla sicurezza;
  • formazione sul primo soccorso;
  • dotazioni personali appropriate (abbigliamento, dispositivi di protezione individuale, dispositivi di controllo, telerilevamento e telesoccorso);
  • la cassetta di pronto soccorso, obbligatoria negli ambienti di lavoro, dove deve essere segnalata appropriatamente, del tipo stabilito per legge e reintegrata dopo ciascun utilizzo, fortemente consigliata in casa;
  • controllo periodico dei dispositivi antincendio, delle vie di fuga e del piano di evacuazione nei locali a rischio incendio;
  • controllo periodico degli impianti elettrici, con particolare riferimento all’efficienza dei dispositivi di apertura per sovraccarico e per dispersione e alla verifica dell’impianto di messa a terra;
  • controllo periodico di filtri e prese d’aria negli impianti di aereazione e condizionamento;
  • controllo e revisione periodica dei veicoli;
  • custodia accurata e proporzionata al rischio di ciascun dispositivo e del materiale pericoloso, tossico o nocivo.

Nel mondo del lavoro organizzato, il compito di garantire la sicurezza dei lavoratori è del datore di lavoro che, per le leggi della Comunità Europea, deve adoperarsi per rendere l’attività dei propri sottoposti “sicura”.

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Introduzione

Un furto nella casa che si crede sicura non significa soltanto un danno materiale ma, spesso,porta anche a traumi che pesano come un macigno su chi l’ha subì to. Molti furti, però,potrebbero essere evitati se si osservassero alcune semplici regole. Ancora oggi la maggior parte dei ladri entra attraverso porte poco sicure o finestre aperte. Anche l’esperienza della polizia dimostra che vale la pena rendere difficile la vita ai ladri. Questo dèpliant ha lo scopo di dare utili ed importanti consigli in proposito. Esso, però, non sostituisce una consulenza da parte di esperti per la quale forniamo alcuni indirizzi. Perciò non rimanete ad aspettare una visita indesiderata senza far nulla, ma attivatevi prima per avere una casa sicura!

Meglio prevenire

Alcuni accorgimenti da adottare contro i ladri:

· Non lasciare mai incustoditi gli oggetti di valore. Il luogo più sicuro è la cassaforte di una banca. La cassaforte in casa dovrebbe essere murata in un punto ben nascosto e ben ancorata.

· Fare un elenco degli oggetti di valore e, insieme alle relative fotografie a colori, tenerlo in un luogo sicuro.

· Chiudere le finestre e le porte dei balconi, anche durante una breve assenza.

· Finestre ad anta ribaltabile sono come finestre aperte!

· Chiudere a chiave la porta d’ingresso, anche se si esce solo per un momento.

· In caso di porte d’ingresso a vetri, non lasciare mai la chiave nella toppa.

· Non nascondere mai le chiavi all’esterno – i ladri conoscono ogni nascondiglio.

· Quando suona il campanello chiedere sempre chi è; usare lo spioncino, la staffa di blocco o una catenella.

· Non dare ad intendere a tutti, lasciando abbassate le tapparelle per più giorni, che non si è in casa.

· Informare i vicini della propria assenza.

· Avere cura che, durante la propria assenza, venga sempre svuotata la cassetta della posta.

· Non lasciare detto, sulla segreteria telefonica, per quanto tempo si è assenti.

· Tenere d’occhio gli estranei che si aggirano intorno al proprio terreno o a quello del vicino.

· Installare un telefono nella camera da letto (con una linea propria!) oppure tenere a portata di mano e vicino al letto il cellulare.

· E’ meglio chiamare la polizia una volta di troppo.

 

Punti deboli

Porte

· Le serrature standard non offrono una protezione efficace contro lo scasso.

· Anche una serratura di sicurezza, però, non serve se la porta è di spessore troppo sottile

ed è inoltre collocata in un’intelaiatura poco resistente.

· Anche gli ancoraggi nel muro troppo fragili rendono inutili le serrature di sicurezza.

· Le porte si possono facilmente scardinare dalle cerniere non protette.

· Porte d’ingresso a vetri sia di casa che d’appartamento sono dei punti particolarmente deboli.

Porte di garage / porte laterali

· Queste entrate devono essere assicurate in modo analogo, alle porte d’ingresso.

Finestre e intercapedini di scantinati

· Le finestre delle cantine senza ulteriori serrature o inferriate sono accessi prediletti dai ladri.

· Le griglie non assicurate sopra le intercapedini degli scantinati sono facilmente sollevabili.

Finestre

· Le finestre, facilmente accessibili attraverso il giardino, il balcone, la terrazza o il tetto, richiedono una sicurezza particolare.

· Le finestre standard non sono efficaci come ostacolo contro lo scasso!

· Spesso i ladri scardinano semplicemente le finestre!

· Le usuali vetrate isolanti non proteggono dallo scasso!

· Le tapparelle non proteggono dallo scasso!

· Gli ancoraggi murali deboli rendono inefficaci le inferriate.

 

Protezione contro lo scasso

Porte

In caso di costruzioni nuove sono consigliabili, come porte d’ingresso, delle porte collaudate, che ostacolano lo scasso. È una spesa che vale la pena di sostenere!

Anche per una modifica di porte già esistenti si consigliano soltanto elementi collaudati.

Generalmente i prodotti a basso costo non soddisfano le esigenze! Elementi consigliabili per una modifica completa sono: serrature a maschio con cilindretto sagomato e copertura di sicurezza, stipiti robusti, mascherine ben ancorate e fascette di sicurezza nella zona delle cerniere. Le serrature a catenaccio trasversale sono un’ottima soluzione. Queste ultime devono essere collocate al di sotto della serratura principale e – molto importante! – ancorate saldamente al muro. In ogni caso le porte dovrebbero essere munite di spioncino a grand’angolo e di una catenella di sicurezza, oppure di una staffa di blocco.

Porte d’accesso laterali

Porte di cantina accessibili dall’interno della casa, devono essere ovviamente assicu-rate come la porta d’ingresso principale. Queste porte devono essere attrezzate di catenacci, catenacci trasversali o, semplicemente, di robuste barre trasversali.

Importante:

Tutti gli elementi che vengono usati per la modifica di una porta devono essere opportunamente adattati tra loro per essere efficaci. Anche il montaggio dei dispositivi di sicurezza, applicati successivamente, deve avvenire a regola d’arte.

Dopo l’applicazione dei dispositivi di sicurezza, per non sentirsi in una botte di ferro a volte davvero ingannevole, vanno osservati i punti deboli elencati nel capitolo precedente.

Attenzione: anche la migliore porta di sicurezza non serve se, uscendo di casa, viene chiusa soltanto a scatto …

Finestre

Costruzione nuova: anche per le finestre vale quanto segue: quelle esposte ad un certo pericolo, come, ad esempio, al pian terreno, sui balconi e sul tetto, dovrebbero essere d’impedimento allo scasso e collaudate. Lo stesso dicasi per le porte sul balcone. Nella modifica di finestre è importante che gli elementi usati per tale modifica siano opportunamente adattati l’uno all’altro.

Anche il montaggio degli elementi di sicurezza deve avvenire a regola d’arte.

Per la modifica di finestre e porte del balcone si consigliano i seguenti elementi: maniglie con serratura e relativa copertura che rende difficile lo scasso, fascia di sicurezza nella zona delle cerniere e, in ogni caso, serrature sulle aste. Le inferriate alle finestre hanno senso soltanto se sono saldamente ancorate nel muro in modo da non poter essere smontate. Le tapparelle dovrebbero essere munite di ulteriori elementi di sicurezza per non poter essere sollevate. Anche le veneziane vanno assicurate dall’interno, eventualmente mediante barre trasversali.

Inoltre:

Negli ultimi tempi stanno aumentando i ladri che si introducono nelle case arrampi-candosi sulle condutture del gas, sulle impalcature o sulle grondaie. Attenzione quindi: anche se vivete ai piani alti tenete bene in conto i consigli sulla sicurezza di finestre, portefinestre dei balconi e abbaini! E non lasciate niente a portata di mano: potrebbe servire come mezzo ausiliario per entrare (scale, cavalletti ecc…).

Intercapedini di scantinati

Le griglie sopra le intercapedini di scantinati vanno assicurate contro la possibilità di essere sollevate. Il modo migliore è di installare dei robusti elementi di sicurezza sui quattro angoli. Questi elementi, peró, devono essere ben ancorati in profondità.

Impianti d’allarme

Gli impianti d’allarme non evitano il furto, lo segnalano soltanto! Nella migliore delle ipotesi quando scatta l’allarme i ladri si danno alla fuga. Gli impianti d’allarme sono delle apparecchiature altamente sensibili e perció anche soggette a funzionamenti errati; ne conseguono dei falsi allarmi. In caso di frequenti falsi allarmi è la credibilità degli stessi ad essere messa in dubbio, ne consegue che, in caso di vera emergenza, nessuno presterà aiuto.

Nel caso di stabili particolarmente esposti al pericolo, la polizia consiglia l’allacciamento ad un allarme a distanza. L’allarme segnalato al comando di polizia più vicino farà attivare una pattuglia.

E se nonostante tutto ciò accadesse …

Colui che si trova a tu per tu con un ladro non cerchi di fare l’eroe! Se al ritorno a casa si trova la porta d’ingresso aperta, evitare d’entrare e chiamare subito la polizia. Se durante la giornata o la notte si sentono dei rumori sospetti, chiamare la polizia e restare al telefono finché non arriva l’aiuto.

Dopo un eventuale furto far bloccare immediatamente i libretti di risparmio e le carte di credito! Avvertire la propria assicurazione entro tre giorni dal furto. Dopo un furto, cambiare tutti i cilindretti delle serrature della porta d’ingresso.

Tanto siamo assicurati …

Generalmente: chi tiene in casa degli oggetti di valore, li dovrebbe coprire con un’ assicurazione. L’assicurazione, naturalmente, copre soltanto la cifra stabilita nella polizza. Un’assicurazione insufficente porta a brutte sorprese. La maggior parte delle assicurazioni su oggetti di valore comprende anche coperture parziali per danni subiti alle porte, alle finestre ed ai mobili. Bisogna informarsi presso la propria assicura-zione se la polizza in questione prevede questo tipo di prestazione. Premessa per una segnalazione del danno subì to è la denuncia alla polizia. Compilate in ogni caso una lista dei vostri oggetti di valore, fate foto a colori e custodite il tutto in un luogo sicuro (nel caso, anche nella cassetta di sicurezza di una banca).

Tuttavia: è bene non aspettarsi troppo dall’assicurazione: i valori affettivi non possono essere risarciti nemmeno dalla migliore delle assicurazioni.

in caso d’emergenza:

Polizia 113

Carabinieri 112

Chiamata d’emergenza in genere 118

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